Quanto zucchero c’è davvero in una marmellata “100% frutta” e come leggere le etichette

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Le etichette alimentari dovrebbero informare in modo chiaro e trasparente, ma quando si parla di grande distribuzione, a volte, accade il contrario: le indicazioni appaiono poco comprensibili, quel resta sono gli slogan promozionali, con diciture assai discutibili.

Caso a noi congeniale è quello di marmellate e confetture, dove quell’ormai celebre ed immancabile “100% frutta” troneggia a più non posso, promessa ingannevole di un prodotto che di frutta, molto spesso, ne vede davvero poca. La realtà nasconde buona creatività normativa, sia interpretativa che narrativa, un aspetto che può disorientare il consumatore più attento, quello che vuole sapere cosa stia realmente comprando, al 100%.

La normativa di riferimento

Il Decreto Legislativo 20 febbraio 2004 n° 50, in attuazione della Direttiva europea 2001/113/CE, stabilisce precise definizioni per marmellate, confetture e composte. La marmellata è specificamente una conserva di agrumi, mentre le confetture riguardano tutti gli altri frutti. Il contenuto minimo di frutta non deve essere inferiore al 20% nelle marmellate, non inferiore al 35% nelle confetture ed almeno pari al 45% nelle confetture extra.

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I valori appena elencati rappresentano le quantità minime obbligatorie per legge, ben lontane dal suggestivo “100%” che campeggia sulla quasi totalità delle confezioni. La normativa prevede inoltre che “frutta utilizzata: x grammi (g) per 100 grammi (g)” sia l’indicazione obbligatoria da riportare in etichetta.

Aggiornamento 2026: dal 14 giugno 2026, con il recepimento della Direttiva UE 2024/1438, sono aumentati i quantitativi minimi di frutta previsti per alcune conserve. Per la confettura il minimo generale passa dal 35% al 45%, mentre per la confettura extra passa dal 45% al 50%. Per la marmellata di agrumi resta invece il minimo del 20%.

Le strategie del marketing alimentare

Le aziende utilizzano diverse strategie per enfatizzare il contenuto di frutta nei loro prodotti. Alcune indicazioni ricorrenti includono:

“100% da frutta”: questa dicitura non significa che il prodotto contenga esclusivamente frutta, ma che tutti gli ingredienti derivano dalla frutta. Il succo di mela concentrato viene utilizzato per addolcire il prodotto ed è un sostituto dello zucchero convenzionale. Un prodotto può contenere il 55% di mirtilli e il 45% di succo di mela concentrato e riportare comunque “100% da frutta”.

“Senza zuccheri aggiunti”: questa indicazione può essere utilizzata soltanto quando non sono stati aggiunti zuccheri né altri alimenti impiegati per le loro proprietà dolcificanti. Di conseguenza, anche un succo concentrato utilizzato principalmente per dolcificare può rendere non utilizzabile questo claim. Restano naturalmente presenti gli zuccheri propri della frutta.

“Solo zuccheri della frutta”: espressione che può indurre a pensare che il prodotto sia più salutare, quando in realtà anche in quelle chiamate così viene aggiunto zucchero. Zucchero derivante dalla frutta invece che dalla canna o dalla barbabietola ma sempre zucchero è.

Cosa controllare davvero sull’etichetta

Per confrontare due confetture non basta fermarsi alla scritta più evidente sulla parte anteriore della confezione. Conviene controllare almeno quattro elementi: la denominazione legale del prodotto, la lista degli ingredienti, l’indicazione “frutta utilizzata: X g per 100 g” e la quantità di zuccheri per 100 g riportata nella tabella nutrizionale.

È proprio dal confronto tra questi dati e slogan come “100% frutta”, “solo zuccheri della frutta” o “senza zuccheri aggiunti” che si può capire meglio la reale composizione del prodotto.

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Un prodotto che dichiara “100% frutta” può contenere fino al 45% di zuccheri totali, derivanti sia dalla frutta fresca che da succhi concentrati utilizzati come dolcificanti. La differenza nutrizionale rispetto a una confettura tradizionale con zucchero aggiunto risulta minima dal punto di vista calorico e glicemico.

Le proposte per una maggiore trasparenza

La situazione attuale evidenzia la necessità di interventi normativi più stringenti. Alcune proposte potrebbero prevedere quanto segue:

  • Vietare l’uso di percentuali superiori al 100% nelle comunicazioni commerciali
  • Obbligare a indicare separatamente il contenuto di frutta fresca e di succhi concentrati
  • Standardizzare le modalità di calcolo delle percentuali per facilitare il confronto tra prodotti
  • Limitare l’uso di claim come “naturale” o “100%” a prodotti che rispettino criteri specifici

Le diciture “100% frutta” rappresentano più una strategia di marketing che una reale indicazione sulla composizione del prodotto. Tra interpretazioni creative della normativa e vuoti legislativi, il consumatore si trova a dover decifrare messaggi ambigui che poco hanno a che fare con la trasparenza informativa.

La consapevolezza passa attraverso la comprensione che nessun prodotto trasformato può mantenere le proprietà nutrizionali della frutta fresca, pensiero certamente banale quanto vero al 100%. Ricordate che può trattarsi di zucchero da barbabietola, oppure di succo di mela concentrato, e che comunque l’apporto calorico e l’impatto glicemico rimarranno sostanzialmente invariati. Solo una lettura attenta delle etichette, unita a una normativa più chiara e restrittiva, può garantire scelte alimentari realmente informate.

Autore articolo: Marco Crisciotti