Scontrino da 1.000 euro a Ponza, cosa dice la legge sui prezzi al ristorante

finanza

Ogni estate torna puntuale la polemica sugli scontrini pazzi, veri o presunti. L’ultimo caso riguarda un ristorante di Ponza che per un pranzo ha presentato un conto da poco meno di mille euro: 923 euro, per la precisione.

Il pranzo in questione, gustato presso il ristorante โ€œIl Rifugio dei navigantiโ€, nella zona di Santโ€™Antonio a Ponza, รจ stato composto da un antipasto, quattro primi, acqua e vino al prezzo di 225 euro a testa, per quattro persone. Il risultato: un conto pari a mezzo stipendio.

Il conto da 923 euro a Ponza

A fare la differenza sono stati gli scialatielli allโ€™aragosta, costati 759 euro, e due bottiglie di biancolella della locale Cantine Migliaccio, pagate 120 euro.

La storia รจ stata raccontata da Repubblica e ripresa da numerose testate. E come ogni storia estiva, รจ stata condita da un piccolo giallo: “Erano turisti, hanno chiesto lโ€™intervento della Guardia di Finanza”, si dice a Ponza. Ma al comando delle Fiamme gialle di Latina non รจ risultata alcuna denuncia, e neppure al Comune – come ha confermato il sindaco – รจ arrivata alcuna segnalazione. Rimangono le polemiche e la baraonda mediatica, finchรฉ il caso di Ponza non diverrร  obsoleto e superato da un nuovo scontrino pazzo.

Il gestore del โ€œRifugio dei navigantiโ€, intervistato dal quotidiano, si difende tirando in ballo il prezzo dell’aragosta (“230 euro al chilo… tutto il mondo sa che costa”) e informando che nella sua struttura ci sono anche piatti da 15-20 euro. In pratica, la responsabilitร  di quanto accaduto รจ degli avventori: “Tante volte ci sono difficoltร  perchรฉ dei clienti vengono, fanno i signori e poi si lamentano del prezzo. Sono cose che mi rammaricano”.

Gli obblighi dei ristoratori relativamente al menu

Dopo la nuova puntata della serie “scontrini pazzi“, ci si domanda se su quanto avvenuto possano esserci dei profili di illegalitร  nel comportamento del ristoratore. La risposta รจ no: l’unico obbligo del proprietario di un ristorante o di un bar รจ quello di esporre chiaramente i prezzi sul menu. Nel momento in cui viene specificato sul menu il prezzo di bevande, cibo e servizi vari, si stipula una sorta di “contratto verbale” con il cliente che accetta le condizioni. Con la liberalizzazione, infatti, non esiste piรน alcun calmiere dei prezzi imposto dalla legge per bar e ristoranti. In questa situazione l’unica forma di calmiere รจ il mercato, che agisce sulla concorrenza fra esercenti.

La materia รจ regolata da una serie di norme.ย La libertร  dell’esercente nel fissare i prezzi viene garantita dalla Legge 287/1990 (Tutela della concorrenza e del mercato) e dalla Direttiva Ue 2011/83/Ue (sui diritti dei consumatori). La stessa direttiva comunitaria, perรฒ sancisce che le informazioni precontrattuali devono essere messe a disposizione del consumatore in maniera adeguata, con un linguaggio semplice e comprensibile.

Il D. Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo) al suo Capo III Sezione I impone a tutti gli esercenti, e quindi anche a baristi e ristoratori, di indicare chiaramente i prezzi degli alimenti offerti al pubblico.

Il D. Lgs 59/2010 (in attuazione della Direttiva 2006/123/Ce) all’articolo 31 stabilisce chiaramente che “I prestatori forniscono al destinatario in modo chiaro e senza ambiguitร , in tempo utile prima della stipula del contratto o in ogni caso prima della prestazione del servizio” le informazioni relative al “prezzo del servizio, laddove esso รจ predefinito dal prestatore per un determinato tipo di servizio”.

Il menu per le signore

Alcuni ristoranti propongono ancora il cosiddetto “menu delle signore”, ovvero una versione del menu priva dellโ€™indicazione dei prezzi. Lโ€™idea sottostante รจ che sia sempre lโ€™uomo a dover pagare il conto. Cโ€™รจ chi lo considera un gesto di galanteria, e chi invece lo interpreta come una forma di sessismo. Alla luce di quanto discusso finora, dal punto di vista strettamente giuridico si verrebbe a creare una zona grigia qualora, al termine del pasto, si chiedesse alla “signora” di pagare per ciรฒ che ha consumato, senza che prima fosse stata messa nelle condizioni di conoscere i prezzi delle portate.

Autore articolo: Mauro Di Gregorio