Il misterioso caso di un gregge di capre sopravvissuto (e prosperato) per oltre 200 anni su un’isola priva di acqua dolce

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Una straordinaria anomalia evolutiva sta scuotendo la comunità scientifica internazionale al largo delle coste del Brasile. Un branco di capre è riuscito a sopravvivere e a prosperare per oltre due secoli sull’isola vulcanica di Santa Bárbara, la più grande dell’arcipelago di Abrolhos, situata a circa 70 chilometri dalla costa di Bahia. La particolarità biologica risiede nel fatto che questo lembo di terra, secco e costantemente battuto dal vento, è totalmente privo di sorgenti di acqua dolce.

Lasciati originariamente dai colonizzatori europei come riserva di cibo d’emergenza durante le prime spedizioni marittime, gli animali hanno sfidato le leggi della natura. In decenni di monitoraggio scientifico, nessun ricercatore ha mai visto un esemplare bere, sollevando interrogativi su un possibile adattamento all’acqua marina o sul consumo sistematico della beldroega, una pianta locale ricca di liquidi.

Capre brasiliane

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Il piano di evacuazione per salvare l’ecosistema

Nonostante l’eccezionale salute del branco, caratterizzato da frequenti parti gemellari, la loro presenza è diventata insostenibile per la biodiversità locale. L’Istituto Chico Mendes per la Conservazione della Biodiversità (ICMBio), guidato dal direttore del parco Erismar Rocha, ha completato il trasferimento definitivo degli ultimi 27 esemplari presenti.

L’operazione di sgombero ecologico, pianificata nel 2023, ha visto la collaborazione della Marina militare brasiliana e dell’Agenzia per la Difesa Agricola di Bahia (Adab). Il comandante Douglas Luiz da Silva Pereira ha coordinato le operazioni logistiche, giustificando la rimozione con la necessità di proteggere sette specie rare di uccelli marini nidificanti, le cui uova e nidi venivano calpestati dal bestiame.

Un tesoro genetico contro la siccità globale

Il trasferimento non ha però sancito l’abbattimento degli animali, considerati dagli esperti un vero e proprio tesoro genetico. Ventuno esemplari sono stati presi in custodia dall’Università Statale del Sud-Ovest di Bahia (Uesb) e dall’azienda di ricerca Embrapa, dove sono stati posti in quarantena sotto la supervisione del professor Ronaldo Vasconcelos.

Gli scienziati intendono mappare l’architettura cromosomica di questa specie per isolare i geni responsabili dell’estrema tolleranza alla disidratazione. L’obiettivo finale è quello di creare banche del seme e distribuire questi tratti ereditari unici ai piccoli allevatori della Caatinga, la regione semi-arida brasiliana, fornendo un’arma biologica decisiva per garantire la sussistenza alimentare di fronte al progressivo inaridimento causato dai cambiamenti climatici.

Fonte: Chico Mendes Institute for Biodiversity Conservation / Agenzia di Stampa Marittima

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Autore articolo: Rebecca Manzi