Migliaia di persone si sono sfidate lanciandosi addosso (con secchi e pistole) oltre 30mila litri di vino rosso

Ogni anno, puntuale come il solstizio d’estate, il piccolo comune spagnolo di Haro si trasforma nel teatro di una delle manifestazioni più spettacolari e goliardiche del pianeta. L’edizione del 2026 della celebre Batalla del Vino ha visto radunarsi oltre 6.000 persone provenienti da ogni angolo del mondo per dare vita a una colossale guerra pacifica a colpi di uva pigiata. Il palcoscenico dell’evento sono stati i suggestivi Riscos de Bilibio, delle scogliere rocciose situate a pochi chilometri dal centro cittadino, che per un giorno hanno abbandonato i loro colori naturali per tingersi interamente di una vivida tonalità viola.
Nelle prime ore della giornata, una marea umana rigorosamente vestita con maglietta e pantaloni bianchi ha risalito le alture per dare inizio al rito, consumando in modo decisamente poco ortodosso più di 30.000 litri di vino rosso. Tra musica, canti e risate, la folla si è bersagliata senza sosta utilizzando ogni mezzo disponibile, dai secchi tradizionali fino alle moderne pistole ad acqua e flaconi spray. Sebbene l’evento attiri una massa enorme di visitatori ed sia riconosciuto come una Festa di interesse turistico nazionale, l’enorme volume di liquido utilizzato non manca di sollevare ciclicamente critiche e perplessità da parte di chi vede in questa antica usanza un eccessivo e anacronistico spreco di risorse alimentari.
Dalla disputa territoriale del Duecento ai primi battesimi di fine Ottocento
Le radici di questa incredibile manifestazione affondano in un passato remoto e si collegano alla figura di San Felices de Bilibio, un santo vissuto nel VI secolo le cui spoglie vennero sepolte proprio all’interno di una grotta situata sulle scogliere. Inizialmente i fedeli locali organizzavano pellegrinaggi disorganizzati in quest’area impervia ma, intorno al Quattrocento, il Consiglio di Haro decise di strutturare ufficialmente le processioni in onore del patrono durante le ricorrenze di San Juan e San Pedro, il 29 giugno. Nel XIII secolo, inoltre, la zona fu al centro di una dura disputa territoriale con Miranda de Ebro, e la marcia annuale serviva proprio a rivendicare la sovranità della cittadina di Haro su quei confini rocciosi.
Con la costruzione del primo eremo nel Settecento, il culto e le successive colazioni a base di prodotti locali si radicarono ulteriormente, ma la vera svolta pagana avvenne poco prima del Novecento. È in quel periodo che nacquero i primi battesimi di vino, un’evoluzione documentata persino dalle cronache giornalistiche del 1898, che descrivevano ironicamente lo svuotamento delle cantine a favore degli abiti dei partecipanti. Da quel momento il rosso della regione della Rioja divenne la munizione ufficiale della festa, unendo per sempre il sentimento religioso alla goliardia popolare.
Il rituale della battaglia mattutina e il ritorno trionfale in Plaza de la Paz
Il funzionamento della festa segue un cerimoniale rigido che si ripete immutato al sorgere del sole, quando il popolo dei jarreros e i turisti marciano compatti verso l’eremo. Dopo la celebrazione della tradizionale messa mattutina, la tensione accumulata si scioglie e si scatena la vera e propria lotta ravvicinata tra la folla. Le regole d’ingaggio sono inesistenti e, come raccontano gli stessi partecipanti, l’unica soluzione per sopravvivere alla morsa viola è quella di accettare il bagno collettivo e godersi il momento fino in fondo.
La colossale inzuppata prosegue senza sosta fino a mezzogiorno, ora in cui le munizioni terminano e la camicia bianca iniziale ha ormai lasciato il posto a una divisa completamente intrisa di mosto. Al termine della contesa sui Riscos de Bilibio, la folla si riversa nuovamente verso il centro storico cittadino radunandosi nella piazza principale, la Plaza de la Paz. Qui la giornata prosegue fino a sera tra balli, canzoni tradizionali e la degustazione della ricca offerta enogastronomica locale, chiudendo un cerchio millenario fatto di devozione, orgoglio identitario e pura follia estiva.
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