In questa zona della Terra la temperatura sta diminuendo: è il “cold blob” e preoccupa gli scienziati

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Riscaldamento globale? Sì, ma c’è una zona della Terra dove la temperatura non solo non sta aumentando, sta scendendo: è il “cold blob” (letteralmente “macchia fredda”), una parte dell’Oceano Atlantico, appena a sud di Groenlandia e Islanda, che si sta raffreddando, anno dopo anno.

Ma, purtroppo, è tutt’altro che una buona notizia: potrebbe essere frutto dell’indebolimento delle correnti oceaniche, come emerge da una ricerca guidata dal Potsdam Institute for Climate Impact Research (Germania), e potrebbe essere vicina a un punto critico.

Questa zona della Terra era già nota da tempo e diverse ipotesi erano già state formulate nel tentativo di spiegare l’insolito fenomeno in un trend globale di aumento delle temperature. Precedenti ricerche attribuivano in realtà la causa a una maggiore dispersione di calore dalla superficie del mare, ma l’ipotesi di un indebolimento delle correnti oceaniche era già stata avanzata in passato.

macchia fredda indebolimento correnti oceaniche

©Geophysical Research Letters

La nuova ricerca ha deciso però di supportare la modellizzazione con dati osservativi per tentare di risolvere il dibattito, in particolare dati di rianalisi basati su osservazioni per il contenuto di calore oceanico e i flussi superficiali, incluse misurazioni satellitari e di temperatura, combinandoli poi con modelli climatici assodati.

Lo studio è stato condotto con dati per la rianalisi di qualità che risalgono al 1955 e dati satellitari al 1993, cosa che ha permesso al team di determinare i cambiamenti nell’arco di molti decenni, e si è concluso includendo anche un’analisi del bilancio termico, che ha quantificato l’equilibrio tra il calore in entrata e in uscita nella “cold blob”.

I loro risultati hanno evidenziato che il raffreddamento nella “macchia fredda” è un fenomeno oceanico profondo, guidato da cambiamenti nel trasporto di calore oceanico, e non solo da variazioni della temperatura superficiale: i dati hanno infatti dimostrato che la perdita di calore superficiale in realtà è diminuita nell’area della macchia fredda, contraddicendo l’ipotesi sulla maggiore dispersione di calore dalla superficie del mare.

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©Geophysical Research Letters

Il “fulcro”, secondo gli scienziati, risiede nell’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), un sistema di correnti oceaniche che sposta l’acqua superficiale calda dai tropici verso nord e l’acqua fredda e densa verso sud.

L’AMOC svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre e nella ridistribuzione del calore. E se questa si indebolisce ne consegue l’arrivo di un quantitativo di acqua calda inferiore nella zona chiamata “cold blob”, che è proprio il punto in cui la corrente rilascia il suo calore e lo trasferisce all’atmosfera. L’ipotesi è rafforzata anche da studi precedenti che evidenziano come la corrente abbia subito un rallentamento a partire dall’epoca preindustriale.

Se tutto questo fosse ulteriormente confermato si rafforzerebbero ancora di più le preoccupazioni sul clima sul nostro Pianeta, già notoriamente minacciato dalle attività umane.

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©Geophysical Research Letters

Un ulteriore indebolimento della circolazione termoalina atlantica (AMOC) potrebbe avere importanti ripercussioni sul clima futuro per millenni – scrivono gli autori dello studio – dato che è noto che l’AMOC ha un punto di svolta oltre il quale è probabile che si arresti

Con conseguenze che fa paura anche solo immaginare.

Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.

Fonti: Phys.org / Geophysical Research Letters

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Autore articolo: Roberta De Carolis