Affitti brevi a Milano, in quali quartieri convengono rispetto a quelli tradizionali

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I prezzi degli affitti a Milano sono tra i più alti d’Italia in media. Una parte della colpa di questo fenomeno viene spesso data agli affitti brevi turistici, che spesso vengono gestiti attraverso siti come Airbnb e Booking. Non è sempre chiaro però se convenga, a un privato, affittare la propria abitazione a un inquilino con i contratti classici, o entrare nel mercato turistico.

La situazione, inoltre, cambia molto tra le diverse zone della città. Milano è sede di moltissimi eventi durante tutto l’anno, che attraggono clientele diverse, oltre ai normali turisti che visitano la città. Un appartamento in pieno centro, nelle vie della moda o in posizioni comode per raggiungere le sedi degli eventi renderà molto di più di uno in periferia.

Quanto si ricava dagli affitti, brevi e non, in media a Milano

Secondo i dati di Idealista, l’affitto di un bilocale, il tipo di casa più diffuso a Milano, può costare tra gli 850 e i 1.200 euro al mese. Tenendo un dato medio attorno ai 1.000 euro, si può approssimare una rendita di 12.000 euro all’anno lordi. È una stima molto approssimativa, ma utile a fissare una soglia con cui paragonare gli affitti brevi.

Il mercato degli affitti turistici a Milano, secondo i dati del sito Inside Airbnb, è molto attivo:

  • prezzo medio per notte: 195 euro;
  • notti prenotate all’anno: 76;
  • reddito medio annuo: 12.153 euro.

Si tratta di dati simili, ma leggermente più bassi, a quelli di Roma.

Conviene affittare a inquilini o a turisti a Milano?

In media, come si può notare dai dati, la rendita di un appartamento a Milano è molto simile tra gli affitti turistici e quelli tradizionali. Se si deve scegliere quale delle due opzioni intraprendere, bisogna considerare i dettagli. Prima di tutto, gli affitti tradizionali hanno meno tasse in media, il 21% di cedolare secca contro il 26% degli affitti brevi.

Gli affitti brevi turistici includono poi costi di gestione, oltre a quelli di manutenzione. Che si affidino le pulizie e i cambi della biancheria di casa a un’impresa o che lo si faccia di persona, si tratta di lavoro o denaro che non è richiesto da un affitto tradizionale.

D’altra parte, affittare a inquilini prevede contratti specifici, con durate minime anche di diversi anni, a meno che non si riesca a firmare un contratto transitorio, che però necessita di validi motivi da parte dell’inquilino.

Come cambia la situazione nei singoli quartieri

Raccogliendo i quartieri di Milano in una decina di zone grosso modo omogenee, si può notare come la rendita degli affitti brevi cambi drasticamente:

  • Centro Storico (Duomo, Brera, Magenta e dintorni): 17.817 euro all’anno;
  • Porta Venezia, Centrale, Loreto, 14.263 euro all’anno;
  • Navigli, Ticinese, Tortona, 13.345 euro all’anno;
  • Garibaldi, Isola, Sarpi, 12.401 euro all’anno;
  • San Siro, Fiera, Washington, 11.854 euro all’anno;
  • Porta Romana, XXII Marzo, 10.476 euro all’anno;
  • Città Studi – Lambrate – Est, 9.853 euro all’anno;
  • periferia nord (Bovisa – Bicocca), 8.375 euro all’anno;
  • periferia ovest (Bande Nere – Certosa), 7.437 euro all’anno;
  • periferia sud (Corvetto – Ripamonti), 7.156 euro all’anno.

È evidente che solo quattro zone sono sopra la media, ma qui si concentrano la maggioranza delle case dedicate agli affitti brevi. I dati vengono quindi in parte falsati dalla prominenza di queste zone. Anche nel centro storico, però, il guadagno non è di molto superiore a quello garantito dall’affitto tradizionale di un appartamento nella stessa zona.

Autore articolo: matrun