La scuola vuole assumere 44mila docenti in tre fasi (ma sono previsti solo pochi giorni per accettare la cattedra)

La macchina burocratica dell’istruzione pubblica stringe i tempi per garantire la stabilità delle cattedre prima dell’inizio delle lezioni. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) ha formalizzato la richiesta di autorizzazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze per avviare l’immissione in ruolo di 44.642 docenti sui posti rimasti vacanti dopo le procedure di mobilità territoriale.
Il provvedimento, che attende il via libera definitivo del Consiglio dei ministri, punta a strutturare l’organico per l’anno scolastico 2026-2027 immettendo nel sistema i vincitori del concorso Pnrr 3 bandito nel 2025 e attingendo ai nuovi elenchi regionali degli idonei. L’intera procedura si sposterà sulle piattaforme telematiche con scadenze perentorie. Gli aspiranti insegnanti dovranno manifestare la propria accettazione della nomina online entro 5 giorni dall’assegnazione della sede, pena la decadenza immediata e la considerazione dell’inerzia come rinuncia formale al posto occupato in graduatoria.
Le tre finestre temporali per l’assegnazione dei ruoli
Il cronoprogramma ministeriale è stato suddiviso in tre blocchi operativi distinti per garantire una progressione ordinata dei flussi di scorrimento. La prima fase si concluderà entro il 30 luglio e gestirà lo scorrimento delle graduatorie ordinarie e l’assegnazione delle sedi ai docenti con contratto a tempo indeterminato, includendo i vincitori di concorso privi di abilitazione che inizieranno il percorso di stabilizzazione.
La seconda fase, dal 31 luglio al 13 agosto, si focalizzerà interamente sulle cattedre di sostegno, attingendo dagli iscritti nella prima fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps). La terza fase chiuderà i giochi entro il 21 agosto tramite la “mini call veloce” interprovinciale, programmata tra il 14 e il 18 agosto, utile a ricollocare i docenti specializzati sul sostegno nelle province rimaste con posti scoperti.
Il nodo strutturale del precariato e il monito della Corte dei Conti
Sebbene nell’ultimo anno la copertura delle cattedre comuni avesse raggiunto il 97,3%, l’abuso dei contratti a termine resta l’anello debole del sistema scolastico nazionale. I sindacati di categoria stimano la presenza di circa 250mila supplenti complessivi, mentre i dati ministeriali riducono la forbice tra le 100mila e le 150mila unità, legando la maggior parte delle supplenze alle deroghe sul sostegno.
Sulla questione si è espressa duramente la Corte dei Conti nel giudizio di parificazione sul rendiconto dello Stato, evidenziando come la reiterazione delle supplenze annuali dimostri una strutturale dipendenza dal lavoro a tempo determinato per coprire le piante organiche ordinarie, generando ripercussioni negative sulla continuità didattica degli studenti e sulla stabilità professionale dei docenti.
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