San Firmino, la prima (folle) corsa dei tori di Pamplona si chiude con 5 feriti: basta con questa barbarie!

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Il copione estivo della Navarra si ripete immutato e puntuale a Pamplona, dove l’apertura ufficiale della festa di San Firmino ha dato il via al primo dei nove encierro – le folli corse dei tori – previsti dal calendario cittadino. Sotto un sole implacabile, mitigato a stento dai tradizionali abiti bianchi e dai fazzoletti rossi al collo dei partecipanti, centinaia di corridori si sono riversati lungo gli 850 metri di vicoli acciottolati del centro storico.

Il primo bilancio è già pesante

Il bilancio della prima giornata parla chiaro: cinque persone sono rimaste ferite nella calca a ridosso degli animali. Secondo i dati ufficiali diffusi da Fernando Dominguez, assessore alla Sanità della regione, tre dei contusi hanno necessitato di un immediato ricovero in ospedale a causa di traumi cranici e profonde lesioni agli arti. I sei bovini da combattimento, provenienti dal noto allevamento Fuente Ymbro, hanno sfrecciato in modo compatto e rapido tra la folla, risparmiando miracolosamente i presenti da ferite da incornata, ma sollevando la solita ondata di panico e rovinose cadute collettive.

Per arginare i rischi di una manifestazione intrinsecamente pericolosa, il Comune ha dovuto schierare una vera e propria macchina da guerra medica: 17 posti di soccorso e 16 ambulanze dislocate lungo il percorso, pronte a intervenire sui circa 12.500 turisti giunti sul posto. Un dispiegamento di forze pubbliche enorme, reso ancora più critico dall’insorgere di un’allerta meteo di livello arancione per il caldo, che ha spinto le autorità locali a lanciare appelli per evitare l’esposizione solare e l’abuso di sostanze alcoliche.

Una barbarie anacronistica spacciata per identità culturale

Dietro i numeri dei flussi turistici e l’adrenalina dei video virali si nasconde però una realtà speculativa che la sensibilità contemporanea non può più tollerare: l’encierro è una tradizione desueta e profondamente violenta, un relitto medievale che arreca inutili sofferenze sia agli esseri umani che agli animali.

Costringere dei bovini a correre nel terrore, scivolando sull’asfalto cittadino tra le urla di una folla esagitata, rappresenta una forma di crudeltà gratuita e ingiustificabile camuffata da folklore. La dignità degli animali viene calpestata per il brivido momentaneo di una massa di incoscienti, disposti a rischiare la vita propria e quella altrui in nome di un anacronistico rito di coraggio.

È inaccettabile che nel 2026 un’amministrazione pubblica debba mobilitare decine di presidi sanitari e mezzi di soccorso per gestire le conseguenze dirette di un gioco ad alto rischio. La retorica della festa non può più fare da paravento a una manifestazione che mina la sicurezza collettiva e promuove un modello di intrattenimento basato sul pericolo e sul maltrattamento. Questo spettacolo brutale, che annualmente riempie le corsie degli ospedali spagnoli, deve essere fermato definitivamente per fare spazio a forme di turismo etiche, civili e rispettose della vita in ogni sua forma.

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Autore articolo: Rebecca Manzi