Ammazza le nutrie con un click! Dopo i 60mila esemplari abbattuti in un anno, in Veneto arriva l’app per velocizzare lo stermino

La gestione della fauna selvatica in Veneto si trasforma in una spietata operazione tecnologica ad alta velocità. Dario Bond, assessore regionale, ha presentato ufficialmente a Mestre un nuovo sistema informatico centralizzato progettato con un unico, freddo obiettivo: eliminare i tempi morti tra la segnalazione e l’uccisione delle nutrie sul territorio.

@Hynek Gazsi/123rf
Come funziona l’app per abbattere le nutrie
Sviluppata all’interno del Sistema Informativo dei Consorzi di Bonifica, questa piattaforma permette ai cacciatori selettivi volontari di richiedere e ottenere i permessi di abbattimento direttamente sul proprio smartphone. Le Polizie Provinciali coordineranno le operazioni da un unico pannello di controllo, con l’intenzione futura di permettere persino ai semplici cittadini di segnalare la presenza degli animali tramite un’applicazione dedicata.
Un investimento imponente
Questa spinta alla digitalizzazione della caccia non è che l’ultimo tassello di un investimento imponente. Sulla base di una convenzione triennale (2025-2027) stanziata dalla giunta regionale, sono stati messi sul piatto 1,5 milioni di euro complessivi (500mila euro l’anno) per finanziare le squadre operative, le strutture logistiche e lo smaltimento delle carcasse degli animali uccisi. Le risorse economiche sono state indirizzate prevalentemente verso le province di Verona, dove si concentra ben il 53% delle uccisioni totali, e Rovigo, responsabile del 33% degli interventi, lasciando a Venezia, Padova, Belluno e Treviso le quote restanti.
I numeri del massacro e la retorica del pericolo idraulico
I dati presentati dalle istituzioni fotografano uno scenario inquietante: nell’ultimo anno sono state sterminate tra le 60mila e le 65mila nutrie. Un numero impressionante che però, secondo i promotori della caccia tecnologica, risulta ancora insufficiente a fronte di una popolazione regionale stimata tra gli 800mila e il milione di esemplari. Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, ha giustificato l’urgenza delle esecuzioni parlando di una situazione critica per l’agricoltura e la viabilità dei mezzi agricoli, accusando i roditori di provocare il cedimento degli argini dei canali e un grave danno ecologico alle aree umide a causa dello scavo di profonde tane sotterranee.
La colpa di questa presenza, tuttavia, ricade interamente sull’essere umano. Questi mammiferi indifesi furono importati dal Sud America nella seconda metà del secolo scorso per alimentare l’industria delle pellicce; una volta passata la moda, sono stati abbandonati a loro stessi, riuscendo semplicemente a sopravvivere e ad adattarsi all’ambiente naturale circostante. Trasformarli oggi nel capro espiatorio di problemi strutturali ben più complessi, legati alla mancata manutenzione del territorio, appare come una scorciatoia tanto cruenta quanto inefficace.
L’orrore delle armi contro animali indifesi: la caccia non risolve il problema
Non è uccidendo migliaia di creature indifese che si risolve una crisi biologica. La storia della fauna dimostra che gli abbattimenti di massa non fanno altro che stimolare un aumento del tasso di riproduzione della specie, rendendo la mattanza un ciclo infinito e fallimentare alimentato con i soldi dei contribuenti. La vera soluzione richiede un cambio di paradigma radicale, basato su metodi ecologici e non violenti.
Risulta intollerabile che nel 2026 l’innovazione tecnologica venga impiegata per velocizzare l’uccisione di esseri viventi invece di sviluppare piani di sterilizzazione e sistemi di contenimento incruenti. È necessario investire quei milioni di euro nella piantumazione di specie vegetali che stabilizzino naturalmente i corsi d’acqua, nell’installazione di reti metalliche interrate antiforatura lungo gli argini sensibili e nel monitoraggio scientifico del territorio. Fermare lo sterminio sistematico delle nutrie è un dovere etico irrinunciabile per una società che voglia definirsi civile e realmente rispettosa degli ecosistemi.
Fonte: Regione Veneto
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