I delfini scelgono il mare di Ostia per riprodursi: oltre 400 esemplari popolano le Secche di Tor Paterno (e le immagini sono emozionanti)

Il mare di Roma nasconde un tesoro biologico che continua a stupire scienziati e visitatori. A poche miglia dalla costa, tra le onde di Ostia e le dune di Capocotta, si consuma quotidianamente lo spettacolo naturale dei tursiopi, i delfini costieri più noti del Mediterraneo. Non si tratta di passaggi sporadici: un censimento recente ha confermato che oltre 400 esemplari popolano stabilmente quest’area marina. I dati raccolti negli ultimi tre anni evidenziano un incremento netto degli avvistamenti, segno tangibile di un habitat in salute.
Un santuario della biodiversità sommerso
Il cuore di questo fenomeno è l’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, un’isola di roccia interamente sommersa e circondata da fondali sabbiosi. Questa riserva è gestita dall’ente regionale RomaNatura, presieduto da Marco Visconti. La biologa Lisa Stanzani ha definito l’area un vero e proprio santuario della biodiversità. La stanzialità dei cetacei in questo tratto del litorale indica che l’ecosistema è integro e ricco di risorse alimentari. I delfini, infatti, agiscono come bioindicatori: la loro massiccia presenza e, soprattutto, la riproduzione in loco testimoniano l’ottima qualità e la conservazione dell’ambiente marino.
Il monitoraggio scientifico e la tutela dei cuccioli
Durante le regolari attività di vigilanza, i guardiaparco hanno recentemente documentato un pod di 15-20 individui, all’interno del quale muovevano i primi passi acquatici diversi cuccioli, alcuni con le pieghe fetali ancora visibili. Per studiare questi animali senza alterare il loro benessere, i ricercatori applicano la tecnica non invasiva della fotoidentificazione, catturando immagini delle pinne dorsali per riconoscere i singoli individui. I protocolli scientifici impongono di navigare restando paralleli alla rotta dei cetacei e a debita distanza. Alle attività istituzionali si affiancano i progetti di citizen science, in cui le segnalazioni dirette dei cittadini offrono elementi preziosi per la ricerca biologica.
Le minacce per la specie e la gestione attiva
Nonostante l’evidente vitalità dell’area, la sopravvivenza dei tursiopi resta legata al contrasto di forti pressioni antropiche. L’inquinamento acustico, le microplastiche e il fenomeno del bycatch (le catture accidentali nelle reti da pesca) rappresentano i pericoli principali per la specie. Per questa ragione, durante le uscite di monitoraggio gli operatori provvedono anche alla rimozione dei rifiuti galleggianti. Secondo la dirigenza di RomaNatura, la continuità delle osservazioni e il finanziamento della sorveglianza sono gli unici strumenti in grado di garantire una convivenza sostenibile tra lo sviluppo delle attività umane e la rigida tutela del patrimonio naturalistico romano.
