A 82 anni fa approvare la legge sugli “happy hour dei nonni”: via libera agli alcolici nelle case di riposo

La libertà individuale non dovrebbe mai essere una questione di dati anagrafici e una determinata cittadina americana lo ha dimostrato ampiamente. Dopo essersi trasferita l’anno scorso all’interno della residenza assistita Amira Choice Champlin, situata nello stato del Minnesota, l’ottantaduenne Anita Le Brun ha dovuto scontrarsi con un’inaspettata limitazione burocratica.
La donna, abituata a godersi un bicchiere di vino bianco in famiglia, ha scoperto che alla struttura era legalmente vietato servire qualsiasi tipo di alcolico agli ospiti poiché priva delle onerose licenze statali. Ritenendo la norma priva di senso, l’anziana ha scelto di non rassegnarsi, trasformandosi nel simbolo di una vera e propria campagna di sensibilizzazione per cambiare la legislazione locale.
Dalle aule del Senato alla storica firma del provvedimento
La mobilitazione politica è stata rapida e incisiva. La donna ha preso la parola per ben due volte davanti all’assemblea legislativa statale, portando le istanze della propria generazione direttamente davanti a una commissione del Senato. Il coraggio dimostrato ha spinto le istituzioni ad agire concretamente: questa settimana, il governatore democratico Tim Walz si è recato personalmente nella struttura in cui risiede la donna per siglare il nuovo testo normativo, già ribattezzato a livello locale come la legge dell’Happy Hour dei nonni.
Il provvedimento elimina i vincoli commerciali legati alla somministrazione: a partire da questo mese di luglio, i centri per anziani potranno offrire bevande alcoliche ai residenti e ai parenti durante gli eventi speciali, con il solo obbligo di notificare l’evento preventivamente alle autorità di controllo.
Il plauso della comunità
Il successo della riforma ha ridefinito i parametri della convivenza e del benessere psicologico all’interno delle strutture di accoglienza del paese. L’intervento del governatore Tim Walz ha posto l’accento sulla necessità di tutelare le abitudini personali, riducendo le lungaggini amministrative a favore di una gestione più umana del tempo libero. La determinazione della donna le ha valso il plauso pubblico della propria comunità e dei gestori della residenza, che hanno celebrato il traguardo con un messaggio di ringraziamento sulla piattaforma social Facebook, consacrando la pensionata come una vera e propria paladina dei diritti della terza età.
