PFAS nella carta forno: inquinanti eterni trovati in 14 prodotti su 16 nel nuovo test del Salvagente

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Quattordici prodotti su sedici. È questo il numero che racconta meglio di ogni altro il test condotto da il Salvagente sulla carta da forno: quattordici marche su sedici acquistate nei supermercati italiani contengono almeno un composto perfluoroalchilico. Solo Carrefour e Domopak restano sotto il limite di quantificazione del laboratorio. Tutte le altre, da Lidl a Esselunga, da Conad a Cuki, compresa la linea che punta sulla naturalità, mostrano tracce di Pfas.

Il dato non stupisce chi studia da anni queste sostanze. Andrea Di Nisio, professore associato di Medicina di laboratorio all’Università Pegaso e collaboratore storico dell’andrologo Carlo Foresta, lo aveva già anticipato in un’intervista rilasciata allo stesso Salvagente nel marzo scorso: gli Pfas conferiscono idrorepellenza e oleorepellenza, le stesse proprietà che si cercano in un foglio destinato al forno. Trovarli lì, insomma, è quasi la logica conseguenza di come funziona la chimica dei materiali.

I tre composti e le norme che già li riguardano

Le analisi hanno isolato tre sostanze. La prima è l’acido perfluorobutanoico (Pfba), un Pfas a catena corta che rientra tra i venti composti sommati nel parametro «somma di Pfas» della direttiva europea sull’acqua potabile, fissato a 0,10 μg/l. Le altre due sono alcoli fluorotelomerici, il 6:2 Ftoh e l’8:2 Ftoh, precursori, rispettivamente, dell’acido perfluoroesanoico (Pfhxa) e del Pfoa.

Il primo è oggi soggetto a restrizioni specifiche nell’Unione europea, incluso per la carta a contatto con alimenti, dopo il Regolamento (UE) 2024/2462 che ha modificato l’allegato XVII del regolamento Reach. Il secondo, il Pfoa, è vietato in Europa dal 2020 attraverso il Regolamento delegato (UE) 2020/784, e nel 2023 lo Iarc lo ha classificato come cancerogeno per l’uomo, Gruppo 1, sulla base di prove sufficienti negli animali e di una solida evidenza meccanicistica nell’uomo.

Nessun superamento, ma i limiti stanno per cambiare

Il quadro va letto insieme al Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (Ppwr), che dal 12 agosto 2026 introdurrà limiti specifici per i Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti: 25 parti per miliardo per ogni singola sostanza, 250 per la somma dei Pfas ricercati, 50 parti per milione per il fluoro organico totale. Nessuna delle sedici carte testate supera queste soglie, il che non significa che il problema sia chiuso: le sostanze appartenenti alla famiglia dei Pfas sono oltre diecimila, secondo la stima alla base della proposta di restrizione universale depositata da cinque Stati membri all’Echa, e nessun laboratorio può cercarle tutte una per una.

Il nodo resta l’esposizione cumulativa

Quello che il test non misura. e lo sottolinea lo stesso Di Nisio, è la migrazione degli Pfas dalla carta agli alimenti durante la cottura, un dato che richiederebbe prove specifiche a caldo. Il ricercatore insiste piuttosto su un altro aspetto: anche quando ogni singolo prodotto rispetta i limiti, la somma delle piccole esposizioni quotidiane (acqua, imballaggi, tessuti, utensili) può comunque risultare significativa. Ed è proprio questo, più del singolo foglio di carta da forno, il punto che i risultati del Salvagente rimettono sul tavolo.

Fonte: Il Salvagente

Autore articolo: Marco Crisciotti