Il mondo non lo sa, ma a Gaza Israele sta costruendo un muro nel silenzio generale: 23 km per tenere in trappola i palestinesi

Il mondo non lo sa, ma mentre i riflettori si spostano altrove, a Gaza la geografia sta cambiando. Lentamente, spaventosamente, centimetro dopo centimetro, attraverso una lunga barriera di terra che attraversa un territorio già devastato dalla guerra.
A raccontarlo sono le immagini dall’alto raccolte dai satelliti di Planet Labs PBC che mostrano una nuova infrastruttura che si estende per circa 23 chilometri all’interno della Striscia di Gaza: un enorme terrapieno accompagnato, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, da una zona di sicurezza dotata di sistemi di sorveglianza e tecnologie militari.
Una barriera fatta di terra, ma dal peso enorme. Perché separa due aree e, soprattutto, perché rischia di ridisegnare il futuro di un territorio già profondamente ferito.
Secondo l’analisi delle immagini satellitari, la costruzione sarebbe iniziata nei mesi scorsi e avrebbe subito un’accelerazione in diverse zone e un tratto vicino a Rafah, tra le rovine della città e l’area di al-Mawasi dove sono stati concentrati molti sfollati palestinesi, sarebbe passato da poche centinaia di metri a oltre due chilometri in appena alcune settimane.
Altri segmenti della barriera attraversano aree vicine a Khan Younis e Gaza City, mentre nel nord della Striscia compaiono ulteriori tratti vicino a Beit Lahia, una delle zone più colpite dai combattimenti.
Le immagini raccontano una trasformazione silenziosa del paesaggio: dove prima c’erano case, strade e campi, oggi compaiono macerie, basi militari e terrapieni.

@Planet Labs PBC
Un muro nel cuore di una terra già frammentata
L’esercito israeliano ha confermato la costruzione della barriera spiegando che il suo obiettivo è proteggere le truppe e le comunità israeliane vicine alla Striscia. Ma va da sé che per molti palestinesi questa nuova infrastruttura alimenta il timore che una separazione nata come temporanea possa trasformarsi in una divisione permanente.
La cosiddetta “Linea gialla”, prevista negli accordi di cessate il fuoco come linea di separazione provvisoria, appare sempre più definita sul terreno proprio attraverso queste opere fisiche. Perché quando una linea viene scavata nella terra, costruita con mezzi pesanti e accompagnata da sistemi di controllo, smette di essere soltanto un segno su una mappa e diventa realtà quotidiana.
Oltre alla barriera, le immagini satellitari mostrano anche l’ampia distruzione di edifici e infrastrutture nelle aree controllate dall’esercito israeliano. Intere zone urbane rase al suolo, mentre la popolazione palestinese è concentrata in aree sempre più ristrette, spesso in condizioni precarie e con un forte bisogno di aiuti umanitari.
Le guerre lasciano ferite nelle persone, ma anche nei luoghi. Cambiano le strade, cancellano paesi, modificano il rapporto tra comunità e territorio. E a volte il segno più evidente di una guerra non è un’esplosione, ma qualcosa che cresce lentamente nel tempo: una barriera, una strada, una nuova linea sulla terra.
E a Gaza, oggi, quel confine corre sulla terra ma attraversa soprattutto le vite di milioni di persone.
Fonte: AP
