Record di consumi elettrici a giugno: cosa sta succedendo alla nostra energia (e perché riguarda tutti noi)

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A giugno l’Italia ha chiesto alla rete 28,034 terawattora di elettricità, il valore più alto registrato in questo mese negli ultimi dieci anni. La domanda elettrica è cresciuta dell’1,8% rispetto a giugno 2025, infilando il decimo aumento mensile consecutivo. Rispetto al giugno di appena due anni fa, l’incremento raggiunge addirittura il 9,4%. Lo mostrano i dati pubblicati da Terna.

Il caldo ha fatto la sua parte. La temperatura media è rimasta sopra quella dell’ultimo decennio, anche se inferiore al giugno eccezionale del 2025. C’era inoltre un giorno lavorativo in più, 21 anziché 20. Tolti dal calcolo gli effetti del calendario e delle temperature, però, l’aumento della domanda sale al 2,9%. I condizionatori hanno lavorato parecchio; attribuire tutto a loro sarebbe concedergli perfino troppo potere.

Il condizionatore non fa tutto da solo

La domanda elettrica cresce anche perché aumentano i consumi delle imprese industriali monitorate dall’indice IMCEI di Terna: +3,1% rispetto a giugno 2025, che diventa +2,7% correggendo il diverso numero di giornate lavorative. Nel primo semestre l’incremento raggiunge il 4,3%. Sono dati sui prelievi di energia delle aziende considerate dall’indice, quindi vanno letti per ciò che misurano; raccontano comunque una crescita che va ben oltre le case trasformate in celle frigorifere.

Tra gennaio e giugno il fabbisogno nazionale ha raggiunto 156,7 TWh, il 2,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il 3,3% sopra il 2024. La crescita mensile ha interessato quasi tutto il Paese: a giugno il fabbisogno è salito dell’1,5% nell’area di Milano, del 2,4% in quella di Venezia, del 3,2% nel raggruppamento di Roma e del 2,8% in Sicilia. L’area di Torino è stata l’unica tra quelle indicate da Terna a segnare un lieve calo, pari allo 0,4%.

Il fotovoltaico corre, l’idroelettrico perde quasi un quarto

Dentro questo giugno affamato di elettricità, le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% della domanda, in calo rispetto al 49,5% raggiunto un anno prima. La loro produzione complessiva è diminuita del 3,4%, sebbene il fotovoltaico abbia fatto esattamente il contrario: 6.547 GWh prodotti, il 15,7% in più rispetto a giugno 2025 e il valore mensile più alto del 2026.

Perfino il sole, però, ha collaborato meno di quanto suggerisca quel record. Secondo le elaborazioni di Terna, i pannelli entrati in esercizio hanno aggiunto l’equivalente di 954 GWh; il minore irraggiamento ne ha sottratti 66. A fare il lavoro pesante sono stati dunque gli impianti installati in più, mentre il meteo si è limitato a non rovinare completamente la festa. Nei primi sei mesi del 2026 la capacità fotovoltaica è cresciuta di 3.093 MW, il 10,1% in più rispetto alle nuove attivazioni dello stesso periodo del 2025.

Dall’altra parte c’è l’idroelettrico. La produzione è precipitata del 23,7%, fermandosi a 3.827 GWh: quasi 1.200 GWh in meno in dodici mesi. La producibilità idroelettrica è scesa dell’11,8% e gli invasi risultavano pieni al 46,9% della loro capacità massima, contro il 53,1% di giugno 2025. Meno acqua nei bacini, meno elettricità disponibile. Qui la rete non può premere un tasto e ordinare la pioggia.

Anche l’eolico ha perso il 3,2%, perché la minore ventosità ha sottratto circa 100 GWh e cancellato il contributo dei nuovi impianti. La geotermia è arretrata del 2,1%. Il risultato è una fotografia un po’ storta: il fotovoltaico cresce a doppia cifra, le rinnovabili nel loro insieme producono meno energia. Basta che acqua e vento si presentino al lavoro con poca convinzione.

Con meno acqua torna a crescere il termoelettrico

La parte mancante è arrivata anche dalle centrali termoelettriche, che a giugno hanno prodotto l’8% in più rispetto allo stesso mese del 2025. La produzione da fonti non rinnovabili è salita complessivamente del 10,1%, mentre il saldo con l’estero è rimasto quasi stabile, con una riduzione dello 0,5%. La maggiore domanda è stata quindi coperta soprattutto aumentando la produzione nazionale, fossili compresi.

La giornata più impegnativa è stata lunedì 29 giugno. Tra le 14 e le 15 la potenza richiesta ha raggiunto 57.434 MW, il 3,6% in più rispetto al picco di giugno 2025. In quell’ora fotovoltaico ed eolico hanno coperto insieme il 42% del fabbisogno, appena sopra il termoelettrico al 41%. Il saldo estero ha fornito il 10%, idroelettrico e pompaggi il 6%, la geotermia l’1%. Un equilibrio quasi millimetrico, ottenuto mentre il sole era alto e i climatizzatori presumibilmente pure.

Nel frattempo continuano a entrare nuovi impianti: soltanto a giugno la capacità rinnovabile è cresciuta di 533 MW, il 19% in più rispetto allo stesso mese del 2025. I pannelli aumentano e la transizione si vede. Poi arriva un mese caldo con meno acqua nei bacini e la rete presenta il conto: più domanda, meno idroelettrico, più termoelettrico. Il climatizzatore parte in un secondo. Per reti, accumuli e un sistema capace di reggere anche i mesi storti serve una preparazione leggermente più lunga.

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro