Basta! La frisella non si “puccia” nell’acqua di mare, è pericoloso! Anche Bassetti contro la “moda” dell’estate

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Ogni estate ritorna una consuetudine diventata virale sui social: immergere la frisella direttamente nell’acqua del mare prima di condirla con pomodorini, mozzarella e olio. Un gesto che per molti richiama immagini di vacanze, tradizioni pugliesi e sapori mediterranei, ma che secondo Matteo Bassetti può nascondere diversi rischi per la salute.

L’infettivologo, in un video pubblicato sui propri canali social, ha criticato questa pratica definendola una “nuova moda molto pericolosa” e ha invitato a non confondere il fascino della tradizione con le condizioni igieniche necessarie quando si parla di alimentazione.

“Prendiamo una frisella, ci mettiamo dentro un po’ di mozzarella, un po’ di pomodorini e poi la immergiamo nel mare salato”, spiega Bassetti mostrando il gesto diventato un tormentone estivo. Il problema, secondo il medico, è proprio l’idea che l’acqua marina possa essere utilizzata come una sorta di ingrediente naturale o di condimento.

“Il fatto che il mare sia salato non significa che sia sicuro per mangiare”, sottolinea l’infettivologo. L’acqua marina, infatti, non è sottoposta ad alcun controllo destinato al consumo alimentare e può contenere microrganismi, batteri, virus, residui organici o sostanze inquinanti. A questo si possono aggiungere contaminanti legati alle attività umane, come scarichi, carburanti e residui provenienti dal traffico marittimo.

“Non sappiamo cosa ci sia dentro quell’acqua”, è il concetto ribadito da Bassetti, che invita a evitare comportamenti apparentemente innocui ma privi di garanzie dal punto di vista sanitario. Una spiaggia con acqua limpida e frequentata da molti bagnanti, infatti, non equivale automaticamente a un ambiente sterile o adatto alla preparazione degli alimenti.

L’esperto respinge anche l’argomento spesso utilizzato da chi difende questa abitudine: “Lo facevano i nostri nonni”. Secondo Bassetti, il richiamo alla tradizione non basta a rendere sicura una pratica. Le condizioni ambientali, l’inquinamento dei mari e le conoscenze scientifiche sulla trasmissione delle infezioni sono cambiate.

“Ogni anno torna il fenomeno dell’estate: qualcuno immerge la frisella in mare e poi se la mangia”, commenta con tono provocatorio. “Se volete farvi del male, continuate pure”, aggiunge, invitando invece a preparare la frisella nel modo tradizionale utilizzando acqua potabile.

Il consiglio dell’infettivologo è semplice: la frisella può restare un simbolo della cucina mediterranea, ma per ammorbidirla è meglio usare acqua sicura e controllata. Il mare, conclude Bassetti, è fatto per nuotare, non per condire il pranzo.

Nota sui commenti social

Nei commenti al video c’è chi ha fatto notare che l’immersione della frisella potrebbe non essere avvenuta in mare, ma in una piscina. Un dettaglio che, se confermato, non cambierebbe il problema di fondo: anche l’acqua delle piscine non è destinata al consumo alimentare. La presenza di cloro e altri prodotti utilizzati per la disinfezione la rende infatti inadatta per bagnare alimenti destinati a essere mangiati. In entrambi i casi, mare o piscina, l’acqua utilizzata per preparare il cibo deve essere sempre potabile e controllata.

Autore articolo: Marco Crisciotti