Per un pugno di selfie sulle Tre Cime di Lavareto: la surreale fila sotto il sole per il bus alla “porta delle Dolomiti”

Ancora code sotto il sole per salire sulla navetta
Una fila che sembra non finire mai, centinaia di escursionisti in attesa sotto il sole per salire sull’autobus che dal parcheggio di Misurina porta al rifugio Auronzo, punto di partenza per il celebre giro delle Tre Cime di Lavaredo, non a caso definito “la porta d’accesso alle Dolomiti”. Una scena che si ripete puntualmente ogni estate e che nelle ultime settimane è tornata a far discutere grazie a due video diventati virali sui social.
Il primo, pubblicato lo scorso 10 luglio dalla fotografa Silvia Sala, invitava a chiedersi se abbia davvero senso affrontare ore di attesa solo per ottenere lo scatto perfetto alle Tre Cime o ai Cadini di Misurina. Mercoledì 22 luglio è stata poi la giornalista Katia Tafner a condividere un nuovo filmato, che mostra ancora una volta centinaia di persone accalcate in coda.
La prenotazione non basta a fermare la corsa al sito iconico
Dall’estate 2025 l’accesso al parcheggio delle Tre Cime presso il rifugio Auronzo è regolamentato attraverso un sistema di prenotazione obbligatoria online, pensato proprio per contenere il fenomeno dell’overtourism. La piattaforma dedicata mostra in tempo reale giorni e fasce orarie disponibili, con l’obiettivo dichiarato di organizzare meglio i flussi di visitatori.
Il problema, però, si è semplicemente spostato: se prima si faceva la coda per entrare, oggi la si fa per salire sull’autobus. Le immagini che continuano a circolare sui social dimostrano che il meccanismo di prenotazione, da solo, non è sufficiente a diradare la pressione su uno dei luoghi più fotografati delle Dolomiti. Un sito che, va ricordato, è Patrimonio mondiale Unesco, e che rischia di pagare un prezzo ambientale non da poco a fronte di un afflusso che resta comunque difficile da gestire.
Il rischio della meta-cartolina inseguita sui social
Dietro le lunghe file c’è in buona parte un fenomeno ben noto: la ricerca ossessiva dello scatto già visto migliaia di volte, quello reso iconico da fotografi e influencer e replicato all’infinito sui social. Una dinamica che spinge sempre più persone verso gli stessi pochi punti, moltiplicando code, impatto ambientale e frustrazione, mentre il resto del territorio circostante resta ai margini dell’attenzione.
Le Dolomiti non sono solo le Tre Cime
Vale la pena ricordarlo: le Tre Cime di Lavaredo sono senza dubbio uno dei luoghi più suggestivi delle Dolomiti, ma non l’unico. Il territorio dolomitico custodisce sentieri, rifugi e panorami altrettanto spettacolari e molto meno affollati, dove è ancora possibile camminare senza code né attese chilometriche. Scegliere una meta alternativa, magari meno “instagrammabile” ma altrettanto autentica, non è solo una scelta più piacevole per chi cammina: è anche un modo concreto per alleggerire la pressione su un ecosistema fragile, distribuendo i flussi turistici invece di concentrarli sempre sugli stessi, pochi, scorci diventati ormai un simbolo anche dei limiti dell’overtourism.
