Addio a Valentina Falco, la voce dietro “La donna a caso”, che ci ha insegnato a pretendere nomi e cognomi per ogni donna

È scomparsa Valentina Falco, ideatrice della pagina Instagram “La donna a caso”, diventata negli anni un punto di riferimento nella denuncia del linguaggio sessista sui media italiani. La notizia è stata data dall’attrice Valentina Melis e dalla scrittrice Teresa Cinque, che l’ha ricordata sottolineando come Falco avesse scelto di restare anonima per dare voce a tutte le donne ridotte dai giornali a semplici nomignoli o categorie generiche, nonostante i loro traguardi professionali e scientifici.
Il progetto “La donna a caso”

Il progetto era nato nel 2020, dopo un confronto che aveva coinvolto figure come Michela Murgia, la sociolinguista Vera Gheno, la giornalista Giulia Blasi e la filosofa Maura Gancitano, impegnate su temi legati alla discriminazione di genere. Da lì Falco aveva costruito una comunità di oltre 90mila follower, trasformando il suo profilo in quello che Paola Belloni ha definito il più importante osservatorio social dedicato ai titoli giornalistici sessisti.
Per sei anni, quotidianamente, Falco ha raccolto segnalazioni su articoli e testate in cui il nome di una donna veniva cancellato o sminuito a favore di espressioni generiche come “una donna” o “una moglie”.
Insieme a Michela Murgia ha curato cinquanta rassegne stampa settimanali dedicate proprio a questo fenomeno: un lavoro nato, come raccontato dalla stessa Falco, da uno scambio epistolare su Instagram tra le due, sfociato poi in una collaborazione vera e propria. Quando le condizioni di salute di Murgia sono peggiorate, è stata Falco a proseguire da sola la rassegna.
Il suo non era un lavoro pensato per accusare o processare i singoli giornalisti, ma per allenare uno sguardo collettivo. Il titolo sbagliato, del resto, raramente nasce da cattiva fede, e lo sappiamo bene anche noi: nella maggior parte dei casi è frutto di automatismi linguistici che nessuno mette in discussione, finché qualcuno non li segnala uno dopo l’altro, con costanza, giorno dopo giorno.
Ed è proprio questo il metodo che Falco aveva scelto: non un’analisi teorica astratta, ma segnalazioni concrete e ripetute, capaci di funzionare quasi come un allenamento collettivo dell’occhio. Dopo un po’, formule come “la moglie di…” o “una donna di 45 anni…” iniziano a saltare all’occhio da sole, anche a chi scrive i titoli, non solo a chi li legge.
Nei giorni successivi alla notizia della sua morte, i social si sono riempiti di messaggi di stima per un impegno portato avanti sempre lasciando in secondo piano la propria identità personale. Paola Belloni ha spiegato di voler rispettare la volontà di Falco di mantenere privata la propria vita, scegliendo di ricordarla attraverso la battaglia femminista a cui aveva dedicato il suo lavoro — un lavoro che ha reso visibile un meccanismo prima invisibile, insegnando a chiunque scriva per un giornale a verificare due volte prima di pubblicare.
