PFAS, stop alla vendita di carne: bloccati per la prima volta i prodotti di 8 allevamenti nella zona rossa Miteni

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Da anni il territorio compreso tra le province di Vicenza, Verona e Padova fa i conti con la presenza di PFAS, sostanze chimiche persistenti finite al centro di uno dei più importanti casi di contaminazione ambientale in Italia legati all’ex stabilimento Miteni di Trissino.

Ora un nuovo monitoraggio sugli alimenti di origine animale, condotto dalla Regione Veneto insieme all’Istituto Superiore di Sanità, con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, di Arpa Veneto e delle Aziende Ulss, permette di fare il punto sulla situazione a quasi dieci anni dai primi controlli.

Dai risultati emerge un quadro complessivamente in miglioramento rispetto al passato, ma con alcune criticità ancora presenti. In particolare, in 8 aziende agricole della cosiddetta zona rossa della contaminazione sono stati rilevati superamenti dei limiti di legge per alcuni PFAS. Per questi allevamenti è stato disposto il blocco della commercializzazione degli alimenti prodotti.

La decisione riguarda alcuni campioni di muscolo bovino, fegato bovino e fegato suino nei quali sono stati trovati valori oltre i limiti per PFOA e PFOS, due tra i PFAS più studiati per la loro persistenza nell’ambiente e la capacità di accumularsi negli organismi.

Stop alla commercializzazione di carne degli allevamenti fuori limite

La novità più rilevante del nuovo rapporto è proprio il passaggio dai controlli alle misure concrete sulla filiera alimentare.

Come spiega la Regione Veneto, infatti, “le autorità competenti hanno disposto il blocco ufficiale e vietato il commercio degli alimenti prodotti” dalle aziende interessate.

Gli allevamenti coinvolti dovranno inoltre rispettare alcune prescrizioni, tra cui l’allacciamento all’acquedotto per l’acqua destinata all’abbeveraggio degli animali, e saranno sottoposti a ulteriori verifiche fino al ritorno dei valori entro i limiti di legge.

Un elemento già emerso nei precedenti monitoraggi riguarda proprio il ruolo dell’acqua: secondo la Regione, infatti, permane la correlazione tra contaminazione degli alimenti e presenza di PFOS nell’acqua utilizzata per gli animali, in particolare quando viene impiegata acqua di pozzo non filtrata.

Cosa ha analizzato il nuovo monitoraggio

Il nuovo piano di monitoraggio ha analizzato la presenza di 14 diverse sostanze PFAS, comprese molecole note come PFOA, PFOS, GenX e cC6O4, in diverse matrici: muscolo e fegato bovino, muscolo e fegato suino, pollame, uova, latte vaccino e acqua utilizzata per l’abbeveraggio degli animali.

Rispetto alla precedente campagna condotta nel 2016-2017, sono stati utilizzati metodi analitici più sensibili, da due a dieci volte superiori rispetto ai precedenti, che hanno permesso di ottenere un quadro più preciso della presenza di queste sostanze.

La fotografia che emerge è quella di una contaminazione in diminuzione negli alimenti di origine animale, con una riduzione del numero di aziende che presentano criticità rispetto al passato. Delle 156 aziende analizzate, infatti, 148 (il 93%) hanno mostrato valori al di sotto i limiti di legge.

Anche considerando i singoli campioni, la maggior parte dei risultati sono stati conformi: su 703 campioni complessivi, 680 (il 97%) sono risultati entro i limiti previsti.

Nessuna anomalia è stata rilevata inoltre negli stabilimenti che producono uova destinate al consumo: tutti i campioni analizzati sono risultati conformi ai limiti massimi previsti dalla normativa.

Restano però da chiarire le cause della presenza di PFAS rilevata in cinque campioni provenienti da tre aziende, per i quali saranno necessarie ulteriori indagini.

Il caso PFAS in Veneto non è ancora chiuso

Il nuovo rapporto rappresenta un aggiornamento importante nella lunga vicenda della contaminazione legata all’ex stabilimento Miteni, ma non chiude certo il capitolo.

La Regione Veneto sottolinea infatti che sarà necessario attendere anche i risultati relativi alle filiere vegetali, ancora in fase di analisi, per avere un quadro più completo delle possibili ricadute sulla salute pubblica, sugli animali e sull’ambiente.

Per ora, il dato più rilevante è certamente che la contaminazione da PFAS ha portato per la prima volta a un intervento diretto sulla commercializzazione di carne proveniente da allevamenti risultati fuori limite, con il blocco della vendita fino al rientro dei valori.

Fonte: Regione Veneto

Autore articolo: Francesca Biagioli