La plastica entra nell’Amazzonia e finisce nei pesci che sfamano milioni di persone

Nel lago Puraquequara, a pochi chilometri dal centro di Manaus, la plastica è già entrata negli organismi che vivono nell’acqua. Uno studio condotto dalla ricercatrice brasiliana Eletuza Uchôa Farias durante la sua ricerca di master presso l’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia (INPA) ha rilevato microplastiche nell’intestino di metà dei jaraquis analizzati, il pesce più consumato nello stato brasiliano dell’Amazonas. Il dato riguarda due specie, Semaprochilodus insignis e Semaprochilodus taeniurus, e racconta una contaminazione ormai documentata lungo l’intero bacino amazzonico: dai grandi fiumi alle aree urbane, fino alle mangrovie della foce del Rio delle Amazzoni.
L’indagine pubblicata da Mongabay raccoglie una serie di studi scientifici che mostrano come le particelle di plastica inferiori ai 5 millimetri siano presenti in diversi ambienti amazzonici. La loro origine è legata soprattutto alla degradazione di rifiuti plastici e alle fibre sintetiche disperse dalle attività quotidiane, ma anche alla mancanza di sistemi adeguati di raccolta e trattamento delle acque reflue.
Nel caso del lago Puraquequara, le particelle individuate nei pesci erano principalmente fibre di poliammide, un materiale utilizzato nell’industria tessile. La ricerca condotta da Eletuza Uchôa Farias ha rilevato la presenza di microplastiche nell’intestino dei jaraqui, un elemento che apre interrogativi sul trasferimento di questi contaminanti lungo la catena alimentare.
Un problema nato ai margini delle città
Il lago Puraquequara racconta una delle trasformazioni meno conosciute dell’Amazzonia: quella urbana. L’area, che ospita circa 5 mila persone, negli ultimi decenni ha subito una forte crescita abitativa legata anche alla vicinanza con il distretto industriale di Manaus.
Molte comunità locali, però, non dispongono ancora di infrastrutture igienico-sanitarie adeguate. Le acque provenienti da lavandini, lavatrici e abitazioni possono finire direttamente nei corsi d’acqua, trasportando residui plastici e fibre sintetiche.
“La mancanza di servizi igienico-sanitari di base e di un’adeguata raccolta dei rifiuti è uno dei principali fattori legati alla contaminazione”, ha spiegato Farias, citata da Mongabay.
Il problema non riguarda soltanto i comportamenti individuali. A Puraquequara, per esempio, i tentativi di introdurre sistemi di raccolta differenziata hanno incontrato difficoltà anche perché la gestione dei rifiuti resta fragile: per anni la raccolta municipale è stata limitata a pochi passaggi settimanali.
Dai grandi fiumi alle mangrovie
Gli studi condotti negli ultimi anni mostrano che la presenza di microplastiche non è circoscritta ai laghi vicino alle città. Il ricercatore spagnolo Andreu Rico ha analizzato diversi ambienti del bacino amazzonico, dal Rio Negro fino alla foce del Rio delle Amazzoni, trovando particelle plastiche in tutte le aree monitorate, comprese zone protette come il Parco Nazionale di Anavilhanas. Nei grandi fiumi la concentrazione risulta generalmente più diluita grazie all’enorme volume d’acqua, ma i sedimenti possono accumulare quantità molto elevate. Nel Rio Negro, alcune analisi hanno rilevato oltre 13 milioni di particelle per metro cubo nei materiali depositati sul fondo.
Alla foce del Rio delle Amazzoni il ruolo delle mangrovie è particolarmente rilevante: le radici rallentano le correnti e favoriscono l’accumulo delle microplastiche. Uno studio pubblicato su Science of The Total Environment ha individuato particelle nell’85% dei campioni di suolo analizzati nelle mangrovie del delta.
La plastica nella catena alimentare
Le microplastiche possono essere ingerite da pesci e altri organismi acquatici, entrando progressivamente nella rete alimentare. Gli effetti a lungo termine sugli ecosistemi e sulla salute umana sono ancora oggetto di studio, ma gli scienziati hanno già evidenziato la capacità di queste particelle di trasportare additivi chimici e altri contaminanti presenti nell’ambiente.
Secondo il biologo Adalberto Val, dell’Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia per l’Adattamento della Biota Acquatica in Amazzonia, la ricerca si concentra oggi soprattutto sul comportamento delle microplastiche nei diversi ambienti e sugli effetti all’interno degli organismi. L’Amazzonia mostra così un volto meno conosciuto dell’inquinamento da plastica: quello che non si accumula soltanto sulle spiagge o nei rifiuti visibili, ma circola nell’acqua, nei sedimenti e negli esseri viventi. Una contaminazione che segue gli stessi percorsi dei fiumi.
