Scoperto in Thailandia il “fiore del diavolo”: è nero e vive senza fotosintesi

Dal tappeto di foglie spuntano prima tre appendici sottili, simili a corna. Sotto c’è un fiore quasi nero, con parti carnose rosso-arancio che, guardate dalla giusta angolazione, sembrano due occhi. Misura pochi centimetri, passa gran parte della vita nascosto sul fondo della foresta e della luce, almeno per mangiare, può tranquillamente fare a meno. I botanici thailandesi hanno descritto una nuova specie: si chiama Thismia daemona. Il nome, viste le premesse, non ha richiesto un grande sforzo di fantasia.
La pianta è stata raccolta nel 2025 nel Parco nazionale di Thong Pha Phum, nella provincia di Kanchanaburi, nella Thailandia occidentale, e descritta scientificamente nell’agosto 2026 da ricercatori della Chulalongkorn University e della Prince of Songkla University. Lo studio pubblicato su PhytoKeys non si è fermato al suo aspetto decisamente poco convenzionale: i ricercatori hanno confrontato le caratteristiche anatomiche e analizzato cinque marcatori del DNA nucleare e mitocondriale per confermare che si trattasse di una specie distinta.
Una pianta che ha rinunciato alla fotosintesi
Thismia daemona non è verde per un motivo molto semplice: non possiede clorofilla e non fa fotosintesi. Appartiene a un genere di circa 120 specie completamente micoeterotrofe, piante che hanno imboccato una strada evolutiva parecchio diversa da quella raccontata nei libri di scuola alla voce “foglia + sole”.
Il suo sostentamento passa dai funghi presenti nel terreno, con i quali queste piante stabiliscono associazioni sotterranee e attraverso cui ricavano carbonio e nutrienti. Le radici di T. daemona sono pelose, brunastre e ramificate fino a ricordare piccoli coralli. Sopra il terreno, invece, si fa vedere soprattutto nel periodo riproduttivo. La pianta completa di fiore può arrivare a circa 12,5 centimetri.
Anche da vicino continua a sembrare uscita da un reparto botanico con poca simpatia per i colori pastello. Il fiore è nerastro o marrone molto scuro, i tepali esterni sono carnosi e rosso-arancio, gli stami sono di un blu traslucido. Tre tepali interni si uniscono formando una specie di cupola, dalla quale partono tre lunghe appendici a clava. Sono quelle che fanno pensare a piccole corna.
Gli stessi autori spiegano che l’epiteto daemona richiama proprio l’aspetto “diabolico” del fiore, tra colori scuri e appendici appuntite. Le due zone rosso-arancio possono sembrare occhi nelle fotografie, anche se naturalmente di occhi botanici non si tratta.
L’hanno trovata quasi a mille metri di quota
C’è poi il posto in cui è comparsa. La popolazione studiata cresce tra la lettiera di foglie, all’ombra di una foresta montana con piccoli bambù, tra circa 950 e 970 metri di altitudine. Un ambiente che ha attirato l’attenzione dei botanici perché molte specie di Thismia sono associate a foreste tropicali umide di quote più basse.
La nuova specie appartiene alla sezione Geomitra, un piccolo gruppo riconoscibile anche per le radici coralliformi e per la particolare struttura dei fiori. Le analisi genetiche indicano come parente più stretta conosciuta Thismia betung-kerihunensis, descritta nel Borneo. La scoperta allarga così ciò che sappiamo sulla distribuzione e sugli habitat possibili di questo gruppo.
E qui conviene correggere una piccola tentazione narrativa: dire che questa pianta “non cerca la luce” è suggestivo, ma i ricercatori non hanno studiato un suo eventuale comportamento verso la luce. Sappiamo qualcosa di più preciso e interessante: non dipende dalla luce per produrre il proprio nutrimento e trascorre gran parte della propria esistenza nascosta nella lettiera e nel sottosuolo.
Ne conosciamo meno di 50
La parte meno scenografica della scoperta riguarda i numeri. Finora i ricercatori conoscono una sola popolazione con meno di 50 individui, concentrata in un’area reale inferiore a 0,05 chilometri quadrati. Il sito si trova dentro un parco protetto, ma è anche frequentato dai turisti: per una pianta minuscola che vive nel delicato strato di foglie e terreno forestale, la protezione amministrativa da sola non rende il microhabitat indistruttibile.
Gli autori hanno quindi proposto per Thismia daemona una valutazione preliminare di “Critically Endangered”, in pericolo critico, applicando i criteri IUCN. È una distinzione importante: si tratta della valutazione formulata nello studio, non dell’iscrizione già formalizzata della specie nella Lista Rossa IUCN. Inoltre, la pianta è oggi conosciuta soltanto dalla località in cui è stata trovata, ma i botanici non escludono che possa esistere anche in altre aree della Thailandia occidentale o del vicino Myanmar con vegetazione simile.
Per il momento, dunque, del “fiore del diavolo” sappiamo abbastanza da riconoscerlo e pochissimo da poter dire quanto sia davvero raro. È rimasto sotto le foglie abbastanza a lungo da arrivare alla scienza solo adesso. Il rischio è che il suo habitat venga disturbato prima ancora di capire quante altre piccole corna nere siano nascoste nella foresta.
Fonte: PhytoKeys
