Sport in lutto: è morta la giornalista Elena Pero, voce del tennis che ha accompagnato generazioni

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Il mondo dello sport italiano perde una delle sue pietre miliari più luminose. Elena Pero si è spenta all’età di 60 anni dopo una malattia affrontata con un rigore e una riservatezza esemplari. Entrata a far parte di Telepiù nel 1991 grazie a Rino Tommasi, ha scritto pagine fondamentali del giornalismo sportivo televisivo nazionale. In oltre 35 anni di carriera trascorsi prima nell’emittente originaria e poi a Sky Sport, ha saputo imporsi in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini grazie a una preparazione enciclopedica e a una cifra stilistica inconfondibile, fatta di misura, eleganza e totale assenza di retorica.

Il sodalizio con Paolo Bertolucci e l’ultimo capolavoro a Wimbledon

Il pubblico l’ha identificata per oltre due decenni come la colonna sonora del grande tennis, soprattutto grazie al formidabile tandem formato con Paolo Bertolucci. Insieme hanno commentato i match più epici trasmessi dalle reti televisive, diventando un punto di riferimento imprescindibile per milioni di appassionati. La sua dedizione assoluta alla professione si è manifestata senza cedimenti nemmeno nei mesi più duri della malattia: l’ultima apparizione dietro al microfono è avvenuta sul prestigioso prato di Wimbledon, dove ha raccontato con voce emozionata ma sempre misurata la seconda vittoria consecutiva del torneo da parte di Jannik Sinner.

Una voce inconfondibile con una vita riservata

Dietro le quinte del successo televisivo c’era una donna profondamente legata alla sua famiglia, a cominciare dal marito Sergio Velli, apprezzato producer di Sky Sport che l’ha affiancata costantemente anche sui campi di tutto il mondo, e dalla figlia Martina. La Federazione Italiana Tennis e Padel, i colleghi e i telespettatori piangono oggi una voce inconfondibile capace di valorizzare ogni singola parola senza mai sovrastare lo spettacolo del campo. Il suo stile pulito, lontano dai modelli urlati dei social network, resterà per sempre un modello formativo imprescindibile per le future generazioni di giornalisti sportivi.

Fonte: Sky Sport / FITP

Autore articolo: Rebecca Manzi