Ecobonus al 65% nel 2027, il Governo apre all’aumento: quanto si potrebbe risparmiare sui lavori in casa

L’ecobonus potrebbe tornare al 65% nel 2027. Se l’ipotesi finisse nella prossima legge di Bilancio, per chi affronta lavori di riqualificazione energetica significherebbe recuperare migliaia di euro in più rispetto alle aliquote già previste per il prossimo anno. Su 20 mila euro di spesa interamente agevolabile, per esempio, la detrazione arriverebbe a 13 mila euro.
L’apertura è arrivata il primo ottobre dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, durante un incontro con Confartigianato. La Confederazione ha chiesto di garantire maggiore stabilità ai bonus edilizi e di portare dal 50% al 65% la detrazione per le spese di riqualificazione energetica. Leo, su questo capitolo, ha risposto che bisogna lavorare sugli incentivi perché è possibile “tirare più su l’asticella”, richiamando anche la nuova flessibilità europea sui conti pubblici.
Insomma, il 65% è tornato sul tavolo. E rispetto al calendario già scritto sarebbe un salto piuttosto sostanzioso: secondo le regole attualmente indicate dall’Agenzia delle Entrate, nel 2026 l’ecobonus arriva al 50% per l’abitazione principale e al 36% negli altri casi. Nel 2027 le aliquote sono invece destinate a scendere rispettivamente al 36% e al 30%.
Su 20 mila euro di lavori la differenza può arrivare a 5.800 euro
I conti spiegano bene cosa cambierebbe. Prendiamo una spesa di 20 mila euro interamente agevolabile, lasciando per un momento da parte massimali e requisiti dei singoli interventi.
Con l’aliquota del 50% prevista nel 2026 per l’abitazione principale, la detrazione complessiva è di 10 mila euro. Al 65% salirebbe a 13 mila euro: 3 mila euro in più.
Il confronto con quanto è già previsto per il 2027 allarga ulteriormente la forbice. Senza modifiche, sulla stessa abitazione principale la detrazione scenderebbe al 36%, cioè 7.200 euro. Un’aliquota al 65% porterebbe quindi il beneficio teorico a 13 mila euro, con una differenza di 5.800 euro sulla stessa spesa.
La detrazione, naturalmente, non corrisponde a uno sconto immediato di pari importo sulla fattura. L’ecobonus vigente viene recuperato attraverso Irpef o Ires in dieci quote annuali di pari importo. Se il nuovo 65% mantenesse lo stesso meccanismo, una detrazione complessiva da 13 mila euro verrebbe quindi suddivisa in 1.300 euro l’anno per dieci anni, nei limiti dell’imposta che il contribuente può effettivamente detrarre.
Ed è qui che arriva la cautela necessaria: il 65% oggi è ancora un’ipotesi. Confartigianato lo ha chiesto e il viceministro ha aperto alla possibilità di aumentare gli incentivi, ma per modificare le aliquote già previste servirà una nuova norma.
Quali lavori potrebbero entrare nel nuovo ecobonus
La richiesta presentata da Confartigianato riguarda le spese di riqualificazione energetica e punta anche a dare maggiore stabilità ai bonus per almeno un triennio, così da accompagnare gli investimenti legati all’attuazione della direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici.
Per ora, quindi, non esiste ancora un nuovo elenco di interventi ammessi al 65%, né sono stati definiti eventuali massimali, requisiti o differenze tra abitazione principale e altri immobili.
Il perimetro attuale dell’ecobonus comprende gli interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici. Dal 2025 sono invece escluse dall’agevolazione le spese per sostituire gli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, come specifica l’Agenzia delle Entrate.
La definizione concreta del nuovo incentivo dovrà quindi arrivare con la legge di Bilancio o con gli eventuali provvedimenti che la accompagneranno. Il 65% da solo dice quanto si potrebbe detrarre. Non dice ancora per quali lavori.
La flessibilità europea che può dare spazio ai bonus energetici
L’apertura di Leo arriva mentre anche a Bruxelles si è mosso qualcosa. Nel pacchetto del Semestre europeo pubblicato a giugno, la Commissione europea ha previsto la possibilità per gli Stati membri di chiedere una flessibilità fiscale limitata per misure che rafforzino la sicurezza energetica e riducano la dipendenza dai combustibili fossili.
Tra gli interventi che possono contribuire a ridurre la domanda energetica la Commissione cita anche la riqualificazione degli edifici. Per il periodo 2026-2028 è previsto un margine dedicato alle misure di resilienza energetica pari fino allo 0,3% del Pil all’anno, con un tetto cumulativo dello 0,6% del Pil nel triennio.
È la finestra richiamata da Leo quando sostiene che sugli incentivi per l’efficientamento energetico esiste spazio per “tirare più su l’asticella”. Non si tratta di un fondo europeo già assegnato all’ecobonus: la flessibilità deve essere richiesta dagli Stati e riguarda misure che rispettino le condizioni stabilite a livello europeo. Quanto di quello spazio finirà davvero nei lavori delle case italiane dovrà quindi essere deciso durante la preparazione della legge di Bilancio 2027.
Per chi sta pensando di cambiare infissi, isolare casa o intervenire sui consumi energetici, però, la differenza potenziale è già piuttosto facile da visualizzare. Oggi per l’abitazione principale il calendario dice 50% nel 2026 e 36% nel 2027. Confartigianato chiede il 65% e il Governo ha aperto alla possibilità di alzare l’aliquota. Tra 7.200 e 13 mila euro su una spesa da 20 mila, in effetti, l’asticella si vede parecchio.
