Se vai in Thailandia il ritorno ti costerà di più: reintrodotta la tassa di uscita dal Paese, stavolta anche per gli stranieri

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Partire da Bangkok potrebbe, presto, costare qualcosa in più del biglietto. Il ministero delle Finanze thailandese ha infatti messo nero su bianco il ritorno della tassa su chi lascia il Paese e questa volta, a differenza del passato, la pagherebbero tutti, thailandesi e stranieri, turisti italiani compresi. Lo riporta il quotidiano economico Thansettakij, che ha visionato il documento della consultazione pubblica. Il disegno di legge è stato affidato dal ministero al Dipartimento delle entrate (Revenue Department). Il primo giro di osservazioni si è aperto il 30 settembre e si chiuderà il 29 ottobre.

Mille baht a volo, tetto a cinquemila

Nella prima fase il prelievo riguarderebbe soltanto le partenze in aereo: 1.000 baht ad ogni uscita, poco più di 26 euro al cambio attuale. Le uscite via terra o via mare resterebbero esenti, almeno all’inizio. La legge fissa un tetto di 5.000 baht (circa 130 euro) per singolo viaggio. Le aliquote vere e proprie verrebbero poi decise con regolamento ministeriale. A riscuotere sarebbero le compagnie aeree o le agenzie, insieme al prezzo del biglietto. Sarebbero esentati i bambini fino a due anni e i passeggeri in transito che non escono dall’area dedicata. Non pagherebbero nemmeno i voli governativi, la famiglia reale, i capi di Stato stranieri in visita e il personale delle compagnie in servizio. In caso di mancato pagamento scatterebbero una sanzione pari al doppio dell’imposta e una maggiorazione dell’1,5% al mese. La norma entrerebbe in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta reale. I biglietti acquistati prima di quella data resterebbero esenti, anche per partenze successive.

Un’imposta del 1983

L’idea non nasce dal nulla e si rifà ad un decreto d’urgenza del 1983, il quale già prevedeva 1.000 baht per ogni partenza in aereo e 500 per le uscite via terra e/o via mare. Colpiva però solo i thailandesi e gli stranieri residenti, e lo scopo era frenare la fuga di valuta e difendere la bilancia dei pagamenti. Le esenzioni arrivarono a tappe: dal 1986 per terra e mare, dal 1° luglio 1991 per i voli. Nel 2023 bastò una semplice consultazione tecnica sul vecchio decreto per scatenare un putiferio, con il Dipartimento che dovette precisare di non avere alcuna intenzione di ripristinare il prelievo. Lo scorso aprile il ministro del Turismo Surasak Phancharoenworakul aveva rilanciato l’idea di mille baht a carico dei soli thailandesi diretti all’estero. L’obiettivo era finanziare un programma di sconti per le vacanze in patria.

Il nuovo testo cambia platea e motivazione, visto che, secondo il documento di consultazione, il governo vuole sfruttare al meglio le risorse disponibili nel rispetto della disciplina di bilancio. Vuole anche garantirsi più margine per eventuali emergenze future. Tradotto: servono entrate. E a contribuire, stavolta, sarebbero anche i turisti che la Thailandia fa di tutto per attirare.

Autore articolo: Marco Crisciotti