Cosa ci fa una piramide lunga 35 km tra i ghiacci dell’Antartide? La verità dietro l’eccezionale immagine satellitare

salute-benessere

Una sagoma scura, quasi perfettamente piramidale, si allunga per circa 35 chilometri sul ghiaccio marino dell’Antartide. Vista dallo spazio sembra qualcosa di piantato in mezzo al bianco. La spiegazione è parecchio più terrestre: quella enorme “piramide” è l’ombra del Monte Erebus, il vulcano attivo più meridionale del pianeta.

L’immagine è stata scelta l’11 ottobre 2026 come “Image of the Day” dal programma europeo Copernicus, ma lo scatto risale al 17 marzo. Uno dei satelliti Sentinel-2 ha ripreso in colori naturali il vulcano sull’Isola di Ross, con l’ombra proiettata verso nord-est sul ghiaccio marino frammentato. Circa 35 chilometri di nero tirati sul bianco, come documenta il programma europeo Copernicus.

Perché l’Erebus proietta un’ombra così lunga

Il Monte Erebus raggiunge i 3.794 metri di quota. A quelle latitudini, quando il Sole rimane basso sull’orizzonte, una montagna tanto alta può proiettare ombre enormi sul paesaggio circostante. Nello scatto di Sentinel-2 la prospettiva fa il resto: il profilo scuro si restringe progressivamente e assume quella forma geometrica che, vista dall’alto, ricorda una gigantesca piramide.

Accanto al vulcano si distingue anche la Erebus Glacier Tongue, una lingua di ghiaccio che dalla costa dell’Isola di Ross si protende sul mare. I satelliti Sentinel-2 vengono utilizzati anche per osservare ambienti polari difficili da raggiungere sul campo, seguendo l’evoluzione dei ghiacciai, del ghiaccio marino e del territorio.

Nessuna struttura sepolta sotto il ghiaccio, dunque. E nemmeno un reperto misterioso improvvisamente comparso nelle immagini satellitari. Basta una montagna alta quasi quattro chilometri, il Sole nella posizione giusta e una distesa ghiacciata abbastanza grande da trasformarsi in uno schermo naturale.

Sotto il ghiaccio dell’Erebus c’è ancora lava

La parte più curiosa arriva guardando meglio la montagna che produce quell’ombra. L’Erebus è uno stratovulcano attivo e il suo cratere sommitale ospita un lago di lava persistente. Lo Smithsonian Global Volcanism Program documenta un’attività del lago almeno dal 1972, accompagnata da esplosioni stromboliane capaci di espellere bombe vulcaniche fino al bordo del cratere.

Anche la NASA ha osservato più volte il Monte Erebus dallo spazio. Le immagini nell’infrarosso termico permettono di distinguere il calore della lava in mezzo a un paesaggio quasi completamente gelato. Il vulcano emette regolarmente gas e vapore e rappresenta una rara sorgente di calore in uno degli ambienti più freddi della Terra.

La contraddizione è tutta lì: neve e ghiaccio all’esterno, roccia fusa nel cratere. Tanto che il lago di lava dell’Erebus è diventato negli anni un laboratorio naturale per studiare un tipo di attività vulcanica difficile da osservare altrove.

Nelle vicinanze si trova anche la stazione statunitense McMurdo, mentre la neozelandese Scott Base sorge poco distante. In un territorio dove raggiungere fisicamente ogni punto è complicato e costoso, le osservazioni satellitari hanno quindi un valore che va ben oltre la fotografia spettacolare.

Stavolta Sentinel-2 ha restituito anche un piccolo regalo alla geometria: un vulcano di quasi 3.800 metri, un Sole rasente all’orizzonte e 35 chilometri di ombra. Per costruire la “piramide” non è servito altro.

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro