L’invasione del gambero rosso devasta i fiumi italiani: così il crostaceo alieno cancella la vita acquatica dal Garda a Roma

Non è un semplice cambiamento stagionale quello che accompagna i primi temporali autunnali nei bacini idrici della penisola. Quando le precipitazioni ingrossano i piccoli tributari del medio e basso Garda o allagano le zone umide della Capitale, si attiva la fase di massima aggressività biologica del gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii). Il crostaceo d’acqua dolce, originario delle aree del Golfo del Messico e introdotto in Italia nella seconda metà del Novecento per motivi d’allevamento commerciale, sta completando l’occupazione dei reticoli idraulici minori con conseguenze pesanti per l’equilibrio ecologico locale.
La dinamica colonizzatrice sfrutta proprio l’umidità del terreno. Negli specchi d’acqua e lungo i fossi, la competizione tra maschi dotati di possenti chele e la protezione delle uova da parte delle femmine nelle tane precedono transumanze fuori dall’acqua, utili a conquistare ogni invaso, stagno o canale contiguo.
Strage di avannotti e sponde erose
I danni provocati da questo crostaceo onnivoro e opportunista vanno ben oltre la semplice presenza numerica. La sua dieta azzera la vegetazione sommersa e spazza via larve, uova, pesci piccoli e invertebrati. La sparizione della flora subacquea rende le acque torbide e azzera il rifugio naturale di anfibi, insetti e pesci. Il fenomeno è stato documentato sul campo dal Wwf Bergamo Brescia nei corsi d’acqua del Garda, dove l’associazione evidenzia un netto prima e dopo. Come dichiarato dal Wwf al Dolomiti: “In quel punto, un tempo, c’era la frega dei pesci. Oggi restano solo loro”.
La minaccia non si ferma alla biodiversità acquatica ma aggredisce direttamente le infrastrutture territoriali. Le gallerie sotterranee scavate dalla specie per superare le stagioni avverse minano la compattezza delle rive. Come sottolineato ancora dal Wwf al Dolomiti, “le gallerie scavate per svernare danneggiano le sponde, indeboliscono gli argini e mettono a rischio i sistemi di regimazione idrica”. Una destabilizzazione fisica che complica la tenuta dei canali e la gestione della sicurezza idraulica.
Il gambero d’acqua dolce nostrano a rischio
A fare le spese di questo assedio è in primis l’animale autoctono (Austropotamobius pallipes), ormai ridotto ai minimi termini sul suolo nazionale. L’interazione tra le due specie porta a un doppio impatto, competitivo e sanitario. Il biologo della conservazione Francesco Petretti, intervistato da RomaToday in merito ai recenti avvistamenti nel Parco degli Acquedotti a Roma, ha definito la specie aliena come “un competitore che sottrae risorse alla nostra popolazione di gamberi europei”.
A questo si aggiunge un fattore patogeno. Il gambero nordamericano è infatti portatore sano dell’Aphanomyces astaci, l’agente eziologico della cosiddetta peste del gambero. Si tratta, ha spiegato Petretti a RomaToday, di “una micosi di cui questa specie è portatrice sana e ha effetti devastanti per i gamberi autoctoni”. L’infezione è in grado di eradicare intere popolazioni nostrane già minacciate.
Un’emergenza nazionale e continentale
Il problema non riguarda soltanto i territori del Nord. La comparsa del crostaceo all’interno del parco naturale dell’Appia Antica a Roma conferma l’inserimento del Procambarus clarkii nella lista degli invertebrati invasivi di rilevanza unionale stilata nell’ambito del progetto Life ASAP, al pari del calabrone asiatico, della nutria e della tartaruga palustre americana.
La normativa europea vieta tassativamente l’allevamento, la vendita, il trasporto e il rilascio in natura di questi esemplari. Gli interventi di contenimento richiedono prontezza: il Wwf Bergamo Brescia ha avviato una rete di monitoraggio continuo sulle zone umide gardesane per tracciare la diffusione del crostaceo e supportare gli interventi di contrasto delle autorità. L’associazione ambientalista ricorda infine che il ripristino di un ecosistema palustre compromesso è un’operazione estremamente complessa e che l’unica strada percorribile risiede nel bloccare la diffusione prima che le alterazioni diventino definitive.

