Sud in rivolta, esplode la rabbia degli autotrasportatori e agricoltori per il caro carburante: distributori a secco e supermercati vuoti

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Un’onda d’urto senza precedenti sta travolgendo le principali arterie stradali e autostradali del Mezzogiorno, trasformando il malessere economico in una paralisi logistica di proporzioni spaventose nonostante stia passando in sordina nei principali telegiornali nazionali. La protesta contro il caro carburanti guidata da autotrasportatori e agricoltori si è infatti estesa a macchia d’olio, arrivando a coinvolgere ufficialmente anche Campania, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia, dopo aver cinto d’assedio la Puglia per intere giornate.

L’ondata di proteste del Mezzogiorno e la voce del mondo agricolo

Il detonatore della rabbia risiede nell’impennata insostenibile del prezzo del gasolio, schizzato in alto di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio del conflitto, a cui si aggiungono i pesanti rincari dei fertilizzanti e di tutti i fattori produttivi. A farsi portavoce dell’amarezza degli agricoltori è Anna Schettino, del comitato di Cassano, Castrovillari, Firmo e Cerchiara, che sottolinea l’isolamento della categoria ricordando come la battaglia contro i rincari riguardi l’intera filiera alimentare e i costi finali sostenuti da ogni singola famiglia.

L’agitazione, nata spontaneamente sul finire di settembre tra Sicilia e Calabria, ha vissuto un’escalation travolgente in Puglia lungo la statale 16, le aree di servizio e le uscite dell’autostrada A14. A rafforzare i blocchi si sono uniti gli operai dell’ex ILVA di Taranto, in sciopero contro la prospettiva di chiusura degli impianti, presidiando giorno e notte le statali 7 per Massafra e 106 per Reggio Calabria persino all’interno di tende. La chiusura degli accessi alla raffineria Eni di Taranto ha bloccato il transito delle autocisterne, interrompendo la distribuzione di carburante verso tutta la Puglia, la Basilicata e la Calabria e gettando nel panico automobilisti e aziende del territorio.

Distribuzione in tilt e supermercati sguarniti

Le ripercussioni delle mobilitazioni stradali si sono trasferite con immediatezza dai piazzali ai banchi della grande distribuzione organizzata. Nel comune di Cerignola, in provincia di Foggia, così come nei centri di San Severo e del Gargano, i supermercati sono stati presi letteralmente d’assalto da cittadini terrorizzati dall’eventualità di rimanere a secco di generi alimentari. Gli scatti raccolti sul posto mostrano scaffali completamente vuoti, reparti ortofrutticoli sguarniti e banchi della carne rimasti privi di merce. Una situazione di emergenza logistica che i sindaci foggiani non hanno esitato a definire a un passo dal collasso, acuita dai rallentamenti nei rifornimenti e dalla corsa compulsiva agli acquisti da parte dei consumatori.

La crisi dei rifornimenti di carburante

Parallelamente, la crisi dei rifornimenti di carburante ha travolto l’intera rete stradale del Mezzogiorno. A Cosenza e Catanzaro la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, provocando chilometriche code di automobilisti e paralizzando la mobilità urbana. Analoga drammaticità si registra nel Foggiano e in Basilicata, dove circa 100 tir bloccano il traffico pesante lungo la statale 106 ionica all’altezza dello svincolo con la Fondovalle dell’Agri a Scanzano Jonico, lasciando transitare unicamente auto private, scuolabus e mezzi di soccorso.

In Sicilia, il Comitato autotrasportatori guidato da Salvatore Bella ha proclamato lo stop ai tir nei piazzali e nei porti fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre, mentre in Calabria la federazione Fedralog ha posizionato i camion ai margini delle strade nei pressi di Gioia Tauro, dell’aeroporto di Lamezia Terme e degli svincoli della A2.

La posizione delle associazioni di categoria e la minaccia del fermo nazionale

A rimarcare la gravità irrisolta della situazione sono intervenuti i vertici delle principali associazioni nazionali di categoria, sottolineando la natura spontanea delle sommosse. Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, ha lanciato un allarme drammatico sollecitando la convocazione immediata di un tavolo di crisi ad horas con il Governo e paventando la proclamazione di un fermo nazionale totale che bloccherebbe l’intero Paese.

Sulla stessa linea di fermezza si è posizionata Unatras, l’Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci, denunciando un malessere non più sostenibile dalle imprese e ricordando come le risorse stanziate dall’esecutivo nel maggio scorso per calmierare il caro gasolio non siano mai giunte a destinazione. Anche Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria Puglia, ha espresso profonda inquietudine per il rischio imminente di blocco delle attività manifatturiere, edili e infrastrutturali.

Per tentare di disinnescare una bomba sociale capace di fermare la catena di approvvigionamento nazionale, il ministero dei Trasporti guidato dall’esecutivo della Premier Giorgia Meloni ha disposto la convocazione formale di un tavolo di confronto per il 27 ottobre. Nonostante l’impegno dei sindacati metalmeccanici a rimuovere i presidi attorno alla raffineria di Taranto a seguito della convocazione, il clima tra gli autotrasportatori rimane rovente. Con lo sciopero proclamato al 20 ottobre in Calabria e Sicilia e le proteste in corso ai caselli di Nola, Caianello e Caserta Sud in Campania, il rischio di una paralisi generalizzata dell’economia meridionale resta altissimo.

Autore articolo: Rebecca Manzi