Chi detiene il 30% dei Bitcoin? Il report di Gemini

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Secondo un nuovo studio congiunto pubblicato da Gemini e Glassnode, quasi un terzo della fornitura circolante di Bitcoin è oggi detenuto da entità centralizzate come governi, ETF, società pubbliche e private, exchange e protocolli DeFi. In totale, si tratta di circa 6,1 milioni di BTC, equivalenti a oltre 668 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 30,9% della supply circolante.

Il dato evidenzia un cambiamento strutturale nell’ecosistema Bitcoin, segnando una transizione verso un’infrastruttura sempre più istituzionale, secondo quanto affermano i ricercatori.

Una concentrazione crescente e pochi attori dominanti

Il report mostra come solo 216 soggetti centralizzati detengano questa quota, con una concentrazione particolarmente marcata: in molte categorie analizzate, le prime tre entità controllano tra il 65% e il 90% dei BTC detenuti. Questo schema è visibile soprattutto in ambiti come gli ETF, le aziende pubbliche e i progetti DeFi, dove i primi attori entrati nel mercato continuano a esercitare un’influenza predominante.

Tra i principali detentori:

  • BlackRock, con il suo ETF IBIT, che detiene oltre 661.000 BTC (più del 3% della supply totale).
  • Exchange centralizzati, tra i quali spicca Binance, e società quotate in borsa, con Strategy di Michael Saylor in testa.
  • Governi, come quello degli Stati Uniti, che possiedono oltre 200.000 BTC, in genere acquisiti tramite confische legali piuttosto che acquisti di mercato. I wallet governativi tendono a restare inattivi e non seguono le dinamiche di prezzo del mercato, ma il solo movimento di queste riserve potrebbe influenzare significativamente i prezzi.

Una nuova fase: riserva strategica e integrazione istituzionale

Il report segnala anche l’emergere di un nuovo paradigma, in cui Bitcoin viene considerato non solo come asset speculativo, ma anche come riserva strategica. In questo contesto, la recente istituzione della Strategic Bitcoin Reserve da parte del governo statunitense nel marzo 2025 è vista come una conferma formale del ruolo di Bitcoin come asset di livello sovrano, mentre sempre più stati a livello globale iniziano a valutare proposte verso direzioni simili.

L’approvazione dei primi ETF spot su Bitcoin a partire dal 2024 ha portato inoltre ad un processo di migrazione di BTC dagli exchange verso ETF e fondi regolamentati, con conseguente calo delle disponibilità sugli exchange. Allo stesso tempo, la volatilità di Bitcoin si è progressivamente ridotta, con cicli recenti definiti da rally più costanti e sostenuti, attirando quindi capitali più cauti e a lungo termine. In virtù di questa evoluzione, i dati suggeriscono che ogni dollaro in ingresso nel mercato BTC può generare un incremento fino a 25 dollari nella capitalizzazione a breve termine, e circa 1,70 dollari nel lungo periodo, a conferma dell’effetto leva dei nuovi capitali istituzionali.

Bitcoin verso una nuova maturità finanziaria

Il report conclude affermando che il mercato di Bitcoin è entrato in una fase di maturità istituzionale, in cui:

  • Il trading avviene sempre più tramite strumenti regolamentati;
  • La volatilità è in calo;
  • La fiducia degli investitori professionali è in crescita.

Secondo i ricercatori, “Bitcoin continua a essere un asset a rischio, ma la sua crescente integrazione nei mercati finanziari tradizionali rende il suo andamento più stabile e meno soggetto a speculazioni estreme.” In sintesi, la fotografia scattata da Gemini e Glassnode mostra un Bitcoin meno decentralizzato, ma più stabile e riconosciuto dagli attori istituzionali globali.

Fonti: Gemini.com, Cointelegraph.com, Thecryptogateway.it, Thedefiant.io

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Autore articolo: Conio Team