Stablecoin verso i $2.000 miliardi di capitalizzazione entro il 2028?

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Il mercato delle stablecoin — criptovalute progettate per mantenere un valore stabile, tipicamente ancorato a una valuta fiat come il dollaro USA — sta vivendo una fase di crescita senza precedenti, tanto da attirare l’attenzione delle principali istituzioni finanziarie e dei legislatori globali. Secondo dati recenti, il valore complessivo delle stablecoin in circolazione ha già superato i $247 miliardi, una cifra che equivale a quasi il 10% della base monetaria statunitense (M0), e si stima possa raggiungere i $2.000 miliardi entro il 2028, dato sostenuto anche dal Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent. A trainare questo trend, una combinazione di adozione crescente nei mercati cripto, aperture normative e interesse da parte di banche e Big Tech.

Dal trading agli attori istituzionali: cosa spinge la domanda

L’impiego principale delle stablecoin resta il trading crypto-to-crypto, che rappresenta circa l’88% dei volumi totali. Ma le loro applicazioni si stanno estendendo rapidamente anche ad altri ambiti: rimesse internazionali, pagamenti B2B, liquidità per DeFi, e persino come riserva per programmi di fedeltà o strumenti finanziari tokenizzati. La loro stabilità, ancorata al valore del dollaro o di altri asset, le rende uno strumento ponte tra la finanza tradizionale e l’ecosistema digitale, mentre cresce anche il loro utilizzo nei pagamenti transfrontalieri, offrendo rapidità e costi contenuti.

L’interesse per le stablecoin, inoltre, non arriva più solo dal mondo cripto. Attori istituzionali come Visa, PayPal, Stripe, JPMorgan e Standard Chartered stanno già testando o lanciando le proprie soluzioni basate su stablecoin. Anche colossi tecnologici, come Ant Group, guardano con interesse al settore, ed in generale la percezione delle stablecoin come asset ormai mainstream da parte delle istituzioni tradizionali è sempre più radicata.

Norme in arrivo e potenziali rischi sistemici

Negli Stati Uniti, il Congresso sta valutando in questi giorni il cosiddetto Genius Act, una proposta normativa che definirebbe regole chiare per le stablecoin: trasparenza sulle riserve, limiti per le versioni “yield bearing” e requisiti patrimoniali più severi. L’obiettivo è duplice: favorire l’innovazione e prevenire eventuali rischi sistemici.

Infatti, con una crescente quota delle riserve delle stablecoin investita in Treasury USA, alcuni analisti temono possibili effetti a catena sui mercati obbligazionari, specie in caso di crisi di fiducia o ondate di riscatti improvvisi, che potrebbero destabilizzare prezzi e strategia della Fed.

Perché questa crescita è cruciale

La corsa delle stablecoin è uno dei segnali più forti dell’integrazione in atto tra criptovalute e finanza tradizionale. Più che semplici token digitali, stanno diventando infrastrutture chiave per i pagamenti globali, l’accesso al credito e l’interoperabilità tra sistemi finanziari.

Un’espansione ordinata e ben regolamentata potrebbe abbattere costi, aumentare l’efficienza e rendere il sistema finanziario globale sempre più aperto al settore cripto. La partita è quindi aperta: le stablecoin raggiungeranno davvero i 2.000 miliardi di capitalizzazione globale?

Fonti: FT.com, Marketwatch.com, Coindesk.com

Le informazioni contenute in questo articolo non devono essere interpretate come raccomandazioni o consulenza per l’acquisto di Bitcoin o altre cripto-attività. Il possesso di cripto-attività comporta rischi elevati, inclusa la possibilità di perdere l’intero capitale investito. Il loro valore è altamente volatile e soggetto a variazioni normative. Le transazioni non sono reversibili e possono essere vulnerabili a frodi o attacchi informatici.


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Autore articolo: Conio Team