Dirty Dozen 2026: quanti pesticidi e Pfas si nascondono nella frutta e verdura? Scopri gli alimenti più contaminati

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Come ogni anno, l’Environmental Working Group (EWG) ha pubblicato la sua attesissima Pesticide Guide, la guida che analizza i residui di pesticidi su frutta e verdura in commercio negli Stati Uniti e che da vent’anni rappresenta un riferimento per consumatori e ricercatori di tutto il mondo.

Per il rapporto 2026, l’EWG ha esaminato i dati del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense su oltre 54.000 campioni di 47 tipologie di prodotti ortofrutticoli. Prima dell’analisi, ogni campione è stato sbucciato o strofinato e lavato accuratamente, proprio per simulare quello che facciamo comunemente prima di utilizzare frutta o verdura.

La classifica è stata poi stilata considerando quattro parametri: la quantità di residui, il numero di pesticidi diversi, la frequenza di contaminazione e la tossicità delle sostanze rilevate, criterio quest’ultimo rafforzato proprio a partire dal 2025.

Il risultato? Una fotografia tutt’altro che rassicurante: i campioni analizzati contenevano tracce di ben 264 pesticidi diversi, di cui 203 rilevati proprio sugli alimenti della famigerata “Dirty Dozen”.

Ma scopriamo subito quali sono i prodotti che contengono più pesticidi.

I 12 prodotti più contaminati

Anche quest’anno al primo posto troviamo gli spinaci, che risultano quelli con più pesticidi in assoluto per peso residuo e che contengono mediamente quattro o più tipi diversi di pesticidi, seguiti da cavolo nero e fragole.

Ecco la “black list” completa:

  • Spinaci
  • Cavolo nero / cavolo senape
  • Fragole
  • Uva
  • Nettarine
  • Pesche
  • Ciliegie
  • Mele
  • More
  • Pere
  • Patate
  • Mirtilli

Ogni singola categoria (eccetto le patate) presentava mediamente quattro o più pesticidi diversi per campione. Un dato preoccupante, perché l’esposizione simultanea a miscele di pesticidi (il cosiddetto “effetto cocktail“) può portare ad un accumulo nell’organismo, amplificando i rischi per la salute.

Questi prodotti, spiegano gli esperti, sono particolarmente esposti perché hanno bucce sottili o commestibili, richiedono trattamenti frequenti contro i parassiti e spesso vengono trattati con pesticidi sistemici, capaci di penetrare nei tessuti della pianta.

Va precisato che i dati si riferiscono a campioni analizzati negli Stati Uniti dal Dipartimento dell’Agricoltura (USDA) e non rappresentano direttamente la situazione italiana o europea, dove vigono regole diverse. Tuttavia, possono offrire indicazioni utili sulle colture che tendono ad accumulare più residui di pesticidi, dinamica che riguarda anche l’agricoltura europea.

E i PFAS?

Se ogni anno la Dirty Dozen ci ricorda i rischi legati ai pesticidi tradizionali, il rapporto 2026 porta con sé una novità importante. Per la prima volta, l’EWG ha incluso nell’analisi anche la presenza di PFAS, le cosiddette sostanze chimiche eterne, rilevate in oltre il 60% dei campioni della lista. I tre pesticidi più frequentemente trovati sui prodotti analizzati appartengono proprio a questa categoria di composti.

Perché “eterne”? Perché i legami molecolari dei PFAS impiegano anni, decenni o addirittura secoli per degradarsi nell’ambiente. Una volta immessi nel suolo, nell’acqua o nel nostro corpo, non se ne vanno facilmente.

I rischi associati all’esposizione ai PFAS documentati dall’EPA americana sono numerosi e gravi: cancro, obesità, malattie della tiroide, colesterolo alto, riduzione della fertilità, danni al fegato, squilibri ormonali e compromissione del sistema immunitario. Alcune di queste sostanze possono causare danni anche a concentrazioni di un miliardesimo di grammo.

Non c’è modo di contenere i danni – ha dichiarato Bernadette Del Chiaro, vicepresidente senior dell’EWG – Il fatto che stiamo intenzionalmente spruzzando sostanze chimiche persistenti sui prodotti che acquistiamo al supermercato è davvero sconvolgente.

La Clean Fifteen 2026

La buona notizia è che si sono anche prodotti ortofrutticoli “puliti”. Parliamo della Clean Fifteen, la lista dei prodotti meno contaminati, con quasi il 60% dei campioni che non presentava residui di pesticidi rilevabili. Si tratta spesso di prodotti con bucce spesse o con una resistenza naturale ai parassiti. Ecco quali sono:

  • Ananas
  • Mais dolce
  • Avocado
  • Papaya
  • Cipolle
  • Piselli surgelati
  • Asparagi
  • Cavolo
  • Cavolfiore
  • Anguria
  • Mango
  • Banane
  • Carote
  • Funghi
  • Kiwi

La replica dei produttori

Come ogni anno, le conclusioni dell’EWG non passano inosservate e i produttori difendono il loro operato. L’Alliance for Food and Farming (AFF) accusa l’organizzazione di distorcere i dati del programma USDA e di scoraggiare ingiustamente il consumo di frutta e verdura, con conseguenze reali soprattutto sulle famiglie a basso reddito.

Secondo l’AFF, oltre il 99% dei campioni analizzati dall’USDA rientra nei limiti di sicurezza fissati dall’EPA, e più del 42% non presenta residui rilevabili. A supporto della propria posizione, l’organizzazione cita anche una ricerca pubblicata sul Journal of Toxicology, secondo cui acquistare biologico al posto del convenzionale non comporta alcuna riduzione del rischio per i consumatori, dato che i residui rilevati sono comunque troppo bassi per rappresentare un pericolo.

Il punto più delicato sollevato dall’AFF riguarda però l’impatto sociale del rapporto: i dati dei CDC mostrano che solo 1 americano su 10 consuma abbastanza frutta e verdura ogni giorno, e che i consumatori con meno risorse economiche, anziché passare al biologico, tendono direttamente a ridurre il consumo di prodotti freschi. Un effetto opposto, secondo l’industria, a qualsiasi obiettivo di salute pubblica.

L’EWG replica che anche livelli sotto i limiti di legge possono rappresentare un rischio, soprattutto perché l’esposizione cumulativa a più sostanze contemporaneamente – inclusi i PFAS – continua a essere sottovalutata dai legislatori, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Come ridurre l’esposizione

Gli esperti lo ripetono ogni anno: la soluzione non è rinunciare a frutta e verdura, pilastri di qualsiasi dieta sana. Il consiglio pratico è puntare sulle versioni biologiche degli alimenti della Dirty Dozen, o in alternativa privilegiare i prodotti della Clean Fifteen quando si acquista convenzionale.

Lavare poi sempre accuratamente tutto (anche il biologico) sotto acqua corrente, preferibilmente con una spazzola per le verdure a polpa soda, rimane una precauzione essenziale.

Fonte: EWG

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Autore articolo: Francesca Biagioli