Madre e figlia morte a Campobasso: confermata la positività alla ricina, ma nessuna traccia di veleno nel sangue di Gianni Di Vita

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Mentre proseguono senza sosta le indagini sul caso, è arrivata la conferma della positività alla ricina per Antonella Di Jelsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita, morte per avvelenamento lo scorso dicembre in circostanze ancora da accertare in provincia di Campobasso.

Invece, secondo quanto si apprende dall’Ansa sulla base di fonti qualificate, non sono state trovate tracce della potente (e letale) sostanza – in grado di causare morte cellulare – nel corpo di Gianni Di Vita, padre e marito, che era finito ricoverato allo Spallanzani di Roma.

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Il punto delle indagini

Nei prossimi giorni verrà diffusa dal Centro antiveleni di Pavia la relazione ufficiale con tutti i dettagli e i risultati finali delle analisi effettuate. Nel frattempo anche oggi in Questura a Campobasso vanno avanti gli interrogatori per far luce sul giallo di Pietracatella, che sembrava un semplice caso di intossicazione alimentare, legato a un cenone natalizio, ma si sta rivelando una vicenda dai contorni inquietanti.

Si indaga per omicidio premeditato contro ignoti. Sarebbero almeno cinque le persone convocate di recente dalla polizia, oltre a una 30ina, fra parenti e amici delle vittime, sentite negli giorni. Al momento gli inquirenti hanno diverse piste aperte e, da quanto emerge, prossimamente Gianni Di Vita verrà di nuovo convocato per essere ascoltato come testimone.

Ricina: una sostanza tanto invisibile quanto letale

La ricina, che ha avvelenato Antonella e la figlia, è una proteina altamente tossica estratta dai semi della pianta di ricino (Ricinus communis), diffusa anche in Italia. Basta una quantità minima per causare danni molto gravi. Agisce in modo diretto: entra nelle cellule e blocca i ribosomi, impedendo la produzione di proteine. Senza proteine, le cellule muoiono rapidamente, avviando un deterioramento progressivo di tessuti e organi fino al collasso dell’organismo.

I sintomi dipendono dall’esposizione: ingestione (disturbi gastrointestinali e danni interni), inalazione (problemi respiratori), iniezione (effetti rapidi e sistemici). Non esiste un antidoto specifico, solo cure di supporto. La sua pericolosità deriva dall’elevata tossicità e dalla difficoltà di riconoscerla subito, perché i sintomi iniziali possono sembrare comuni. Tuttavia, ottenere ricina in forma utilizzabile non è semplice e richiede competenze specifiche. Proprio queste caratteristiche l’hanno resa un elemento narrativo efficace nella fortunata serie tv “Breaking Bad”, contribuendo alla sua fama di veleno “perfetto”, anche se la realtà è più complessa.

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Autore articolo: Rosita Cipolla