Avvistato il pesce chirurgo di Monrovia nell’Adriatico: le sue “lamette” possono causare ferite

Nei fondali dell’Adriatico è comparso un ospite inatteso: il pesce chirurgo di Monrovia (Acanthurus monroviae). Si tratta di una specie originaria delle acque tropicali dell’Africa occidentale, già nota agli scienziati per la sua capacità di espandersi al di fuori dell’habitat originario.
Il primo avvistamento documentato risale al 2024 lungo la costa croata, nei pressi di Kostrena, dove un esemplare è stato osservato mentre si nutriva di alghe a pochi metri di profondità. Da allora le segnalazioni si sono moltiplicate, suggerendo non più un episodio isolato ma un possibile processo di insediamento stabile nel bacino adriatico.
Le “lame” sulla coda per difesa
Il nome “pesce chirurgo” non è casuale. L’animale possiede infatti due strutture ossee affilate ai lati della coda, chiamate spine caudali, che ricordano piccole lame o bisturi. Questi strumenti naturali non servono all’attacco, ma alla difesa: il pesce li utilizza quando si sente minacciato, con movimenti rapidi della coda.

@Svistoon/Wikipedia
Pur potendo causare ferite, il pesce chirurgo di Monrovia non è aggressivo e non rappresenta un pericolo ma deve essere osservato a distanza. Dal punto di vista estetico, presenta un corpo ovale compresso lateralmente, con tonalità bruno-giallastre e sottili linee bluastre. Le caratteristiche macchie gialle sui fianchi rendono ancora più evidente la zona in cui si trovano le spine difensive.
Un viaggio lungo decenni nel Mediterraneo
L’ingresso di questa specie nel Mediterraneo non è recente. Gli studiosi ritengono che abbia attraversato lo Stretto di Gibilterra già decenni fa, con le prime segnalazioni risalenti agli anni Ottanta lungo le coste spagnole. Da lì la diffusione è stata lenta ma costante: prima nel Mediterraneo occidentale, poi verso est fino a raggiungere Israele negli anni Novanta.
Oggi la sua presenza in Adriatico rappresenta l’ultimo passo di una progressiva espansione. Il pesce, erbivoro, si nutre principalmente di alghe, che raschia dalle rocce con una piccola bocca specializzata. Un comportamento che lo rende competitivo con alcune specie autoctone.
Il segnale della tropicalizzazione del mare
Gli esperti non considerano questo avvistamento un caso isolato, ma parte di un fenomeno più ampio: la tropicalizzazione del Mediterraneo. L’aumento delle temperature marine sta trasformando progressivamente l’ecosistema, rendendolo sempre più simile a quello dei mari caldi. In questo contesto, specie provenienti da regioni tropicali riescono non solo a sopravvivere, ma anche a riprodursi e stabilizzarsi. Il pesce chirurgo si aggiunge così a una lista crescente che include altre specie aliene ormai sempre più frequenti nei nostri mari.
Un equilibrio che si sposta lentamente
Il rischio non è legato alla pericolosità del singolo animale, ma al cambiamento complessivo dell’ecosistema. La presenza dell’Acanthurus monroviae è un indicatore biologico: racconta un mare che cambia temperatura, composizione e dinamiche alimentari. Per i ricercatori, monitorare queste specie è fondamentale per comprendere il futuro dell’Adriatico. Per pescatori e bagnanti, invece, la regola resta semplice: osservare senza interferire. Il mare sta cambiando e lo fa sotto i nostri occhi.
Fonte: FBioInvasions Records
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