Il “respiro” dell’Etna visto dallo spazio: l’enorme pennacchio di gas ha raggiunto il Nord Africa

Quando l’Etna erutta, i suoi effetti non si fermano soltanto alla Sicilia. L’ultima dimostrazione arriva dallo spazio: il gigantesco pennacchio (alto 1,5 km) di anidride solforosa (SO₂) emesso durante la recente eruzione – che ha causato diversi disagi ai passeggerei aerei – è stato trasportato dai venti per centinaia di chilometri, attraversando il Mediterraneo fino a raggiungere Libia, Tunisia, Algeria ed Egitto. A mostrarlo è un’immagine catturata il 7 luglio dal satellite europeo Sentinel-5P, che rende visibile il lungo “respiro” del vulcano siciliano.
L’immagine satellitare che mostra il viaggio dell’anidride solforosa
La mappa, diffusa dalla piattaforma ADAM (Advanced geospatial Data Management), utilizza i dati raccolti da Sentinel-5P, uno dei satelliti del programma europeo Copernicus, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Commissione europea per monitorare lo stato dell’atmosfera terrestre. Nell’immagine le tonalità più chiare evidenziano le aree dove la concentrazione di anidride solforosa è maggiore. La nube, originatasi sopra l’Etna durante l’intensa attività eruttiva dal cratere Voragine del 7 luglio, viene mostrata mentre si estende dalla Sicilia verso sud, seguendo le correnti atmosferiche fino alle coste del Nord Africa.
Incredibile SO2 plume of the latest #Etna eruption seen from #space.
The #Copernicus #Sentinel5p image on July 7th shows the long travel of SO2 crossing the #Mediterranean and reaching Northern #Africa. #volcano #Sicily pic.twitter.com/rv3HWsFClP— ADAM Platform (@PlatformAdam) July 8, 2026
Non si tratta di cenere visibile a occhio nudo, ma di un gas vulcanico che i satelliti riescono a individuare grazie a sofisticati strumenti di telerilevamento.
Lanciato nel 2017, Sentinel-5P è il satellite europeo dedicato al monitoraggio della qualità dell’aria e della composizione dell’atmosfera. A bordo trasporta TROPOMI (Tropospheric Monitoring Instrument), uno spettrometro capace di misurare la distribuzione di numerosi gas atmosferici, tra cui: anidride solforosa (SO₂); biossido di azoto (NO₂); ozono (O₃); e monossido di carbonio (CO). Nel caso dell’Etna è stato utilizzato il prodotto Near Real Time (NRTI), una versione dei dati elaborata e resa disponibile nel giro di poche ore dall’osservazione, così da consentire un monitoraggio quasi in tempo reale dell’evoluzione dell’eruzione.
Perché è importante monitorare il gas emesso dall’Etna?
L’anidride solforosa è uno dei principali gas rilasciati durante le eruzioni vulcaniche. Una volta immessa nell’atmosfera può essere trasportata per centinaia o addirittura migliaia di chilometri, a seconda dell’intensità dell’eruzione e della circolazione atmosferica. Monitorarne la concentrazione è fondamentale per diversi motivi.
Il primo riguarda la sicurezza del traffico aereo. Le grandi eruzioni possono infatti immettere nell’atmosfera enormi quantità di gas e cenere che rappresentano un rischio per gli aeromobili. Le informazioni raccolte da Sentinel-5P vengono utilizzate insieme ad altri sistemi di osservazione dai Volcanic Ash Advisory Centres (VAAC) per seguire l’evoluzione dei pennacchi vulcanici e supportare le decisioni sulla gestione del traffico aereo. Il secondo aspetto riguarda la qualità dell’aria. Sebbene il pennacchio osservato sopra il Mediterraneo si trovasse prevalentemente alle alte quote atmosferiche e non comporti automaticamente un peggioramento della qualità dell’aria al suolo nelle aree sorvolate, il monitoraggio della SO₂ permette agli scienziati di valutare l’evoluzione del fenomeno e gli eventuali impatti ambientali.
Con i suoi oltre 3.300 metri di altezza ed eruzioni continue, l’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa ed rappresenta uno dei maggiori emettitori naturali di anidride solforosa del continente. Le sue frequenti eruzioni e il degassamento costante lo rendono un laboratorio naturale studiato da vulcanologi e climatologi di tutto il mondo. Per questo motivo viene osservato costantemente sia dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) attraverso una rete di strumenti a terra, sia dai satelliti del programma Copernicus, che consentono di seguire la dispersione dei gas e delle ceneri anche a grande distanza.
Fonte: Copernicus/Platform ADAM
