“Nessuno ci ha avvertiti degli incendi, ci siamo dovuti salvare da soli”: le comunità indigene accusano il governo del Canada

Sono stati lasciati ad “auto-evacuarsi” senza un aiuto governativo o allerte di emergenza. È questo il destino che è toccato ad alcune popolazioni indigene del Canada che non sono state avvertite degli incendi boschivi. Il motivo?
Secondo le comunità delle Prime Nazioni i sistemi di allerta di emergenza utilizzati dal governo sono di concezione coloniale e di fatto ignorano la loro esistenza. Mentre il Canada, insomma, affronta una delle stagioni degli incendi più intense della sua storia recente, le comunità indigene denunciano di essere state lasciate sole davanti all’avanzata delle fiamme: senza avvisi tempestivi, senza un piano di evacuazione coordinato e senza il supporto necessario per mettere in salvo persone, case e territori.
In Ontario, dove gli incendi stanno devastando vaste aree della provincia, 13 comunità sono state costrette a evacuare, molte delle quali appartenenti alle Prime Nazioni. Secondo il premier dell’Ontario Doug Ford, quasi 2.000 persone sono già state trasferite in città come Toronto e Niagara Falls. Ma per alcune comunità indigene l’evacuazione non è arrivata attraverso un sistema di emergenza. Ed è stata una corsa contro il tempo.
“Se avessimo aspettato l’ordine ufficiale, avremmo recuperato i corpi”
Tra le comunità più colpite c’è quella della Namaygoosisagagun First Nation, nel nord-ovest dell’Ontario, vicino a Thunder Bay.
Nelle scorse settimane, l’incendio ha raggiunto rapidamente il territorio della comunità. Circa due dozzine di persone hanno caricato poche cose sulle barche e attraversato il lago vicino per mettersi in salvo.
Tutti i membri sono riusciti a fuggire, ma gli edifici e le infrastrutture della comunità sono stati completamente distrutti – ha raccontato Linda Debassige, leader del consiglio generale dell’Anishinabek Nation, organizzazione che rappresenta 39 Prime Nazioni dell’Ontario.
La sua accusa è pesante: se la comunità avesse aspettato un ordine ufficiale di evacuazione, il rischio sarebbe stato quello di dover “recuperare i corpi di bambini, anziani, uomini e donne”. Eppure, nei giorni precedenti all’incendio, la leader della comunità Helen Paavola aveva contattato il governo federale per chiedere informazioni sulla situazione. La risposta ricevuta era stata che non c’era una minaccia imminente.
Poi il fuoco è arrivato. Secondo i rappresentanti delle Prime Nazioni, il problema non è soltanto la gestione dell’emergenza, ma un sistema costruito senza tenere conto delle specificità delle comunità indigene. Molte di queste vivono in territori remoti, spesso raggiungibili solo via acqua o attraverso collegamenti limitati. Un modello di comunicazione centralizzato può quindi fallire proprio dove servirebbe maggiore rapidità.
Gli attuali sistemi di allerta sono progettati secondo una visione coloniale – sostengono alcune comunità, perché non considerano adeguatamente la presenza, l’organizzazione e le esigenze delle popolazioni indigene.
Il rapporto tra comunità indigene e incendi è particolarmente complesso. Molte Prime Nazioni vivono vicino ai territori tradizionali da cui dipendono per cultura, alimentazione e attività economiche. Il governo dell’Ontario non ha risposto alle richieste di commento. Intanto, il premier Ford ha dichiarato che la provincia è pronta a spendere quanto necessario per combattere gli incendi.
Ma per chi ha perso tutto, la domanda resta un’altra: perché è stato necessario aspettare che arrivassero le fiamme per essere ascoltati? Gli incendi boschivi sono una delle conseguenze più visibili della crisi climatica. Ma questa storia racconta anche un’altra emergenza: quella delle comunità che rischiano di essere invisibili proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di protezione.
Fonte: The Guardian
