Abbiamo assaggiato per voi Strapasta, la pasta Garofalo che contiene più fibre e proteine

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Negli ultimi anni sempre più persone stanno cercando alternative alla pasta tradizionale, non necessariamente per eliminarla dalla propria alimentazione, ma per trovare prodotti con un profilo nutrizionale diverso, magari più ricchi di fibre, proteine o micronutrienti. Il mercato ha risposto con tante proposte: paste integrali, di legumi, arricchite con proteine vegetali o realizzate con farine alternative.

Negli ultimi tempi, poi, l’attenzione verso le proteine è cresciuta molto: vengono spesso associate al senso di sazietà, al mantenimento della massa muscolare e a un’alimentazione più equilibrata. Probabilmente proprio seguendo queste tendenze, Garofalo ha deciso di lanciare Strapasta, una pasta che punta a offrire un maggiore apporto di proteine e fibre rispetto alla pasta tradizionale.

In realtà il prodotto è sul mercato già da circa un anno, ma continua a inserirsi in un segmento in crescita, quello delle paste “funzionali”, che cercano di aggiungere un valore nutrizionale senza rinunciare al piacere del piatto di pasta.

Che cos’è Strapasta

Strapasta nasce da una nuova ricetta che utilizza il cosiddetto sfarinato Altograno, un ingrediente che contiene il 25% di germe di grano disoleato, cioè la parte più interna del chicco, normalmente più ricca di sostanze nutritive.

Secondo l’azienda, questa scelta permette di recuperare e valorizzare una componente del grano mantenendo però una pasta composta 100% da grano, senza l’aggiunta di altri ingredienti.

La gamma comprende diversi formati classici, tra cui spaghetti, linguine, fusilli, penne ziti rigate, mezze maniche, ditali rigati, casarecce e pasta mista.

Ma cosa cambia rispetto alla pasta classica? Dal punto di vista nutrizionale, Strapasta si distingue soprattutto per il contenuto di fibre e proteine.

Per 100 grammi di prodotto troviamo:

  • 19 g di proteine
  • 12 g di fibre
  • 335 kcal
  • 53 g di carboidrati
  • 2,5 g di grassi
strapasta ingredienti

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Contiene inoltre quantità significative di alcuni minerali come potassio, ferro, fosforo, magnesio e zinco.

Di cosa sa Strapasta

Abbiamo provato Strapasta per capire se, oltre ai numeri in etichetta, riuscisse a mantenere quello che ci aspettiamo da un buon piatto di pasta. La prima impressione è che abbia un gusto più intenso rispetto alla pasta classica. La consistenza e il colore ricordano un po’ quelli di una pasta integrale: è una pasta più corposa, con una presenza maggiore al palato.

La tenuta di cottura è molto buona, anche dopo qualche minuto mantiene bene la consistenza e non tende a sfaldarsi, un aspetto importante soprattutto per chi ama una pasta al dente.

Proprio il suo sapore più deciso, però, potrebbe non piacere a tutti. Chi è abituato a una pasta di semola dal gusto più neutro potrebbe percepire maggiormente le note del grano e del germe di grano.

Per questo, a nostro avviso, Strapasta dà il meglio con condimenti dal carattere deciso: sughi di pomodoro saporiti, verdure grigliate, pesto, ragù vegetali o preparazioni con ingredienti dal gusto intenso possono valorizzarla meglio. Con condimenti molto delicati, invece, il suo sapore rischia di emergere troppo.

L’idea di aumentare fibre e proteine può essere interessante soprattutto per chi cerca una pasta più saziante o vuole variare la propria alimentazione. Ma non significa automaticamente che sia “migliore” in assoluto rispetto a una buona pasta tradizionale: la scelta dipende dalle proprie esigenze e dall’equilibrio complessivo della dieta.

Il punto forte di Strapasta è probabilmente il tentativo di unire due aspetti spesso difficili da conciliare: un maggiore contenuto nutrizionale e una buona esperienza a tavola. Resta però una pasta dal carattere deciso, che può conquistare chi ama sapori più rustici, mentre potrebbe dividere chi preferisce una pasta dal gusto più delicato.

Autore articolo: Francesca Biagioli