Accuse di backdoor e 2 miliardi di token WLFI usati come collaterale

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Nel progetto crypto legato a Donald Trump, il token WLFI è finito al centro di una tempesta mediatica dopo le pesanti accuse del suo principale finanziatore Justin Sun.

Accuse di backdoor e congelamento dei fondi

Secondo Justin Sun, fondatore di Tron e tra i maggiori investitori del progetto, World Liberty Financial avrebbe integrato di nascosto una funzione di controllo nei propri smart contract.

In particolare, Sun sostiene che il team possa congelare, limitare o bloccare i fondi degli utenti senza preavviso, attraverso quella che definisce una vera e propria backdoor tecnica.

Il caso è esploso sui social nel 2025, quando Sun ha dichiarato che il suo stesso wallet era stato inserito in blacklist, rendendolo a suo dire la prima e più grande vittima di questa funzionalità.

Tuttavia, il team di World Liberty Financial non ha finora diffuso alcuna risposta ufficiale alle accuse, lasciando aperti interrogativi su governance e modello di controllo.

Il ruolo di Justin Sun e gli investimenti milionari

Le critiche di Sun arrivano dopo un impegno finanziario significativo. Il fondatore di Tron avrebbe investito oltre 100 milioni di dollari nel progetto, distribuiti in due round distinti.

Per questo motivo, la contestazione assumerebbe un peso particolare: non si tratta di un commentatore esterno, ma di uno dei principali sostenitori economici dell’iniziativa.

Sun ha inoltre sottolineato come queste presunte funzioni di blocco sarebbero in netto contrasto con i principi di DeFi, che puntano a rimozione di intermediari e maggiore autonomia per l’utente.

Prestiti garantiti dai propri token e rischio concentrazione

Parallelamente al tema del congelamento, un secondo fronte critico riguarda la gestione della liquidità e l’utilizzo di WLFI come collaterale per ottenere prestiti in stablecoin.

Secondo la società di analisi on-chain Arkham Intelligence, il progetto avrebbe depositato quasi 2 miliardi di propri token all’interno del protocollo di lending Dolomite.

In cambio, World Liberty Financial avrebbe preso in prestito oltre 31 milioni di dollari in stablecoin, sfruttando una leva direttamente ancorata ai propri asset nativi.

Inoltre, WLFI rappresenterebbe oggi circa il 55% della liquidità complessiva su Dolomite, una concentrazione che solleva interrogativi sul rischio sistemico per il protocollo.

Token WLFI e struttura degli scambi di liquidità

Il tema dell’auto-collateralizzazione non si limita a Dolomite. A febbraio, il progetto avrebbe impegnato 14 milioni di dollari in stablecoin interne USD1 per ottenere un prestito di 11,4 milioni in USDC.

In un’altra operazione, ulteriori 12,5 milioni di dollari in USD1 sarebbero stati trasferiti direttamente su Coinbase Prime, fuori quindi dai tradizionali meccanismi di lending.

Nel complesso, i dati on-chain indicano che circa 5 miliardi di token WLFI auto-emessi sarebbero stati utilizzati per raccogliere intorno a 75 milioni di dollari di liquidità esterna.

Detto ciò, diversi osservatori hanno paragonato questa struttura a forme di finanziamento circolare, in cui un progetto usa principalmente i propri token per alimentare nuova leva.

Pressione sul prezzo e condizioni di uscita sempre più strette

La reazione del mercato è stata negativa. Il token di World Liberty Financial è sceso sotto 0,08 dollari, con un calo superiore al 20% negli ultimi 30 giorni.

Inoltre, il pool di prestiti denominato in USD1 opererebbe a un tasso di utilizzo vicino al 93%, restringendo di fatto i margini per chi desidera ritirare capitale.

Rispetto a protocolli con riserve più ampie, una tale saturazione rende più complesso l’accesso immediato alla liquidità, aumentando la percezione di rischio tra i partecipanti.

Movimenti on-chain e timori degli investitori

A complicare il quadro, i report on-chain segnalano lo spostamento di 3 miliardi di token WLFI nella prima settimana di aprile, evento che ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni.

Questi movimenti, combinati con accuse di poteri nascosti sugli smart contract, hanno intensificato il dibattito sulla reale decentralizzazione del progetto.

Inoltre, l’assenza di una risposta chiara da parte del team di sviluppo contribuisce a mantenere alta l’incertezza, sia sul piano tecnico sia su quello reputazionale.

Richieste di trasparenza e possibili sviluppi

Sun ha concluso il suo intervento pubblico chiedendo lo sblocco immediato dei token e una gestione più trasparente delle funzioni di controllo sugli smart contract.

Detto ciò, al momento non ci sono indicazioni su eventuali modifiche al codice o su un audit indipendente che possa chiarire la portata delle presunte backdoor.

Nel complesso, la vicenda pone interrogativi cruciali per il settore: l’equilibrio tra sicurezza, controllo e decentralizzazione resta un tema centrale per la fiducia degli investitori.

Autore articolo: Alessia Pannone