Addio alle gabbie negli allevamenti: la Commissione UE fissa per la prima volta una tempistica (dopo continui rinvii)

La transizione etica degli allevamenti intensivi europei sembra aver finalmente trovato un binario cronologico concreto. Per la prima volta nella storia recente delle istituzioni comunitarie, la Commissione Europea ha infatti inserito all’interno della bozza di aggiornamento della Strategia sull’allevamento un calendario esplicito volto a superare l’era della zootecnia intensiva basata sul confinamento. Il documento stabilisce che la revisione delle normative inerenti alla tutela delle galline ovaiole e dei polli da carne debba essere presentata entro la fine del 2026, mentre il pacchetto legislativo dedicato alla tutela dei suini è programmato per il secondo trimestre del 2027.
Questo slancio programmatorio non è frutto di una generazione spontanea burocratica, ma segue una mobilitazione di quattro giorni che ha bloccato i quartieri istituzionali di Bruxelles tra il 22 e il 25 giugno 2026. Oltre 170 attivisti affiancati da eurodeputati appartenenti a quattro coalizioni politiche distinte hanno manifestato davanti al Berlaymont, alla DG SANTE e in Place du Luxembourg. La pressione di piazza ha costretto i vertici comunitari a riconsiderare i termini dell’iniziativa dei cittadini europei denominata “End the Cage Age”, sottoscritta nel 2021 da oltre 1,4 milioni di persone e rimasta bloccata negli uffici dell’Unione per un lustro.
Il contenuto della riforma e i paletti per l’importazione
L’impianto normativo delineato nella bozza punta a riscrivere radicalmente la gestione quotidiana della filiera avicola e suinicola. Per il comparto dei volatili, il testo introduce l’eliminazione progressiva delle gabbie e lo stop all’uccisione dei pulcini maschi, oltre a imporre indicatori di benessere oggettivi e l’aggiornamento delle etichette commerciali delle uova per orientare i consumatori. Per quanto concerne i maiali, la direttiva prevede il passaggio obbligatorio dalle celle metalliche ai recinti di gruppo. Un elemento cardine della riforma è l’estensione di requisiti equivalenti anche a tutti i prodotti alimentari importati dai mercati extracomunitari, onde evitare fenomeni di concorrenza sleale.
Il cambio di paradigma è evidente nelle parole stesse della Commissione, che definisce il benessere animale come un fattore cruciale per garantire la sostenibilità e la competitività commerciale future della zootecnia europea. Sul fronte politico, gli europarlamentari Niels Fuglsang e Tilly Metz hanno inviato una lettera formale ai commissari Christophe Hansen (Agricoltura) e Olivér Várhelyi (Salute) chiedendo scadenze tassative. Le associazioni hanno denunciato uno squilibrio nei canali di consultazione: l’analisi del Registro della trasparenza svolta da Animal Equality rivela ben 708 incontri dei commissari con i lobbisti dell’industria, a fronte di appena sette consultazioni con le sigle ambientaliste.
Lo scontento delle associazioni e il banco di prova del 7 luglio
La cautela resta la linea dominante tra i difensori dei diritti animali. Matteo Cupi, vicepresidente di Animal Equality Europa, ha ricordato che la semplice indicazione di una data all’interno di una bozza non equivale ancora a una legge statuaria e che milioni di capi continuano a subire la reclusione in attesa di riforme vincolanti. Sulla stessa lunghezza d’onda, Matteo Bianchi, esponente della Lav, ha rimarcato l’inadempienza della Commissione rispetto agli impegni scritti assunti originariamente per la fine del 2023, evidenziando il forte ritardo accumulato rispetto alle richieste dei contribuenti europei.
I riflettori sono puntati sulla giornata odierna del 7 luglio 2026, data fissata per l’adozione formale della Strategia. Solo la rimozione delle parentesi che racchiudono le scadenze temporali nel testo definitivo decreterà se l’Unione Europea intende varare un provvedimento giuridico vincolante o se l’addio definitivo alle gabbie subirà l’ennesimo slittamento causato dalle pressioni delle corporazioni industriali. Durante l’ultimo giorno di proteste, gli attivisti hanno simbolicamente circoscritto la sede della DG SANTE con i nastri gialli tipici delle scene del crimine, a testimonianza di una vigilanza civile che non intende arretrare.
Fonte: Animal Equality
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