Alessia Marcuzzi rompe il tabù sulla perimenopausa: “mi vergognavo e mi sentivo meno donna, oggi sono rifiorita”

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Nel panorama dello spettacolo, rompere un silenzio culturale radicato e affrontare a viso aperto una fase biologica naturale rappresenta un atto di autentico coraggio. Ed è quello che ha fatto Alessia Marcuzzi. La conduttrice, all’età di 53 anni, ha scelto il proprio canale Instagram per condividere un lungo e dettagliato video-sfogo dedicato al tema della perimenopausa e della menopausa. Un racconto iniziato con anche un po’ di commozione e denso di schiettezza che ripercorre l’esordio di questo delicato passaggio ormonale, iniziato per lei all’età di 46/47 anni, tra la totale mancanza di preparazione iniziale, la disinformazione e un forte timore di essere giudicata dal pubblico e dai colleghi:

Sono in menopausa da quando avevo 46, quasi 47 anni. In realtà, perimenopausa, che è il periodo precedente e che è il peggiore. Perché il tuo corpo cambia, i tuoi ormoni cominciano a diventare un po’ matti, e tu non sai bene che cosa stia succedendo, perché non sei preparata, in quel momento io non lo ero così tanto, forse non mi ero neanche tanto informata, non ci facevo caso, mi vergognavo, questa è la cosa che ci tengo a dire, perché so che si vergognano un sacco di donne di dire che sono in menopausa.

L’imbarazzo sul lavoro, i finti cicli e il peso del giudizio sociale

L’impatto sul lavoro di conduttrice televisiva è stato immediato. Alessia Marcuzzi ha ricordato le insicurezze vissute dietro le quinte e davanti alle telecamere quando, di fronte a improvvisi vuoti di memoria o vampate di calore, colleghi e addetti ai lavori la stuzzicavano con battute pungenti. La conduttrice ha svelato di aver provato una profonda sensazione di vergogna e inadeguatezza, arrivando a percepire se stessa come meno desiderabile, meno attraente e meno sexy sul posto di lavoro:

Andavo in video e in quel momento stavo lavorando tanto, mi prendevano in giro e quando mi dimenticavo le cose mi dicevano ‘ah, sarai in menopausa, ma sei proprio in menopausa’, e io dentro di me volevo alzare la mano e dire ‘sì, io sono in menopausa’, ma non lo dicevo, perché sentivo in imbarazzo, mi sentivo meno donna, meno femmina, meno sexy in video, quindi poi dico, magari sono meno così desiderata…

La preoccupazione di essere considerata sul viale del tramonto l’ha spinta a lungo a nascondere la verità, adottando strategie difensive nella quotidianità come portare sempre con sé degli assorbenti nella borsa per simulare la regolarità del ciclo. L’analisi dell’artista si è poi allargata a una dolorosa realtà sociale che coinvolge moltissime donne, costrette a nascondere le trasformazioni del proprio corpo persino all’interno delle mura domestiche:

Andavo in giro con gli assorbenti nella borsa, vi dico solo questo. E so che lo fanno tante donne ed è una cosa che mi mette veramente una rabbia addosso terribile, perché ci sono tante donne che nascondono i propri mariti, i propri uomini che stanno attraversando quel periodo o che sono già in menopausa e fanno finta di avere il ciclo una volta al mese per non doverglielo dire perché così sono ancora femmine.

Pur ricordando come l’ex marito Paolo Calabresi Marconi le sia stato vicino durante la transizione, la conduttrice ha voluto mettere a nudo quanto il giudizio degli altri e i condizionamenti culturali pesino sulla serenità di chi affronta i cambiamenti fisiologici a 50 anni.

La rinascita con il termine Konenki e la nuova filosofia in bloom

La svolta per la conduttrice è arrivata con l’ingresso nella fase conclamata, trasformando il momento della maturità in un percorso di riscatto e autoconsapevolezza. Per superare l’accezione negativa legata all’etimologia greca della parola, derivante da men (mese) e pausis (cessazione), Alessia Marcuzzi ha tratto ispirazione dalla cultura orientale e dalla parola giapponese Konenki, la cui traduzione concettuale indica l’atto di rifiorire. Da questa intuizione è nato il suo appassionato invito rivolto alla community a superare la vergogna e a sostituire i vecchi retaggi con il termine inglese in bloom, metafora di una vera e propria fioritura personale.

Pensate in Giappone come si dice menopausa, konenki, che vuol dire rifiorire, che poi arriverò al dunque alla fine del mio discorso. Quando sono entrata in menopausa conclamata, per me è stata una specie di liberazione. Non parliamo dei disagi, perché ce ne sono tantissimi e li vediamo sempre sul web, è la parola più cliccata del mondo, quindi ormai li conosciamo tutti.

Abbandonando i soliti discorsi incentrati esclusivamente sui fastidi fisici, l’artista rivendica con orgoglio le qualità riconquistate in questa stagione della vita:

Parliamo invece delle cose buffe della menopausa. La donna in menopausa è più figa, più consapevole, più vogliosa di scoprire le cose, più diretta e più sexy. Basta dire menopausa, da oggi noi siamo in bloom, siamo rifiorite.

La conduttrice propone così un modo tutto nuovo di rispondere all’ambiente circostante:

Ma come mai oggi sei così diretta. Perché sono in bloom. Ma oggi perché sei accaldata? Sono in bloom. Oggi io sono più divertente perché sono in bloom.

L’importanza di abbattere un tabù per la salute e il benessere delle donne

La testimonianza di Alessia Marcuzzi assume un valore sociale di primaria importanza perché contribuisce in modo decisivo a demolire uno degli ultimi tabù culturali della società contemporanea. Per decenni la fine della fertilità femminile è stata erroneamente sovrapposta all’idea di un inevitabile declino della bellezza, della sensualità e della rilevanza professionale. Questa percezione distorta ha costretto intere generazioni di donne ad affrontare nel silenzio, nella paura e nel senso di solitudine sintomi fisici e psicologici complessi come le irregolarità del ciclo, la nebbia mentale o i repentini sbalzi d’umore.

Normalizzare la discussione sulla perimenopausa sui social media e nei mass media è il primo e più potente passo verso una prevenzione medica consapevole e diffusa. Rompere il muro dell’imbarazzo incoraggia infatti le persone a rivolgersi tempestivamente a ginecologi, endocrinologi e psicologi per individuare i percorsi terapeutici o le modifiche allo stile di vita più adatti alle proprie esigenze. Sdoganare questo passaggio naturale e promuovere un’idea di femminilità forte e vitale oltre i 50 anni permette a ogni donna di non sentirsi mai meno rilevante, accogliendo il passare del tempo come una straordinaria opportunità di crescita, sicurezza e consapevolezza di sé.

Autore articolo: Rebecca Manzi