Ansia nei figli: quando è normale e quando deve preoccupare i genitori

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una madre cerca di parlare alla figlia

Negli ultimi anni, psicologi e clinici stanno registrando un aumento senza precedenti di malessere emotivo tra bambini, preadolescenti e adolescenti. Non si tratta di una semplice fase passeggera, ma di una vera e propria impennata di richieste di aiuto che mette a dura prova le famiglie.

A fare chiarezza su questo fenomeno e a spiegare come correre ai ripari è la dottoressa Anna Ogliari, responsabile dell’Unità di Psicologia Clinica dell’Età Evolutiva dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano.

La distinzione fondamentale: l’ansia che aiuta e l’ansia che blocca

Il primo passo per un genitore è capire che l’ansia, di per sé, non è un nemico. Al contrario, è una risposta emotiva naturale e protettiva che prepara i ragazzi ad affrontare le novità e a crescere.

Il problema sorge quando questo meccanismo si inceppa. Esiste infatti una linea di confine netta tra due condizioni:

  • Ansia Fisiologica: è proporzionata alla situazione, transitoria (ha un inizio e una fine precisi) e adeguata all’età. Ne sono un esempio la paura del buio, la timidezza transitoria o l’ansia prima di una verifica scolastica.
  • Ansia Patologica: si manifesta quando i sintomi diventano intensi, persistenti nel tempo, difficili da controllare e, soprattutto, invalidanti. Questa forma finisce per compromettere il sonno, la scuola, l’alimentazione e la vita sociale.

Ansia nei figli: smartphone e performance, perché i giovani di oggi sono più esposti?

un gruppo di ragazzini guarda il cellulare
Smartphone e performance perché i giovani di oggi sono più esposti – www.ok-salute.it

Il lockdown ha accelerato il processo, ma la letteratura scientifica mostra che il declino della salute mentale dei giovani è iniziato intorno al 2010-2012, in perfetta concomitanza con la diffusione di massa dei social network.

I ragazzi di oggi non sono intrinsecamente più fragili dei genitori, ma vivono immersi in un ambiente tossico caratterizzato da:

  1. giudizio continuo e pubblico online.
  2. modelli di perfezione estetica e sociale del tutto irrealistici.
  3. ritmi di vita accelerati che azzerano il tempo della noia, fondamentale per lo sviluppo cognitivo.

Il ruolo dei genitori: cosa fare e gli errori da evitare

Davanti a un figlio che soffre d’ansia, l’atteggiamento della famiglia può fare la differenza tra il superamento del problema e la sua cronicizzazione.

Cosa fare:

  • Accogliere l’emozione: dire frasi come “Capisco che sei preoccupato”, aiutando il ragazzo a dare un nome a ciò che prova.
  • Creare routine: la prevedibilità della giornata riduce drasticamente lo stress nei più piccoli.
  • Sdoganare l’errore: insegnare che il fallimento non è un fallimento dell’identità, ma una tappa fondamentale per crescere.

Cosa evitare assolutamente:

  • Iperprotezione e sostituzione: risolvere i problemi al posto loro toglie l’ossigeno alla loro autostima.
  • Rinforzare l’evitamento: assecondare il figlio con frasi del tipo “Se ti fa ansia, non farlo” è una trappola. Più si evita una situazione, più l’ansia si ingigantisce.
  • Minimizzare o drammatizzare: liquidare tutto con un “Non è niente” crea una frattura emotiva e blocca il dialogo.

Quando è il momento di chiedere aiuto?

La dottoressa Ogliari suggerisce di rivolgersi a un professionista esperto in età evolutiva quando i sintomi durano da più di 4-6 mesi, causano una sofferenza marcata e interferiscono visibilmente con i compiti quotidiani della vita del bambino o dell’adolescente.

Studi scientifici correlati e approfondimenti

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Autore articolo: Francesco Bianco