Approvato il Decreto Lavoro: dalla stretta sui contratti pirata alle nuove tutele contro il caporalato digitale, cosa cambierà

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo Decreto Lavoro. Tra le misure annunciate, rientrano gli incentivi alle assunzioni, norme contro lo sfruttamento sulle piattaforme digitali e un nuovo riferimento al cosiddetto “salario giusto”, legato ai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative.
Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il provvedimento punta a costruire un confronto con imprese e sindacati e a premiare chi applica contratti regolari, escludendo invece chi utilizza accordi considerati “pirata”.
Ma vediamo il decreto punto per punto.
Cos’è il salario “giusto”
Descritto come il “trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, pare sia la novità principale, sbandierata con orgoglio dal Governo, e riguarda il trattamento economico minimo da riconoscere ai lavoratori, che dovrà fare riferimento ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative.
In pratica, le aziende che pagano meno di quanto previsto da questi contratti non potranno accedere agli incentivi pubblici previsti dal decreto. L’obiettivo dichiarato è contrastare dumping salariale (che si verifica quando un lavoratore percepisce uno stipendio più basso rispetto a quanto riceverebbe applicando le regole salariali del paese di origine o del settore di riferimento) e precarizzazione.
Contratti da rinnovare più rapidamente
Il testo modificato lascia alle parti sociali la definizione concreta degli aumenti retributivi nei rinnovi dei contratti scaduti, ma ribadisce la necessità di evitare ritardi cronici che penalizzano i lavoratori, soprattutto in una fase di caro vita e inflazione.
Ovvero: le parti stipulanti, nell’esercizio della propria autonomia contrattuale, avranno la facoltà di disciplinare in sede di rinnovo le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica del periodo che intercorre tra la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro e la sottoscrizione del relativo rinnovo, assumendo a riferimento la data di scadenza naturale del contratto previgente.
Stop al caporalato digitale
Tra i punti più rilevanti c’è la lotta al cosiddetto caporalato digitale, fenomeno che riguarda in particolare il lavoro gestito tramite algoritmi e piattaforme.
Se emergono elementi di controllo diretto o eterodirezione da parte dell’azienda, il rapporto di lavoro potrà essere considerato subordinato, salvo prova contraria. Una misura che guarda soprattutto al mondo dei rider e della gig economy.
Ai committenti, quindi, verrà chiesto di aggiornare il libro unico del lavoro “per dare la dimensione di qual è l’impegno dei lavoratori autonomi nel corso del mese”. Inoltre, si prevede che in caso di lavoro intermediato da piattaforma digitale, “l’accesso alla piattaforma da parte del lavoratore può essere consentito con spid, cie o cns oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma ad un singolo codice fiscale con un sistema di autentificazione a più fattori”. Divieto di cedere, poi, le credenziali dell’account a testo: la sanzione prevista va dai 600 a 1200 euro.
Bonus assunzioni nel 2026
Il decreto introduce incentivi per chi assume a tempo indeterminato nel 2026:
- giovani under 35
- donne disoccupate o svantaggiate
- lavoratori nelle regioni della ZES unica del Mezzogiorno
- piccole imprese fino a 10 dipendenti nel Sud
Gli sgravi potranno arrivare fino al 100% dei contributi previdenziali, con risorse complessive vicine a un miliardo di euro.
Proroga per l’isopensione
Confermato anche il prolungamento fino al 2029 dello strumento che consente l’uscita anticipata dal lavoro fino a sette anni prima della pensione, a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti e in eccedenza di forza lavoro, introdotto dalla riforma Fornero.
Le misure sparite dal testo finale
Non entrano invece nel decreto alcune norme circolate nelle bozze precedenti:
- interventi sul lavoro domestico
- corsi obbligatori per percettori Naspi impiegati come colf o badanti
- incentivi per assistenza a persone non autosufficienti
- aumento di 500 milioni al Fondo nuove competenze per il 2026
