Artico, il ghiaccio torna a sciogliersi più velocemente: registrato il calo invernale più grande di sempre

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Per qualche anno era sembrato che il ghiaccio marino dell’Artico avesse rallentato la sua corsa verso la scomparsa. Una piccola tregua e quasi un’anomalia positiva in un quadro climatico sempre più preoccupante. Ma quella pausa sembra finita.

Secondo un nuovo studio scientifico, infatti, il rallentamento osservato negli ultimi vent’anni nella perdita di ghiaccio artico non rappresentava un’inversione di tendenza, ma solo una temporanea frenata all’interno di un declino molto più lungo e inesorabile.

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E il dato più recente è tutt’altro che rassicurante: tra il 2024 e il 2025 l’estensione del ghiaccio marino artico è diminuita del 5,8%, il più grande calo annuale invernale mai registrato.

La “pausa” del ghiaccio artico era solo temporanea

Lo studio precedente, pubblicato l’estate scorsa, aveva evidenziato un fenomeno sorprendente: tra il 2005 e il 2024 non era stato rilevato un calo statisticamente significativo dell’estensione del ghiaccio marino artico. Un risultato inatteso, considerando che nello stesso periodo le temperature globali hanno continuato ad aumentare a causa della crisi climatica.

Secondo gli scienziati, a spiegare questa apparente stabilità erano state alcune variazioni naturali delle correnti oceaniche, capaci temporaneamente di limitare la fusione del ghiaccio e compensare in parte l’effetto del riscaldamento globale. Ma quella situazione non era destinata a durare e i ricercatori avevano già ipotizzato che si trattasse solo di un “rinvio” e che il declino sarebbe potuto riprendere nei successivi cinque-dieci anni a un ritmo persino doppio rispetto alla media storica.

La nuova analisi mostra, di fatto, che la ripresa della fusione è arrivata prima del previsto.

Il ghiaccio artico continua a ridursi

Utilizzando le più recenti osservazioni satellitari sulla copertura glaciale, il team di ricerca ha concluso che il rallentamento registrato tra il 2005 e il 2024 è stato “temporaneo e non sostenuto“. Secondo Duo Chan, autore principale dello studio dell’Università di Southampton, quella che sembrava una pausa all’inizio degli anni 2020 appare oggi come una semplice oscillazione all’interno di un processo di riduzione che continua.

Quello che sembrava un rallentamento nei primi anni 2020 ora appare come una temporanea diminuzione della velocità all’interno di un declino a lungo termine, ha dichiarato il ricercatore.

I numeri raccontano una trasformazione profonda: dal 1979, anno in cui sono iniziate le misurazioni satellitari, la superficie del ghiaccio marino artico nel mese di settembre – quando raggiunge il minimo annuale – si è dimezzata.

ghiaccio artico

@University of Southampton – School of Ocean and Earth Science

La perdita di ghiaccio artico non riguarda solo il Polo Nord, ma le conseguenze possono estendersi ben oltre quella regione.

Il ghiaccio marino invernale funziona infatti come una sorta di “isolante naturale”: separa l’oceano Artico relativamente caldo dall’atmosfera molto più fredda. Quando il ghiaccio diminuisce, una maggiore quantità di calore e umidità dell’oceano viene trasferita nell’atmosfera, alterando gli equilibri climatici.

Secondo il dottor Alessandro Silvano, coautore dello studio, il forte calo registrato nel 2025 è un evento insolito, ma fisicamente compatibile con un Artico sempre più caldo.

Questi cambiamenti possono influenzare i sistemi di pressione atmosferica, lo sviluppo delle tempeste e la circolazione atmosferica su larga scala, con possibili effetti anche sulle condizioni meteorologiche delle regioni più a sud.

Un nuovo segnale della crisi climatica

Per gli autori dello studio, il messaggio è chiaro: brevi periodi di apparente stabilizzazione non devono far pensare che la crisi sia rallentata.

Le riprese temporanee possono nascondere la direzione del cambiamento del ghiaccio marino artico nel lungo periodo. Le basse estensioni invernali registrate nel 2025 e nel 2026 mostrano chiaramente che la perdita di ghiaccio artico non si è fermata: continua in un clima che si sta riscaldando, conclude Chan.

L’Artico, insomma, non sta tornando indietro. Quella che sembrava una tregua era solo un breve respiro prima di una nuova accelerazione. E il ghiaccio che si scioglie al Polo Nord è ancora uno dei segnali più evidenti di un pianeta che sta cambiando.

Fonte: University of Southampton – School of Ocean and Earth Science

Autore articolo: Germana Carillo