Auto aziendali, chi ha un veicolo oltre i 5 anni pagherà il 50% in più

finanza

Anche le auto aziendali hanno l’orologio biologico. E ticchetta sempre più velocemente con il testo del Decreto Omnibus, che ha superato ufficialmente lo scoglio decisivo della bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato. Le vetture più vecchie di cinque anni devono essere sostituite.

Le norme contenute nella bozza promossa dal Governo modificheranno molto le strategie d’acquisto e di affitto del parco veicoli da parte di aziende e professionisti. Andiamo a capire come e quanto.

Se l’auto ha più di 5 anni costa il doppio

La tassazione sarà direttamente proporzionale all’anzianità della macchina. A partire dal 31 dicembre del quinto anno dalla prima immatricolazione, l’imposta applicata all’auto aziendale avrà una maggiorazione secca pari al 50% rispetto agli anni precedenti. A prescindere dal tipo di vettura. Non importa se abbia un motore a combustione oppure se sia totalmente elettrica.

In questo modo sembra che il Governo utilizzi la leva fiscale come mezzo per costringere chi fa uso di auto aziendale, dai liberi professionisti alle imprese, a velocizzare il rinnovo del proprio parco vetture.

Qual è l’impatto sul mercato e sul noleggio a lungo termine

La nuova normativa coinvolgerà circa 327.000 vetture aziendali. Secondo gli analisti di settore l’impatto più pronunciato lo sentiranno i contratti di noleggio a lungo termine. Solo contando quelli superiori ai 48 mesi, stiamo parlando del 32% del totale.

Sarà un gran da fare per i consulenti fiscali, che dovranno fare i conti con i piani di ammortamento già in essere. Di fatto, si rende insostenibile a livello economico la permanenza in flotta di auto con più di 60 mesi di vita. ,

Altri effetti del Decreto Omnibus

Oltre alla misura principale legata all’età del veicolo, il Decreto Omnibus introduce altre norme di dettaglio:

  • viene fissata una percentuale forfettaria del 5% per il calcolo dell’imponibile relativo agli optional installati sul veicolo che non risultino inclusi nelle tabelle Aci di riferimento e non siano stati sostenuti direttamente a spese del dipendente;
  • si può procedere alla riassegnazione di vetture aziendali ad altri lavoratori nel corso della vita utile del veicolo, senza che ciò comporti ulteriori aggravi fiscali a carico dell’impresa;
  • alle vetture ordinate nel 2024 ma assegnate dopo il 1° luglio 2025 non si applicherà il criterio del “valore normale”, evitando così spiacevoli effetti retroattivi a danno di aziende e lavoratori per ordini inoltrati in data antecedente all’entrata in vigore dei precedenti cambi normativi.

Prospettive per il settore automobilistico

Le disposizioni in arrivo con il Decreto Omnibus tracciano una linea precisa nel rapporto tra politica fiscale e mercato automobilistico. Attraverso la tassazione delle auto d’impresa datate, il Governo sembra stia puntando a spingere l’acceleratore del ricambio del parco vetture. Quanto questa rapida sostituzione risulterà davvero sostenibile a livello ambientale ed ecologico resta una domanda aperta.

Si comprende meglio l’iniziativa del noleggio sociale, che a 100 euro al mese permette anche a famiglie in fasce di reddito medio-basse di disporre di un mezzo di trasporto privato a bassi rilasci di CO₂. Usare la tassazione come coercizione sembra più avere il fine di stimolare il mercato italiano delle automobili, in situazione non proprio rosea, come in tutta Europa. I prossimi dibattiti nelle commissioni parlamentari diranno se la struttura del decreto rimarrà inalterata o se verranno approvati emendamenti di modifica prima della conversione ufficiale in legge.

Autore articolo: emanuelacolatosti