Benvenuti nel paradiso dei rifiuti! A Bali le discariche sono al collasso (e l’aria è ormai irrespirabile)

Nell’immaginario globale Bali è sinonimo di spiagge incontaminate e natura tropicale. Ma la realtà quotidiana racconta altro: circa 3.400 tonnellate di rifiuti al giorno si accumulano sull’isola, abitata da 4,4 milioni di persone e visitata ogni anno da circa 7 milioni di turisti.
Lungo le strade si incontrano cumuli di immondizia come mostrano le immagini che arrivano dall’isola. E c’è anche chi ha iniziato a bruciarli.
@polina_nesterova_ua People dump trash on the streets and rice fields, then burn it. The smoke and smog are everywhere… It’s heartbreaking to see such a beautiful place treated like this #stopburningtrash #bali #trash #wastemanagement
Una pressione enorme su un sistema di gestione ormai al limite. Dal mese di aprile, l’Indonesia ha iniziato a far rispettare il divieto delle discariche a cielo aperto, norma introdotta già nel 2013 ma mai applicata in modo uniforme. La conseguenza immediata è stata il blocco dello smaltimento nella principale discarica dell’isola, con rifiuti organici che si accumulano lungo strade e quartieri.
Bali drowning in trash after landfill closed.
The stench of accumulating trash is bespoiling parts of the resort island famed for its natural beauty. With no alternatives provided after Bali’s largest landfill was declared off-limits, trash is piling up in the streets… pic.twitter.com/d8eAqAkLFK
— AFP News Agency (@AFP) April 30, 2026
Discariche piene e rifiuti senza sbocco: il caso Suwung
La discarica di Suwung, a Denpasar, riceveva fino a 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno ed è ormai da anni oltre la sua capacità. Con la stretta normativa, le autorità hanno autorizzato solo uno smaltimento limitato fino a luglio, senza però indicare soluzioni strutturali per il futuro. Il problema è anche nella composizione dei rifiuti: circa il 70% è materiale organico, altamente instabile. Secondo gli esperti, questa frazione produce metano, un gas capace di aumentare il rischio di incendi, esplosioni e persino frane nei siti di accumulo. Episodi simili sono già avvenuti, incluso il crollo di una grande discarica vicino a Giacarta che ha causato sette vittime.
Proteste e contraddizioni: chi raccoglie i rifiuti senza un luogo dove portarli
Il sistema è entrato in crisi anche sul piano sociale. Il 16 aprile, centinaia di operatori ecologici hanno protestato davanti all’ufficio del governatore, denunciando un paradosso operativo: raccogliere i rifiuti senza avere un luogo autorizzato dove conferirli. Il governo ha promesso la chiusura totale delle discariche a cielo aperto entro agosto, ma senza chiarire alternative immediate. Tra le ipotesi future ci sono impianti di termovalorizzazione, ma la loro realizzazione richiederà anni.
À Bali, le parfum des poubelles remplace désormais celui des fleurs…
Aujourd’hui, l’île produit près de 3 400 tonnes de déchets par jour pour 4,4 millions d’habitants… auxquels se sont ajoutés 7 millions de touristes l’an dernier.
pic.twitter.com/yHmgjDH79h
— GEO (@GEOfr) May 7, 2026
Un problema nazionale: plastica, mare e gestione incompleta
Il caso di Bali è solo la punta dell’iceberg. L’Indonesia produce oltre 40 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, con quasi il 40% costituito da scarti alimentari e circa il 20% da plastica. Solo un terzo viene effettivamente trattato o riciclato. La gestione insufficiente ha trasformato il Paese in uno dei principali responsabili dell’inquinamento marino globale: tra 200.000 e 550.000 tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli oceani attraverso fiumi e discariche non controllate.
Un equilibrio fragile tra economia turistica e collasso ambientale
Il contrasto è evidente: un’isola che vive di turismo internazionale, ma che fatica a sostenere l’impatto dei propri rifiuti. Senza una strategia immediata e strutturale, il rischio è che il modello stesso di sviluppo di Bali entri in crisi, trasformando un paradiso naturale in un simbolo globale di emergenza ambientale.
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