Benvenuti nel paradiso dei rifiuti! A Bali le discariche sono al collasso (e l’aria è ormai irrespirabile)

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Nell’immaginario globale Bali è sinonimo di spiagge incontaminate e natura tropicale. Ma la realtà quotidiana racconta altro: circa 3.400 tonnellate di rifiuti al giorno si accumulano sull’isola, abitata da 4,4 milioni di persone e visitata ogni anno da circa 7 milioni di turisti.

Lungo le strade si incontrano cumuli di immondizia come mostrano le immagini che arrivano dall’isola. E c’è anche chi ha iniziato a bruciarli.

@polina_nesterova_ua

People dump trash on the streets and rice fields, then burn it. The smoke and smog are everywhere… It’s heartbreaking to see such a beautiful place treated like this #stopburningtrash #bali #trash #wastemanagement

♬ original sound – polina_nesterova_ua

Una pressione enorme su un sistema di gestione ormai al limite. Dal mese di aprile, l’Indonesia ha iniziato a far rispettare il divieto delle discariche a cielo aperto, norma introdotta già nel 2013 ma mai applicata in modo uniforme. La conseguenza immediata è stata il blocco dello smaltimento nella principale discarica dell’isola, con rifiuti organici che si accumulano lungo strade e quartieri.

Discariche piene e rifiuti senza sbocco: il caso Suwung

La discarica di Suwung, a Denpasar, riceveva fino a 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno ed è ormai da anni oltre la sua capacità. Con la stretta normativa, le autorità hanno autorizzato solo uno smaltimento limitato fino a luglio, senza però indicare soluzioni strutturali per il futuro. Il problema è anche nella composizione dei rifiuti: circa il 70% è materiale organico, altamente instabile. Secondo gli esperti, questa frazione produce metano, un gas capace di aumentare il rischio di incendi, esplosioni e persino frane nei siti di accumulo. Episodi simili sono già avvenuti, incluso il crollo di una grande discarica vicino a Giacarta che ha causato sette vittime.

Proteste e contraddizioni: chi raccoglie i rifiuti senza un luogo dove portarli

Il sistema è entrato in crisi anche sul piano sociale. Il 16 aprile, centinaia di operatori ecologici hanno protestato davanti all’ufficio del governatore, denunciando un paradosso operativo: raccogliere i rifiuti senza avere un luogo autorizzato dove conferirli. Il governo ha promesso la chiusura totale delle discariche a cielo aperto entro agosto, ma senza chiarire alternative immediate. Tra le ipotesi future ci sono impianti di termovalorizzazione, ma la loro realizzazione richiederà anni.

Un problema nazionale: plastica, mare e gestione incompleta

Il caso di Bali è solo la punta dell’iceberg. L’Indonesia produce oltre 40 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, con quasi il 40% costituito da scarti alimentari e circa il 20% da plastica. Solo un terzo viene effettivamente trattato o riciclato. La gestione insufficiente ha trasformato il Paese in uno dei principali responsabili dell’inquinamento marino globale: tra 200.000 e 550.000 tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli oceani attraverso fiumi e discariche non controllate.

Un equilibrio fragile tra economia turistica e collasso ambientale

Il contrasto è evidente: un’isola che vive di turismo internazionale, ma che fatica a sostenere l’impatto dei propri rifiuti. Senza una strategia immediata e strutturale, il rischio è che il modello stesso di sviluppo di Bali entri in crisi, trasformando un paradiso naturale in un simbolo globale di emergenza ambientale.

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Autore articolo: Rebecca Manzi