Bologna dice addio alle barriere architettoniche, tutti i negozi e i locali dovranno essere accessibili: è la prima città in Italia a farlo

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Bologna ha avviato una delle trasformazioni urbane più ambiziose degli ultimi anni con un nuovo regolamento edilizio che punta a eliminare le barriere architettoniche dagli spazi aperti al pubblico. Negozi, bar, ristoranti, hotel, teatri, banche, uffici postali e ambulatori medici dovranno garantire ingressi realmente accessibili, senza ostacoli che impediscano l’entrata autonoma.

Il principio è chiaro: un locale “aperto al pubblico” deve esserlo davvero per tutti. Anche un semplice gradino superiore a 2,5 centimetri sarà considerato una barriera da rimuovere. La misura, già inserita nel regolamento comunale, si colloca tra le più rigorose d’Italia e segna un cambio di prospettiva sulla progettazione degli spazi urbani.

Scadenze e sanzioni: il percorso verso il 2028

Il piano non è immediato, ma scandito da tappe precise. La prima scadenza significativa arriverà il 16 febbraio 2027, quando scatteranno le sanzioni per i locali che non avranno avviato interventi o pratiche di adeguamento. L’obiettivo finale è fissato al 2028, anno entro cui tutti gli spazi dovranno risultare pienamente accessibili.

Il Comune ha scelto un approccio graduale: prima informazione e sensibilizzazione, poi controlli e infine multe. Una strategia che punta a evitare conflitti immediati con gli esercenti, ma che allo stesso tempo introduce un cambiamento strutturale nelle regole dell’edilizia urbana.

Le soluzioni previste: tra rampe fisse e interventi obbligati

Il regolamento prevede diverse modalità per eliminare le barriere. La soluzione prioritaria è l’installazione di una rampa permanente, interna o esterna al locale. Dove questo non sia possibile, si potrà ricorrere alla cosiddetta rampa a chiamata, una struttura mobile utilizzata dal personale su richiesta del cliente.

In questi casi diventa obbligatorio anche un pulsante di chiamata all’ingresso, per consentire alle persone con disabilità di segnalare la propria presenza. Solo nei casi in cui nessun intervento sia tecnicamente possibile, sarà ammesso l’esonero, ma con documentazione tecnica obbligatoria.

Un cambiamento culturale prima ancora che edilizio

Secondo le istituzioni locali, il nodo principale non è solo tecnico ma culturale. Una recente mappatura su 448 esercizi ha mostrato che solo il 29% dei locali è oggi realmente accessibile. Un dato che evidenzia quanto il problema sia ancora diffuso. L’obiettivo dichiarato non è soltanto modificare gli edifici, ma cambiare il modo in cui si concepiscono gli spazi pubblici. Le barriere architettoniche non vengono più considerate un dettaglio, ma una forma di esclusione che limita la libertà di movimento e partecipazione.

Bologna come modello nazionale di accessibilità urbana

Con questa normativa, Bologna diventa un caso unico tra i grandi comuni italiani. Nessun’altra città ha introdotto obblighi così stringenti e una scadenza così definita per l’eliminazione delle barriere nei locali aperti al pubblico. Il progetto si inserisce in un percorso più ampio che include anche incentivi economici per chi si adegua, come agevolazioni su tasse e occupazione del suolo pubblico. Un modello che potrebbe anticipare tendenze future a livello nazionale, ridefinendo il concetto stesso di accessibilità urbana.

Fonte: Comune di Bologna

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Autore articolo: Rebecca Manzi