Bonus in busta paga ai dipendenti pubblici, come funziona la nuova retribuzione legata alle performance

La riforma Zangrillo cambierà il modo in cui i dipendenti pubblici riceveranno i bonus legati alle prestazioni. La legge prevede che solo il 30% dei dipendenti possano ricevere le valutazioni massime e, di conseguenza, i benefici che ne derivano. Di questi, inoltre, solo il 20% potrà essere selezionato come eccellenza.
Cambierà anche chi valuterà i dipendenti, con più figure coinvolte e non più soltanto il superiore diretto. In questo modo si tenterà di garantire la trasparenza delle decisioni. Un cambiamento radicale rispetto al passato, quando la valutazione di prestazioni massima era la norma in quasi tutti gli uffici pubblici.
Come funzionano i nuovi bonus in busta paga per i dipendenti pubblici
Il 2 luglio scorso è stata promulgata la legge 119, anche chiamata Ddl Merito, che riforma i bonus legati alle performance nella Pubblica amministrazione. L’obiettivo è quello di assicurarsi che i dipendenti pubblici ricevano una compensazione adeguata al contributo che forniscono e non, come accadeva in passato, bonus arbitrari.
Le modifiche riguardano soprattutto l’aggiunta di due diversi limiti che ridurranno il numero di dipendenti che possono ricevere i bonus legati alle performance:
- solo il 30% dei dipendenti di ciascun ufficio dirigenziale generale o struttura equivalente potranno ottenere la valutazione massima;
- solo il 20% di chi ha ricevuto una valutazione massima potrà essere indicato come eccellenza e ricevere bonus aggiuntivi.
I bonus spostati dai dirigenti ai dipendenti
Questo potrebbe portare a risparmi nella distribuzione dei bonus, soprattutto per quanto riguarda i dirigenti, che hanno stipendi più alti. La Pa potrebbe quindi trovarsi con fondi a bilancio superiori al previsto. Questi saranno destinato al fondo per la retribuzione di risultato del personale non dirigenziale.
Significa che il denaro che non sarà speso per i bonus ai dirigenti sarà redistribuito ai dipendenti. Questa redistribuzione passerà però obbligatoriamente dalla contrattazione integrativa, secondo quanto già previsto dai contratti nazionali.
Come saranno eseguite le nuove valutazioni
Alla base di questo sistema ci saranno le valutazioni. Se in passato l’assegnazione dell’eccellenza dipendeva soltanto dal superiore diretto, ora sarà affidata a una pluralità di soggetti. Questi saranno sia interni sia esterni all’amministrazione, con l’obiettivo di garantire la maggiore trasparenza possibile ed evitare fenomeni di corruzione.
Potenzialmente, anche se non sono ancora stati definiti strumenti per questo scopo, anche la valutazione degli utenti finali, i cittadini, potrebbe influire sui bonus.
Perché il sistema non funzionava più
La riforma si è resa necessaria perché il precedente sistema di valutazione non funzionava più. I bonus, come quelli della riforma, erano assegnati in base alle performance dei dipendenti della Pa. La valutazione era però affidata, come detto, soltanto al superiore diretto.
Il risultato di questa mancanza di controlli era che la quasi totalità dei dipendenti pubblici riceveva il punteggio massimo della valutazione, con interi reparti che spesso arrivavano all’eccellenza. Di fatto questo rendeva la valutazione stessa inutile e i bonus assicurati.
