Boom del fotovoltaico in Pakistan dopo che i pannelli solari sui tetti hanno salvato le famiglie dalla crisi energetica e dai black out

Il fotovoltaico sui tetti in Pakistan è cresciuto dove la rete elettrica ha iniziato a zoppicare troppo spesso. Bollette pesanti, blackout, gas importato sempre più instabile, famiglie costrette a fare i conti con interruzioni e rincari: a un certo punto molti hanno smesso di aspettare una soluzione dall’alto e hanno guardato il tetto di casa.
Secondo l’analisi Electrons in, hydrocarbons out, il solare fotovoltaico è ormai una delle principali fonti energetiche del Pakistan e il suo peso sarebbe cresciuto ancora nell’anno fiscale 2025. Il passaggio più interessante riguarda il solare distribuito, quello montato su case, fabbriche, negozi, scuole e capannoni: una risposta molto concreta a una rete elettrica cara, fragile e legata a combustibili importati.
Quando il gas manca, il tetto lavora
La spinta è arrivata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il mercato globale del gas naturale liquefatto è diventato più caro e nervoso. Per un Paese come il Pakistan, che importa una parte rilevante dell’energia che consuma, ogni scossone internazionale finisce rapidamente dentro le bollette e nella disponibilità di elettricità.
Qui il crollo dei prezzi dei pannelli solari cinesi ha cambiato il paesaggio. Moduli più economici, famiglie urbane e rurali in cerca di autonomia, imprese stanche dei distacchi: il risultato è stato un boom dal basso, più rapido di molte pianificazioni pubbliche. Secondo le stime di Renewables First, il Pakistan avrebbe raggiunto circa 32 GW di capacità solare totale entro giugno 2025, con oltre 24 GW legati al segmento distribuito.
Un risparmio che pesa miliardi
Il dato più impressionante riguarda le importazioni evitate. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air, entro febbraio 2026 la corsa al solare avrebbe permesso al Pakistan di evitare oltre 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas. In un’economia esposta alle crisi valutarie e ai rincari energetici, una cifra del genere cambia il tono della conversazione.
Anche l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis ha messo in fila il nodo del gas naturale liquefatto. Nel marzo 2026 la fornitura pakistana di GNL è stata colpita dalle tensioni legate alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, mostrando quanto sia rischioso affidarsi troppo a contratti rigidi e rotte vulnerabili. Il solare distribuito, in questo quadro, ha funzionato come un cuscinetto: non ha cancellato il problema energetico, però ha ridotto la pressione immediata sulla rete e sulle importazioni.
Il boom risolve qualcosa, e apre altri problemi
La corsa al fotovoltaico sui tetti porta con sé anche frizioni molto concrete. Chi può permettersi pannelli e batterie riduce la dipendenza dalla rete; chi resta collegato senza alternative rischia di sostenere una quota più alta dei costi fissi del sistema elettrico. È il lato meno comodo della transizione: l’energia pulita corre più veloce dove ci sono soldi, spazio e accesso al credito.
Reuters ha segnalato la crescita molto rapida del solare pakistano, spinta anche dalle importazioni di moduli dalla Cina. Tra il 2022 e il 2024 le importazioni di pannelli sarebbero aumentate di circa cinque volte, da 3.500 MW a 16.600 MW, con oltre 10.000 MW importati già nei primi mesi del 2025. Un’accelerazione enorme, capace di modificare in fretta il mix elettrico del Paese.
Il punto adesso riguarda batterie, rete e regole. Senza accumulo, il solare produce moltissimo nelle ore centrali della giornata e molto meno quando la domanda sale la sera. Senza una riforma ordinata, una soluzione popolare rischia di trasformarsi in una nuova linea di disuguaglianza energetica.
Il Pakistan, intanto, ha già mostrato una cosa semplice: quando l’energia diventa troppo cara e troppo incerta, le persone cercano una via d’uscita. A volte sta sopra la testa, fissata a un tetto di lamiera o cemento, sotto un sole che fino a ieri sembrava solo caldo da sopportare. Ora produce corrente. E dà parecchio fastidio al vecchio copione dei combustibili fossili.
