Cachi, ecco perché dovresti mangiarli in autunno: 5 benefici e un falso mito da sfatare

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Dolci, morbidi e dal caratteristico colore arancione, i cachi sono tra i frutti simbolo dell’autunno, insieme a castagne, melagrane e uva. C’è chi li adora e chi proprio non sopporta la loro consistenza gelatinosa, ma una cosa è certa: dietro il loro sapore zuccherino si nascondono proprietà nutrizionali interessanti.

Ricchi di acqua, fibre, carotenoidi e minerali, i cachi possono contribuire al benessere dell’intestino e rappresentano un’ottima alternativa ai dolci industriali. Ma è vero che fanno ingrassare? E chi soffre di diabete deve davvero evitarli?

Scopriamo 5 buoni motivi per mangiare i cachi, senza dimenticare le controindicazioni e qualche falso mito da sfatare.

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Favoriscono la regolarità intestinale

Uno dei benefici più interessanti dei cachi riguarda il loro contenuto di fibre. In 100 grammi di frutto troviamo circa 3,6 grammi di fibre alimentari, che contribuiscono al normale funzionamento dell’intestino.

Le fibre aiutano ad aumentare il volume delle feci e favoriscono la regolarità intestinale, soprattutto se associate a una corretta idratazione.

Attenzione, però: definirli un vero e proprio lassativo naturale sarebbe eccessivo. I cachi possono essere utili nell’ambito di un’alimentazione ricca di fibre, ma non rappresentano un rimedio specifico contro la stitichezza.

E non è necessario mangiarli al mattino a stomaco vuoto: possono essere consumati tranquillamente anche come spuntino o alla fine di un pasto.

Aiutano a fare il pieno di acqua e potassio

I cachi sono costituiti per circa l’80% da acqua e contengono potassio, un minerale importante per il normale funzionamento dei muscoli e del sistema nervoso, oltre che per il mantenimento di una pressione sanguigna regolare.

Per questo possono contribuire all’apporto quotidiano di liquidi e minerali, anche per chi pratica attività fisica.

Non significa, però, che abbiano particolari proprietà depurative o che siano in grado di eliminare le tossine dall’organismo: di queste funzioni si occupano principalmente fegato e reni.

Contengono antiossidanti preziosi

Il colore arancione dei cachi non è soltanto una caratteristica estetica. È legato alla presenza di carotenoidi, tra cui il betacarotene, che l’organismo può trasformare in vitamina A.

Quest’ultima contribuisce al mantenimento della normale funzione visiva, della pelle e del sistema immunitario.

I cachi contengono inoltre vitamina C e diversi composti fenolici, sostanze studiate per le loro proprietà antiossidanti.

Questi composti possono contribuire a contrastare i processi ossidativi, anche se sarebbe scorretto attribuire al consumo dei cachi la capacità di prevenire o curare specifiche malattie.

Forniscono energia in modo naturale

Il sapore particolarmente dolce dei cachi dipende dalla presenza di zuccheri naturalmente contenuti nel frutto. Con circa 70 calorie per 100 grammi, i cachi sono più energetici di alcuni frutti particolarmente ricchi d’acqua, ma non possono essere considerati un alimento eccessivamente calorico.

Possono essere una buona scelta a colazione o come spuntino, soprattutto se abbinati a yogurt naturale o a una piccola porzione di frutta secca.

E se abbiamo voglia di qualcosa di dolce, un caco maturo può rappresentare un’alternativa nutrizionalmente interessante a merendine e dessert ricchi di zuccheri aggiunti.

Apportano composti vegetali interessanti per la salute

Oltre alle vitamine e ai minerali, i cachi contengono tannini, flavonoidi e altri polifenoli che sono oggetto di numerose ricerche scientifiche.

Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato possibili attività antiossidanti e antinfiammatorie di questi composti, ma gran parte delle evidenze deriva da studi di laboratorio o condotti sugli animali.

Per questo è importante distinguere tra le proprietà dei singoli composti e gli effetti effettivamente dimostrati nell’uomo.

Non esistono, per esempio, prove cliniche sufficienti per affermare che mangiare cachi protegga direttamente il fegato o possa prevenire determinate patologie.

I cachi fanno ingrassare? Quanti se ne possono mangiare?

La presenza di zuccheri porta spesso a considerare i cachi un frutto da evitare quando si vuole perdere peso. In realtà, nessun alimento provoca da solo un aumento di peso: ciò che conta è l’equilibrio complessivo dell’alimentazione.

Un caco da 150 grammi di parte edibile apporta indicativamente 105 calorie, una quantità compatibile con una dieta equilibrata.

Non esiste una regola che imponga di mangiarne soltanto uno al giorno. La porzione va valutata in base alle dimensioni del frutto e al resto dell’alimentazione.

Chi soffre di diabete può mangiare i cachi?

Contrariamente a quanto si legge spesso, i cachi non sono automaticamente vietati a chi soffre di diabete. È vero che contengono carboidrati e zuccheri naturali, ma apportano anche fibre e altri nutrienti utili. Le persone con diabete possono inserirli nella propria alimentazione, prestando attenzione alle porzioni e alla quantità complessiva di carboidrati consumati durante la giornata. In caso di difficoltà nella gestione della glicemia, è opportuno concordare le quantità con il proprio medico o dietista.

Quando è meglio evitare i cachi?

Un’attenzione particolare riguarda i cachi non ancora maturi, soprattutto quelli appartenenti alle varietà astringenti.

Questi frutti contengono quantità elevate di tannini solubili, responsabili della tipica sensazione di bocca asciutta e allappata. Il consumo eccessivo di cachi acerbi, soprattutto in persone predisposte o con problemi di motilità gastrica, è stato associato in rari casi alla formazione di bezoari, masse di materiale vegetale non digerito che possono accumularsi nello stomaco.

Meglio quindi scegliere frutti correttamente maturi, senza esagerare con le quantità, soprattutto in presenza di disturbi gastrointestinali.

Come capire se un caco è maturo?

Dipende dalla varietà. I cachi tradizionali astringenti sono generalmente pronti quando la polpa diventa molto morbida, quasi gelatinosa, mentre i cachi mela possono essere consumati anche quando risultano sodi e croccanti.

Se avete acquistato cachi ancora acerbi, potete lasciarli maturare a temperatura ambiente, eventualmente vicino a mele o banane, che rilasciano etilene, un gas naturale coinvolto nel processo di maturazione.

In questo modo potrete gustare uno dei frutti più caratteristici dell’autunno, sfruttandone le proprietà nutrizionali senza attribuirgli benefici miracolosi.

Autore articolo: Francesca Biagioli