Caldo estremo, per Matteo Salvini il manifesto che vuole tutelare i rider, è una “limitazione del mercato”

UGL Rider ha presentato a Roma un manifesto che chiede di vietare le consegne nelle ore più calde, per evitare che chi lavora in bicicletta continui a pedalare quando il caldo diventa pericoloso. Matteo Salvini, intervenuto giovedì 23 luglio 2026 al Centro Congressi Trevi, ha risposto mettendo in guardia dalle conseguenze di troppe tutele: secondo il vicepremier, più regole potrebbero allontanare le aziende e ridurre il lavoro.
Il convegno partiva dunque da una richiesta molto concreta: non mandare i rider in strada nelle fasce più pericolose delle giornate bollenti. La risposta del vicepremier ha spostato il rischio dal corpo dei lavoratori al mercato. Fuori dalla sala, il rider pedala sotto il sole; nelle parole del ministro, i diritti minacciano il mercato.
L’estensione dei diritti fra “mille virgolette”
Il passaggio più netto arriva quando Salvini afferma:
Nel nome dell’estensione dei diritti, fra mille virgolette, si disincentivi il mercato e si allontanino le aziende.
Il ministro ha collegato questo scenario al rischio di ottenere meno occupazione e una qualità del lavoro peggiore. Ha inoltre ricondotto il lavoro dei rider alla possibilità individuale di scegliere come impiegare il proprio tempo, dentro un Paese dalla forte vocazione alla libera professione.
La libertà evocata da Salvini comincia dalla possibilità del rider di scegliere quando collegarsi. Subito dopo entra in scena l’algoritmo: può assegnare le consegne, modificare i compensi, valutare le prestazioni e limitare l’accesso alla piattaforma. È una libertà con l’incarico deciso da un sistema automatizzato e un account che può essere chiuso. Leggermente più complessa di un pomeriggio libero da investire.
Con il caldo estremo, la sicurezza ha un orario
A Milano, l’ordinanza comunale in vigore dal 7 luglio al 23 settembre si applica ai ciclofattorini che effettuano le consegne in bicicletta. Quando la mappa Worklimate di INAIL e CNR segnala un rischio “ALTO” per chi svolge attività fisica intensa al sole, le piattaforme devono ridurre o sospendere l’assegnazione delle consegne tra le 12:30 e le 16:00, anche rallentando o fermando l’algoritmo.
Il provvedimento prevede acqua potabile fresca, pause frequenti in luoghi ombreggiati o ventilati, abbigliamento e protezioni adeguate, formazione sui rischi e aggiornamento della valutazione del rischio da calore. Dove applicabile, il rider può rifiutare o interrompere una consegna senza penalizzazioni sul punteggio, sull’accesso ai turni o sulle assegnazioni future. Nelle giornate a rischio elevato, velocità e numero delle consegne non possono neppure trasformarsi in un bonus.
Resta aperto il pezzo più scomodo: il reddito. L’ordinanza non introduce una compensazione automatica per le consegne perse. Per chi guadagna attraverso l’attività effettuata, fermarsi può ancora significare incassare meno. La stessa UGL Milano ha chiesto un tavolo tecnico, riassumendo il problema in una frase:
La salute dei rider non può essere pagata con il loro stipendio.
La possibilità di rifiutare una consegna resta una tutela importante, ma il suo peso cambia quando il costo economico della scelta ricade interamente sul lavoratore. È qui che manca ancora un pezzo: una garanzia capace di impedire che proteggersi dal caldo diventi una perdita tutta a carico del rider.
L’algoritmo può rallentare. L’affitto, di solito, no.
Le tutele sono già finite in Gazzetta Ufficiale
Mentre Salvini teme che l’estensione dei diritti possa disincentivare il mercato, una parte delle nuove tutele per i rider è già in vigore. La legge 25 giugno 2026, n. 112, entrata in vigore il 28 giugno, ha convertito il decreto sul salario giusto e sul contrasto al caporalato digitale. Appena venticinque giorni prima del convegno.
Il testo non trasforma automaticamente ogni rider in un dipendente. Per qualificare il rapporto contano però le concrete modalità di svolgimento del lavoro, compreso l’uso di sistemi automatizzati. Quando emergono poteri di direzione e controllo esercitati anche attraverso l’algoritmo, il rapporto si presume subordinato, salva prova contraria.
Le piattaforme devono inoltre conservare per almeno cinque anni i dati relativi ad accessi, assegnazioni, rifiuti, tempi e compensi. I lavoratori hanno diritto a conoscere il funzionamento dei sistemi utilizzati per distribuire il lavoro, modificare i pagamenti, valutare le prestazioni e limitare gli account. Possono chiedere una spiegazione comprensibile e il riesame umano delle decisioni automatizzate che sospendono o chiudono un profilo, negano un pagamento o modificano la situazione contrattuale.
Entro il 2 dicembre l’Italia dovrà inoltre completare il recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali, che interviene proprio sulla corretta qualificazione dei rapporti e sulla gestione algoritmica.
Il rischio di regole scritte male e quello di perdere imprese meritano un confronto. Milano mostra già cosa succede quando la tutela sanitaria lascia scoperto il reddito. La materia del convegno era esattamente questa: far funzionare la sicurezza senza lasciare il conto al rider. Al convegno romano, però, il caldo è rimasto in strada e le “mille virgolette” sono toccate ai diritti.
