Cercasi “esperti green”: ecco come la transizione ecologica sta rivoluzionando il lavoro in Italia

Nel 2019, tra cento annunci online classificati nel settore dell’istruzione, meno di due chiedevano almeno una competenza verde. Nel 2025 sono diventati quasi undici. In sei anni la sostenibilità è passata dal margine alla riga dei requisiti, soprattutto per centri di formazione, enti professionali, università e scuole private. Anche la transizione ecologica, prima di entrare in cantiere, ha bisogno di qualcuno che sappia insegnarla.
Il dato arriva dal Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, che ha analizzato gli annunci di lavoro pubblicati online in Italia nel 2019 e nel 2025. La quota di inserzioni contenenti almeno una competenza verde è salita dall’1,5% al 2,3%, con un’accelerazione nell’ultimo biennio. La crescita c’è. La rivoluzione, per ora, occupa poco più di due annunci su cento.
Gli annunci complessivi esaminati erano circa 201 mila nel 2019, hanno superato quota 379 mila nel 2022 e si sono attestati a 356 mila nel 2025. Le richieste verdi avanzano quindi dentro un mercato online diventato molto più ampio, attraversato anche dalle normali oscillazioni dell’economia.
Dove il verde è già un requisito
Nel 2025 la presenza più alta di competenze verdi si trova negli annunci della fornitura di energia elettrica e gas: l’11,3%, poco più di uno su nove. Seguono l’istruzione con il 10,7%, le costruzioni con l’8,5% e le attività immobiliari con il 7,9%. Sono i comparti nei quali efficientamento energetico, edilizia sostenibile e gestione ambientale hanno già smesso di essere decorazioni da brochure.
Nelle costruzioni, in particolare, la quota è passata dal 3,5% del 2019 all’8,5% del 2025. Anche il commercio parte da valori contenuti e più che raddoppia. Il mestiere può mantenere lo stesso nome e caricarsi di strumenti nuovi: progettare un edificio, gestire un immobile o lavorare su un impianto richiede sempre più spesso di conoscere consumi, materiali, prestazioni energetiche e vincoli ambientali.
La definizione utilizzata nello studio è ampia. Un annuncio viene considerato verde quando cita almeno una conoscenza, abilità o competenza utile a ridurre l’impatto ambientale delle attività economiche. Rientrano quindi l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, l’economia circolare, la gestione dei rifiuti, la tutela delle risorse naturali, la conformità ambientale, il green computing e l’educazione alla sostenibilità.
Non si parla soltanto di nuovi “esperti green” con una professione stampata apposta sul biglietto da visita. La transizione modifica anche lavori già esistenti, aggiungendo competenze tecniche a figure che operano nella progettazione, nell’informatica, nella formazione, nella manutenzione o nella gestione d’impresa.
L’istruzione registra il salto più forte
L’aumento più vistoso riguarda proprio l’istruzione: dall’1,6% al 10,7% in sei anni. Il settore preso in esame comprende centri di formazione, enti di formazione professionale, università private, scuole private e altri operatori educativi non pubblici. Il dato suggerisce che la transizione ecologica sta entrando nei percorsi formativi, creando domanda per chi possiede già competenze ambientali e per chi dovrà trasmetterle.
La corsa, però, si concentra in pochi comparti. Nei settori che pubblicano il maggior numero di offerte — attività professionali e scientifiche, servizi alle imprese, manifattura, trasporti, logistica e tecnologie dell’informazione — gli annunci verdi rimangono generalmente tra l’1% e il 3%. Nella manifattura la quota è persino scesa dal 5,8% al 3,1%. La transizione corre lungo alcune corsie ben illuminate e procede ancora con il passo corto in buona parte del mercato del lavoro.
Anche il turismo mostra una crescita limitata. Gli annunci verdi sono raddoppiati dallo 0,8% all’1,6%, mentre tra camerieri, cuochi e aiuto cuochi la richiesta resta marginale. Istat individua quindi spazio per aggiornare e riqualificare le competenze nella ricettività e nella ristorazione, due attività nelle quali consumi energetici, acqua, rifiuti e sprechi alimentari pesano parecchio, anche quando l’annuncio di lavoro non se ne accorge.
Come orientare la formazione
Per chi vuole avvicinarsi ai lavori della transizione ecologica, i dati suggeriscono di guardare prima alle competenze e poi alle etichette. Nell’energia possono contare la gestione degli impianti e l’efficienza; nell’edilizia la progettazione sostenibile e la riqualificazione degli edifici; nell’informatica la riduzione dell’impatto dei sistemi digitali; nella formazione la capacità di insegnare strumenti, norme e pratiche ambientali.
Lo stesso vale per chi lavora già. Una specializzazione nella gestione dei rifiuti, nella conformità ambientale, nell’economia circolare o nella rendicontazione dei consumi può integrare una professione esistente senza obbligare a ripartire da zero. L’annuncio “green” spesso cerca una figura conosciuta con qualche attrezzo in più, possibilmente utilizzabile sul lavoro e non soltanto esibito su LinkedIn.
I limiti degli annunci online
I dati vanno letti con cautela. Si tratta di statistiche sperimentali ricavate dagli annunci pubblicati sul web, raccolti dal Web Intelligence Hub di Eurostat insieme al Cedefop e classificati attraverso la tassonomia europea ESCO. Settori, professioni e imprese usano i canali online in misura diversa: una grande azienda pubblica molte offerte sui portali, una piccola impresa può continuare a cercare personale attraverso agenzie locali o conoscenze dirette.
Anche parte dell’aumento potrebbe dipendere dagli aggiornamenti introdotti nel tempo nella classificazione delle competenze verdi. Il passaggio dall’1,5% al 2,3% segnala una direzione della domanda, senza misurare direttamente quanti posti di lavoro siano stati creati dalla transizione ecologica.
Il Sud e le Isole mostrano la quota più alta di annunci verdi, mentre il Nord-Ovest registra la crescita relativa maggiore. Il dato meridionale deriva però da un numero ridotto di inserzioni online e può oscillare parecchio: basta qualche annuncio in più per far salire rapidamente la percentuale.
Le offerte raccontano comunque un cambiamento già visibile. Energia, formazione ed edilizia stanno incorporando competenze ambientali più velocemente degli altri settori. Per chi vuole muoversi, il segnale è leggibile: l’etichetta verde pesa poco; servono capacità utili davanti a un impianto, un edificio, un computer o una classe.
Fonte: Istat
