Chainlink: la rete di oracoli al servizio delle blockchain

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Nella sezione Mercato della nostra App sono presenti molte criptovalute, ognuna con le proprie peculiarità e la propria storia.

Oggi ti raccontiamo Chainlink (LINK), la rete di oracoli decentralizzati che permette agli smart contract di utilizzare dati provenienti dal mondo esterno, collegando blockchain, applicazioni e sistemi tradizionali.

Le origini di Chainlink

Chainlink nasce nel 2017 da un progetto fondato da Sergey Nazarov e Steve Ellis. Nello stesso anno viene pubblicato il primo white paper, scritto insieme al ricercatore Ari Juels, e viene organizzata la vendita iniziale del token LINK.

Il progetto parte da un limite fondamentale delle blockchain. Gli smart contract possono eseguire automaticamente le istruzioni contenute nel proprio codice, ma non possono accedere direttamente a informazioni esterne senza introdurre una nuova fonte di rischio. Un contratto utilizzato per un prestito decentralizzato, per esempio, può avere bisogno del prezzo aggiornato di una criptovaluta; un’assicurazione può dipendere da informazioni meteorologiche, mentre un’applicazione di gioco può richiedere un numero casuale verificabile. Per portare questi dati sulla blockchain servono gli oracoli, sistemi incaricati di recuperare le informazioni dal mondo esterno. Affidarsi a un singolo oracolo, tuttavia, creerebbe un punto centrale di vulnerabilità. Chainlink nasce quindi con l’obiettivo di distribuire questo compito tra più fonti e operatori indipendenti.

Il 30 maggio 2019 la rete viene lanciata sulla mainnet di Ethereum. Negli anni successivi Chainlink amplia progressivamente le proprie funzioni: nel 2021 introduce Offchain Reporting, un sistema più efficiente per aggregare i dati; nel 2022 avvia lo staking e nel 2023 lancia CCIP, un protocollo pensato per trasferire informazioni e token tra blockchain differenti.

Che cos’è Chainlink?

Chainlink è una piattaforma decentralizzata che collega gli smart contract a dati, servizi e sistemi esterni alla blockchain. Non è quindi una blockchain autonoma e non produce propri blocchi: è un’infrastruttura che opera su numerose reti, mettendo in comunicazione il mondo on-chain con quello off-chain. La sua funzione più conosciuta è quella dei Data Feeds, flussi di dati utilizzati soprattutto per fornire alle applicazioni DeFi prezzi aggiornati delle criptovalute e di altri asset. Queste informazioni sono essenziali, per esempio, per calcolare il valore delle garanzie depositate nei protocolli di prestito o determinare quando una posizione deve essere liquidata.

Nel tempo, però, Chainlink è diventata una piattaforma più ampia. Tra i suoi servizi figurano la generazione di numeri casuali verificabili attraverso Chainlink VRF, l’esecuzione automatizzata di operazioni tramite Chainlink Automation, la verifica delle riserve che sostengono alcuni asset digitali e il collegamento degli smart contract alle API attraverso Chainlink Functions. A questi strumenti si aggiunge il Cross-Chain Interoperability Protocol, o CCIP, che consente di trasferire dati, istruzioni e token tra blockchain differenti. Chainlink cerca così di risolvere non soltanto il problema dell’accesso ai dati esterni, ma anche quello della frammentazione tra reti che non possono comunicare direttamente tra loro.

Come funziona Chainlink?

Il funzionamento di Chainlink si basa sulle Decentralized Oracle Network, o DON, reti composte da operatori indipendenti che eseguono il software necessario per recuperare, verificare e trasmettere le informazioni. Nel caso di un feed di prezzo, i dati vengono raccolti da più fonti e fornitori. Diversi nodi Chainlink elaborano quindi le informazioni in modo indipendente e confrontano i risultati. Le risposte vengono aggregate per ottenere un valore unico, limitando l’impatto di eventuali errori, anomalie o manipolazioni provenienti da una singola fonte.

Gran parte di questo processo avviene off-chain, attraverso il protocollo Offchain Reporting. I nodi raggiungono un accordo sul risultato fuori dalla blockchain e successivamente pubblicano on-chain un unico aggiornamento: in questo modo si riducono il numero di transazioni e i relativi costi, mantenendo verificabile il risultato finale. La decentralizzazione riguarda quindi più livelli: le fonti dalle quali provengono le informazioni, gli operatori che le raccolgono e la rete che le aggrega. Questo non elimina completamente i rischi, ma riduce la dipendenza da un unico soggetto e rende più difficile alterare il dato trasmesso allo smart contract.

LINK è il token dell’ecosistema. Viene utilizzato come unità di pagamento per remunerare gli operatori che forniscono dati, calcoli e altri servizi. Ha inoltre un ruolo nello staking: operatori e membri della comunità possono depositare LINK per contribuire alla sicurezza di alcuni servizi e ricevere ricompense. Se non vengono rispettati determinati requisiti, una parte dei token può essere soggetta a penalizzazione. LINK è stato inizialmente emesso su Ethereum e presenta una fornitura massima fissa di un miliardo di token. A differenza delle criptovalute native di blockchain come Bitcoin o Ethereum, non viene utilizzato per produrre blocchi o raggiungere il consenso di una rete autonoma.

Uno sguardo al mercato

Sul mercato, Chainlink si colloca tra i principali progetti dedicati agli oracoli blockchain. Al 30 luglio 2026, LINK ha una capitalizzazione di mercato di circa 6,2 miliardi di dollari, che lo colloca nella 18ª posizione tra le criptovalute per market cap. Il volume di scambio giornaliero è nell’ordine dei 180 milioni di dollari, mentre risultano in circolazione circa 750 milioni di LINK rispetto alla fornitura massima di un miliardo.

Guardando invece all’utilizzo dell’infrastruttura, i dati di DeFiLlama attribuiscono agli oracoli Chainlink circa 33 miliardi di dollari di valore garantito e integrazioni con oltre 500 protocolli. Il dato la colloca nettamente davanti agli altri fornitori monitorati dalla piattaforma per valore garantito. Secondo Chainlink, dalla nascita della mainnet le sue reti di oracoli hanno permesso di elaborare oltre 29.000 miliardi di dollari di valore nelle transazioni e sono presenti su più di 80 blockchain pubbliche e private. L’evoluzione di CCIP ha inoltre esteso il campo di applicazione del progetto alla comunicazione tra reti e alla tokenizzazione, coinvolgendo anche istituzioni finanziarie come Swift, DTCC, Euroclear e UBS in sperimentazioni dedicate agli asset digitali.

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Autore articolo: Conio Team