Coinbase: investitori istituzionali sempre più crypto

crypto

coinbase crypto

Secondo una ricerca condotta da Coinbase e EY-Parthenon, gli investitori istituzionali nella UE ed in Gran Bretagna prevedono di aumentare le loro allocazioni crypto nel 2025.

Sebbene tale ricerca sia stata condotta solamente in Europa, è probabilmente sintomo di un avvicinamento globale nel modo occidentale al settore crypto da parte degli investitori istituzionali. 

La ricerca inoltre rileva un maggiore coinvolgimento e maggiori allocazioni degli investitori istituzionali della UE e del Regno Unito in asset digitali, con piani per aumentarle ulteriormente nel corso già della restante parte dell’anno in corso.

La ricerca di Coinbase: istituzionali sempre più attratti dalle crypto

La nuova ricerca segue quella condotta a marzo 2025 da Coinbase Institutional, in collaborazione con EY-Parthenon, ed è basata su un sondaggio effettuato su più di 350 investitori istituzionali. Di questi circa 100 sono situati nella UE o in Gran Bretagna.

Ciò che è stato rilevato è un aumento delle allocazioni, ed un ampliamento dei casi d’uso crypto, con l’83% degli investitori istituzionali che prevede di aumentare la propria esposizione agli asset digitali quest’anno.

Tale crescente interesse da parte degli investitori istituzionali nei confronti delle crypto è in parte dovuto dalla convinzione che una maggiore chiarezza normativa sarà il catalizzatore che sbloccherà una nuova ondata di opportunità in questo settore nel prossimo futuro. 

Non va dimenticato che la UE si è già dotata di una regolamentazione crypto specifica (il MiCA), e che questo sta già producendo alcuni effetti positivi. 

Tuttavia gli investitori istituzionali ritengono il panorama normativo ancora in fase di sviluppo una delle principali sfide che il settore si trova ad affrontare.

I risultati della ricerca

Il risultato che spicca maggiormente di questa ricerca è che la stragrande maggioranza degli investitori istituzionali intervistati ha dichiarato di prevedere di aumentare le proprie allocazioni in crypto nel corso dell’anno. 

Molti infatti sostengono che questi asset rappresentino la migliore opportunità per generare rendimenti interessanti e adeguati al rischio, nei prossimi tre anni. 

Addirittura il 50% degli intervistati ha dichiarato di prevedere un’allocazione superiore al 5% del proprio patrimonio gestito, percentuale di gran lunga superiore rispetto al 2% o 3% in genere considerato interessante. 

Inoltre più del 42%ha dichiarato di detenere o utilizzare già stablecoin, con un altro 34% che ha dichiarato di essere interessato a sfruttarle.

Il maggior utilizzo previsto per le stablecoin è risultato essere la generazione di rendimento, seguito dal cambio di valute, dalla gestione interna della liquidità e dai pagamenti esterni.

Coinbase: le crypto preferite dagli istituzionali 

In realtà, il 71% degli intervistati ha anche dichiarato che le aziende per cui lavorano detengono già anche altcoin, oltre a Bitcoin ed Ethereum, anche se la maggior parte detiene solo una o due altcoin. XRP (Ripple) e SOL (Solana) sono le più comuni. 

Invece crolla al 27% la percentuale degli intervistati che dichiara di utilizzare la DeFi, ma con la prospettiva di salire al 68% in soli due anni. 

Gli istituzionali infatti potrebbero essere attratti dalla DeFi per diversi motivi, tra cui i derivati, lo staking ed i prestiti, ma ammettono lacune nella loro conoscenza di questo settore. 

Da notare però che la maggior parte degli investitori istituzionali intervistati (57%) dichiara di preferire un’esposizione alle crypto tramite prodotti finanziari tradizionali regolamentati come ad esempio gli ETP.

Invece ben il 98% si è dichiarato interessato agli asset tokenizzati, in particolare obbligazioni, azioni e fondi tokenizzati, soprattutto a causa del desiderio di diversificazione del portafoglio e di una migliore costruzione del portafoglio. 

Gli investitori UE/UK mostrano però maggiore interesse per le materie prime tokenizzate, come oro e petrolio, rispetto agli investitori statunitensi (56% contro 36%).

In realtà comunque ad oggi solo il 13% dichiara di aver già investito in asset tokenizzati, ma il 69% prevede di farlo entro il 2026. 

Le preoccupazioni

La principale preoccupazione rimane quella legata all’evoluzione delle normative, indicata come la principale preoccupazione dal 52% degli intervistati. 

Sono però quasi la metà anche coloro che si dichiarano preoccupati dalla volatilità dei prezzi (47%), mentre scende al 33% la percentuale di chi si dice preoccupato della custodia. 

Inoltre il 68% degli intervistati ha indicato la maggiore chiarezza normativa come il prossimo catalizzatore per la crescita del settore degli asset digitali.

Autore articolo: Marco Cavicchioli